GLUTATIONE, OTTIMO SUPPORTO PER IL MORBO DI PARKINSON

ParkinsonE’ da tempo, ormai, che il glutatione viene utilizzato per ridurre alcuni sintomi del morbo di Parkinson.

Il glutatione è un peptide composto da tre aminoacidi, acido glutammico, cisteina e glicina. Nel corpo umano il glutatione si presenta in due forme: la maggior parte in forma ridotta, una piccola percentuale nella forma ossidata.

La forma ridotta del glutatione è quella attiva, che unisce i suoi elettroni a delle molecole altamente reattive, come i radicali liberi, i perossidi e i superossidi con lo scopo di stabilizzarli.

Il processo viene definito neutralizzazione del radicali liberi. Durante questo processo, il glutatione è ossidato e i dannosi radicali liberi vengono ridotti e neutralizzati.

I radicali liberi, i perossidi e i superossidi sono delle molecole altamente reattive che si formano con il normale processo metabolico. Queste molecole sono in grado di strappare letteralmente gli elettroni dalle molecole circostanti (come il DNA, la membrana cellulare e altre formazioni cellulari), per stabilizzarsi, rendendo le altre molecole instabili; tutto ciò si ripete e si da il via a una catena di reazioni che producono sempre più molecole instabili, così da giungere facilmente al totale collasso della membrana cellulare.

Il glutatione viene sintetizzato nel fegato e normalmente non occorre un’integrazione della sostanza attraverso una dieta. Una dieta bilanciata ne permette una corretta sintesi. L’abilità del glutatione di neutralizzare questi dannosi radicali liberi lo rende il più potente degli antiossidanti. Perchè il glutatione sia attivo, deve essere mantenuto nel sangue nella sua forma ridotta.

Il glutatione ossidato viene subito riportato alla sua forma ridotta grazie a un enzima chiamato glutatione reduttasi; in questa maniera esso è di nuovo in grado di unire i suoi elettroni ai radicali liberi.

Il glutatione è in grado di salvaguardare la fluidità e l’elasticità della membrana cellulare. Esso è disponibile nelle cellule in concentrazioni relativamente alte in forma ridotta. Uno sfruttamento intensivo dei livelli di glutatione nelle cellule porta a una formazione eccessiva di specie reattive dell’ossigeno, che causano stress alle cellule.

Questo processo si chiama stress ossidativo. L’aumento dello stress ossidativo causa l’esaurimento graduale delle formazioni cellulari, sino alla possibile morte delle cellule. Maggiore è lo stress ossidativo, maggiore sarà il rischio di insorgenza di infiammazioni, di molte varietà di cancro e di malattie degenerative.

Il glutatione è stato negli ultimi anni enormemente studiato per il suo ruolo di antiossidante nella malattia legata al morbo di Parkinson, un processo neuro-degenerativo progressivo che si manifesta nell’età adulta.

Nel morbo di Parkinson avviene una degenerazione selettiva dei neuroni dopaminergici a livello della sostanza nera del mesencefalo. La sostanza nera è quella parte del cervello responsabile dei movimenti (come camminare o muovere le gambe e le mani). Perciò la degenerazione dei neuroni dopaminergici nella sostanza nera è causa di sintomi tipici del morbo di Parkinson, quali tremore, lentezza nei movimenti, rigidità muscolare e perdita dei movimenti automatici.

La degenerazione progressiva dei neuroni dopaminergici nella sostanza nera è causata da:

  • eccessiva formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS)
  • aumento dell’accumulo di stress ossidativo delle proteine presenti nelle cellule
  • drastico esaurimento dei livelli di glutatione

I neuroni dopaminergici sono più inclini all’ossidazione a causa di una combinazione di alcuni fattori, come il metabolismo della dopamina, l’auto-ossidazione, l’aumento dei livelli di ferro, la diminuzione dei livelli di glutatione e un’eccessiva formazione di ROS.

Lo stress ossidativo deve essere ridotto per rallentare la progressione dei sintomi del morbo di Parkinson. Le ricerche lasciano intendere che lo stress ossidativo possa essere effettivamente ridotto aumentando i livelli di glutatione e rallentandone la degradazione nella sostanza nera.

schema-dopamina

Uno dei primi medici a somministrare nel 1998, per via endovenosa, il glutatione ai pazienti affetti da morbo di Parkinso fu il dottor David Perlmutter, un affermato neurologo di Naples, in Florida. Lo fece come conseguenze delle sue approfondite ricerche sulla malattia e sugli effetti del supplemento di glutatione nel migliorare i sintomi del morbo. Perlmutter si può sicuramente considerare un pionere, in questo campo. Le sue ricerche hanno aperto nuovi orizzonti al trattamento del morbo di Parkinson e di altri disturbi degenerativi. I risultati delle sue somministrazioni di glutatione sono stati notevoli nell’alleviare i sintomi della malattia: sono state in grado di rallentare l’occorrenza dei sintomi e di alleviare quelli già presenti.

I supplementi di glutatione sono disponibili in pillole, in iniezioni endovenose e intramuscolari. Ma, come illustrato nell’ebook Glutatione, non sono facili da metabolizzare in queste forme.

La possibilità di aumentarne i livelli del 300% in più , rispetto a questi metodi, che LifeWave fornisce già con una sola applicazione del dispositivo Y-Age Glutathionenon può che essere considerata fondamentale nel trattamento di questo disturbo e nel rallentare l’insorgenza dei sintomi. Inoltre, una sua combinazione con il dispositivo Y-Age Aeon, di cui è ormai nota la proprietà di riduzione dello stress nell’organismo, offre anche la possibilità di alleviare lo stress cellulare di cui si è parlato.

ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE UFFICIALE SU TELEGRAM PER RICEVERE E LEGGERE RAPIDAMENTE TUTTI I NUOVI ARTICOLI

Articolo di generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Copyright – Se non diversamente specificato, tutti i contenuti di questo sito sono © GenerazioneBio.com/Tutti i diritti riservati – I dettagli per l’utilizzo di materiali di questo sito si possono trovare nelle Note Legali.

Altre notizie