C’è un luogo comune così diffuso da depistarci. Quando una persona continua a ripetere gli stessi errori si dice spesso:
È fatta così
Ma davvero tutto si riduce a questo? Oppure è il suo cervello che sta semplicemente facendo ciò per cui è stato progettato?
Le neuroscienze narrano qualcosa di affascinante: il cervello più che il continuo cambiamento cerca l’efficienza.
Dato che ogni giorno riceve una quantità enorme di informazioni, se dovesse sempre analizzare ogni dettaglio come se fosse la prima volta, consumerebbe una quantità immensa di energia. Questa è la ragione per cui ha sviluppato una straordinaria strategia: automatizzare.
Il cervello ama le scorciatoie
Pensiamo a quanta concentrazione ha richiesto Imparare ad andare in bicicletta. Finché, ad un certo punto, non ci pensiamo più. Pedaliamo, rimaniamo in equilibrio e basta. Oppure pensiamo a quando si guida, a quando si scrive sulla tastiera o a quando ogni giorno si percorre la stessa strada per andare al lavoro.
In tutti questi frangenti, il cervello crea dei percorsi preferenziali. Non si tratta di pigrizia, ma di intelligenza biologica. Ogni automatismo, infatti, permette di risparmiare energia, che potrà così essere dedicata a eventuali situazioni nuove o impreviste.
Senza questo meccanismo, la nostra vita sarebbe molto più faticosa di quanto non appaia già.
L’effetto collaterale
Questo meccanismo, però, ha anche una conseguenza poco vantaggiosa, perché il cervello non distingue sempre tra un’abitudine utile e una dannosa: le automatizza entrambe.
Così, oltre ai gesti quotidiani, diventano automatici anche:
- il modo in cui reagiamo alle critiche
- le emozioni che emergono davanti a certe persone
- le convinzioni su noi stessi
- il dialogo interiore
- perfino alcune modalità con cui interpretiamo la realtà
Ciò che un tempo era una risposta adattiva può trasformarsi, con il passare degli anni, in uno schema fisso, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Quando smettiamo di scegliere
A questo punto, la riflessione diventa interessante, perché molte delle nostre reazioni che sembrano spontanee, in realtà possono essere semplicemente uno schema ripetitivo. Ecco che allora una frase ci ferisce sempre allo stesso modo, una situazione scatena sempre la stessa paura, una relazione segue sempre lo stesso copione.
Noi pensiamo di aver scelto, quando in realtà abbiamo solo attivato il pilota automatico.
Purtroppo, gran parte della nostra vita si svolge attraverso programmi interiori che il cervello ha consolidato nel tempo, perché rappresentano la soluzione più economica dal punto di vista energetico.
Si tratta di una prospettiva che invita a riflettere: non perché ogni comportamento sia inevitabile, ma perché mette in luce quanto sia forte il peso delle abitudini nel plasmare la nostra esperienza.
Il nemico non è l’automatismo
Tutto ciò che abbiamo affrontato finora potrebbe far pensare che ogni automatismo vada eliminato. Ma la verità non è questa. Alcuni automatismi sono indispensabili, perché se dovessimo riflettere consapevolmente su ogni singolo gesto della giornata, arriveremmo a sera totalmente esausti. Al limite, può essere utile chiedersi:
Quali automatismi stanno guidando la mia vita?
Perché se è vero che alcuni ci permettono di vivere meglio, altri continuano a riproporre paure, conflitti e sofferenze che forse non appartengono più al presente.
Il cervello può cambiare
La bella notizia è che il cervello non è un sistema rigido. Le neuroscienze parlano da tempo di neuroplasticità, ovvero della capacità del sistema nervoso di modificare le proprie connessioni in risposta all’esperienza.
Ciò indica che gli automatismi non sono una condanna, ma che possono essere trasformati. Magari non da un giorno all’altro e, purtroppo, nemmeno grazie alla sola forza di volontà.
Questo può accadere attraverso nuove esperienze, nuove modalità di relazione e una presenza sempre più consapevole a ciò che viviamo.
Ogni volta che interrompiamo una reazione abituale e scegliamo una risposta diversa, stiamo offrendo al cervello la possibilità di costruire un nuovo percorso. Questo processo richiede, soprattutto all’inizio, moltissima attenzione. Poi, con il tempo, anche quel nuovo modo di essere può diventare naturale.
Una riflessione conclusiva
Se impariamo ad osservare meglio, possiamo constatare che il cambiamento non inizia quando impariamo qualcosa di nuovo, ma quando smettiamo di ripetere ciò che non ci appartiene più.
Forse crescere non significa aggiungere continuamente nuove tecniche o nuove conoscenze. Forse significa riconoscere gli automatismi che hanno governato la nostra vita per anni e domandarsi, con sincerità:
Sto scegliendo davvero, oppure il mio cervello sta solo risparmiando energia?
La risposta, probabilmente, non riguarda soltanto il funzionamento del nostro cervello, ma il modo in cui scegliamo di vivere.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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