Di solito accade in maniera pressoché impercettibile. Non ci sono un evento preciso a cui fare riferimento o una data a cui associare quando tutto è iniziato. L’unica cosa certa è che ti accorgi che qualcosa non torna più.
Parli con persone che conosci e frequenti da sempre, ma ti sembrano diverse. Provi a stare dentro a dinamiche abituali, ma non ce la fai più. Situazioni che prima tolleravi senza alcun problema iniziano a pesarti e conversazioni, che un tempo ti coinvolgevano ed entusiasmavano, quasi ti irritano.
Dentro di te, senti che qualcosa non quadra più, che è come se tutto funzionasse al contrario rispetto a ogni logica.
È davvero il mondo che va al contrario?
Da un lato, la risposta a questo quesito è affermativa: ci guardiamo intorno e vediamo medici che distruggono la salute, avvocati che distruggono la giustizia, scuole e università che distruggono la conoscenza, governi che sopprimono la libertà, mass media che distorcono le informazioni, religioni e correnti new age che distruggono la spiritualità.
Ma questi fenomeni non hanno luogo solo all’esterno. Anche dentro di noi, in contemporanea, si verifica una sorta di scollamento. Capita che i pensieri siano confusi, che la mente provi a mettere ordine ma si trovi sempre più confusa. Capita di dormire male e di svegliarsi stanchi, come se la notte fosse impiegata costantemente per elaborare qualcosa.
Cosa sta succedendo?
La realtà in cui viviamo non è neutra
Quasi tutti siamo cresciuti con la convinzione che esista una realtà oggettiva, identica per tutti. Ciò che viviamo ogni giorno, però, viene filtrato da ciascuno di noi, attraverso esperienze, ferite e lezioni individuali. Tutto passa attraverso degli occhiali molto personali, munite di lenti che per anni hanno funzionato benissimo, che ci hanno permesso di adattarci, di fluire nelle relazioni, persino di prendere delle decisioni sulla base di ciò che vedevamo.
Quasi improvvisamente, però quelle setesse lenti iniziano a mostrarci qualcosa di diverso. Forse perché abbiamo fatto un lavoro su noi stessi; forse perché certe dinamiche sono davvero diventate intollerabili. O forse, semplicemente, senza troppe riflessioni, è ora di sfilare quegli occhiali per osservare ad occhio nudo ciò che non si può più ignorare.
A quel punto, tutto ciò che vedevamo prima appare con dei contorno totalmente diversi. Nuovi. Spesso spiacevoli, a prima vista deformi. Una relazione sbilanciata salta chiaramente e finalmente all’occhio; un lavoro che prosciuga si trasforma in qualcosa di impossibile da continuare a sostenere; i comportamenti altrui stimolano risposte e reazioni nuove, che nessuno – noi per primi – riconosce più come nostri.
Da qui non può che scaturire una grande confusione, anche se in realtà il mondo là fuori è lo stesso. Siamo noi a non esserlo più!
Cosa accade nel corpo
Parallelamente, anche il corpo cambia. Magari inizia a peggiorare la digestione perché aumentano a dismisura le cose da “mandare giù”. Oppure crescono tensione e irritabilità.
Spesso il più coinvolto in questi fenomeni è il fegato, organo associato alla visione, ma anche alla direzione e alla capacità di sentire cosa è giusto per noi stessi. Va da sè che, quando le dinamiche interiori non coincidono più con ciò che accade all’esterno, si crei attrito.
Motivo per cui è più facile provare più fastidio, essere più reattivi. Tutto diventa sempre più stretto, per questo entra subito in gioco la mente, nel disperato tentativo di riportare tutto a quello status quo dove è possibile recuperare il controllo.
I pensieri accelerano, si cerca una spiegazione a tutti i costi, si rimugina. La milza, coinvolta in questo processo, ci spinge ad analizzare e a capire, pur di tenere i pezzi insieme. Eppure, nulla più si incastra.
Sentirsi smarriti in un ambiente estraneo
Spesso subentra poi una percezione molto più profonda. Talvolta appena accennata, altre volte più marcata: il senso di vuoto. Di sospensione. Come se il terreno sotto i piedi si fosse sgretolato. Come se non ci fossero più appoggi. Come se la scelta diventasse obbligata una volta per tutte: precipitare o spiccare il volo.
In questo momento di smarrimento, è difficile lasciarsi andare. Perché in fondo sappiamo qualcosa sta scivolando via, ma ancora non sappiamo cosa arriverà. È proprio in questa fase che, spesso si fa l’errore di pensare che il problema sia fuori e basterà fare qualche aggiustamento per riportare tutto come prima.
Non si torna più indietro
Il mondo sottosopra, però, non è un errore di sistema: non esiste un tasto per resettare tutto, mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla. Non è il mondo che è diventato più incoerente, siamo noi che non siamo più in grado di adattarci a qualcosa che non è più autentico. Che forse non lo è mai stato, per quanto noi ci illudessimo che lo fosse.
Tutto questo è in realtà un portale, da attraversare quasi obbligatoriamente.
Il dubbio nasce dal fatto che, mentre la percezione sta palesemente cambiando, la nostra vita ancora non si è riallineata.
Tutto sembra confuso, perché è come stare tra due versioni di noi stessi: quella che ha vissuto finora e quella che sta emergendo.
In questa fase, non c’è nulla da risolvere. Sta semplicemente venendo a galla una verità. Allora, il corpo risponde cercando di riportarsi in coerenza con essa. Nulla di più.
Ecco perché ogni volta che sentiamo che tutto sembra viaggiare al contrario, dovremmo fermarci. Anziché continuare a correre disorientati, magari inciampando perché colti da capogiri, chiederci:
Cosa sto iniziando a vedere, che prima non ero in grado di cogliere?
E da lì domandarci anche se vogliamo ostinarci a indossare il paraocchi, o se scegliamo di abbracciare questo nuovo sguardo. Perché è proprio in questo passaggio — così sottile e spesso anche scomodo — che iniziamo a lasciare alle spalle ciò che non ci rappresenta più, e ad avvicinarci, passo dopo passo, alla nostra verità.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
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