Ci sono fasi della storia, come quello che stiamo attraversando, in cui sembra non accadere nulla di eclatante. Almeno in superficie. La verità è che tutto si muove velocemente, ma lo fa sotto traccia. Ecco perché capita di essere confusi e disorientati. Senza che vi sia una giustificazione, ci si sente avvolti da una pressione diffusa, da una stanchezza mentale insolita, da una sensazione di instabilità a cui non si sa che nome dare.
Per quanto in apparenza sembri negativo, quella che stiamo vivendo è una fase di emersione, sempre più vicina al suo climax.
Per anni troppe cose sono state ignorate, rimandate, tollerate per il quieto vivere, se non addirittura mascherate. Adesso tutto sta diventando visibile. Quando qualcosa torna visibile, può dare vita a degli scossoni che si avvertono prima soltanto sui piani sottili. Nella coscienza profonda, più che nella materia grossolana.
Ogni trasformazione autentica attraversa un momento delicato: le strutture vecchie dapprima scricchiolano, ma in un primo momento, come è naturale che sia, resistono; solo dopo un processo più lungo ed esteso finalmente crollano per lasciare il posto a nuove realtà più stabili.
Questo passaggio lo viviamo in prima persona e da tempo in particolare nell’ambito del lavoro e nel modo in cui ci posizioniamo per essere riconosciuti. È nella sfera professionale che identità, valore personale e relazioni di potere si intrecciano più profondamente.
Per questa ragione capita di sperimentare dinamiche spiacevoli e spesso inattese:
- critiche dure o mal poste
- opposizioni sproporzionate alle proprie idee
- tensioni latenti che riemergono
- atteggiamenti competitivi, invidie, malintesi
- la sensazione di non essere rispettati o tutelati come si vorrebbe
Questo non significa che la strada sia quella sbagliata. Spesso è proprio il contrario, perché è quando qualcosa sta cambiando in modo sostanziale che si genera resistenza.
È come se il contesto diventasse uno specchio, dove l’ambiente cessa di essere neutro, ma va a riflettere nodi irrisolti, comunicazioni incomplete, equilibri fragili che fino a poco prima reggevano soltanto per abitudine.
Ci si trova così a fare i conti con:
- vecchie questioni mai chiarite
- ruoli che non funzionano più
- aspettative non dichiarate
- confini professionali poco definiti
Non bisogna necessariamente risolvere tutto subito. Tutto, però, chiede con forza almeno di essere visto.
È in queste circostanze che emerge prepotente la tentazione di reagire, poiché questa appare come l’alternativa più efficace. Di fronte a critiche o attacchi, la risposta spontanea è difendersi, spiegarsi, giustificarsi, entrare nel confronto diretto. Questo, se è vero che a volte è necessario, spesso può essere controproducente se non ben ponderato.
In questa fase storica, la vera forza sta nella lucidità. Ecco perché è fondamentale prendersi del tempo prima di rispondere, osservare cosa viene toccato dentro di noi, scegliere il silenzio quando il dialogo non porterebbe chiarezza. Non si tratta di passività, ma di discernimento. Per agire in un secondo momento. Con una strategia meglio organizzata.
È necessario attraversare una fase, che non durerà per sempre, dove si prepara il terreno, dove si fa spazio, si ridisegnano i confini e si chiarisce la direzione. Spesso ci si accorgerà dell’importanza di questo passaggio più avanti, quando le tensioni si saranno sciolte e le scelte diventeranno più semplici.
Ciò che ora appare come un ostacolo, più avanti si rivelerà come punto di svolta. Chi sceglierà con consapevolezza di rimanere in uno stato di presenza, di sobrietà e di capacità di ascolto, ne uscirà più centrato, più allineato a ciò che conta davvero e più coerente con la propria essenza.
Non serviranno grandi proclami, né rivoluzioni improvvise. Serviranno scelte chiare, confini meglio definiti e la capacità di stare in situazioni scomode senza forzarle.
Molte dinamiche professionali sono destinate a cambiare, semplicemente perché non possono più funzionare come prima. Alcuni ruoli si ridimensioneranno, altri si chiuderanno, altri ancora prenderanno una forma più coerente con chi siamo oggi.
Chi saprà osservare con attenzione, senza reagire d’impulso e senza alimentare conflitti inutili, avrà un vantaggio concreto: maggiore lucidità nelle decisioni, relazioni più selettive e un posizionamento più solido nel tempo.
Adesso non si richiede di “fare di più”, ma di fare meglio.
Una volta che il contesto avrà smesso di essere confuso, tutte le frizioni in essere svaniranno da sole, perché ciò che non è sostenibile smetterà semplicemente di stare in piedi.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Freepik
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