Come superare la trappola emotiva dei sensi di colpa

Le persone più difficili con cui avere dei rapporti sono quasi certamente quelle che ci incolpano delle cose che succedono.

Il senso di colpa è paragonabile ad un’arma nucleare, all’arma sociale più distruttiva che alcuni individui utilizzano solo allo scopo di manipolarci.

Ci sono delle persone – spesso familiari immaturi – che ci caricano di una pressione emotiva insopportabile, affinché noi esaudiamo i loro bisogni anziché i nostri.

Se è vero che la maggior parte di queste persone fa parte della cerchia famigliare, non si limita a questa. Sono spesso anche i sedicenti amici, i conoscenti, talvolta il partner. Ci sono persino quelli che minacciano una conseguenza drammatica, per ottenere ciò che vogliono.

Perché lo fanno? Facile. Per approfittarsi di noi. Anche perché, spesso, i risultati sono estremamente rapidi, a loro favore.

Quante volte ci è capitato. Ci viene chiesto di fare qualcosa che proprio non vorremmo fare, ma alla fine cediamo, magari di fronte alle lacrime dell’altro che fa leva sul nostro senso di colpa.

E’ facile cadere nella trappola, finché non si decide consapevolmente di rimettere in ordine le cose, prima di tutto le credenze sbagliate, radicate dentro di noi.

E’ nostro diritto porre le nostre esigenze davanti al resto

Gli altri ci dicono spesso che non abbiamo il diritto di fare qualcosa che ci rende felici. Non dobbiamo però prendere le nostre decisioni in base a ciò che pensano gli altri. Se ci disprezzeranno, pazienza. Il problema è loro. Ciascuno di noi ha il diritto di fare tutto ciò che lo rende felice.

Non siamo cattivi se pensiamo prima a noi stessi

Buono o cattivo sono termini relativi. Le persone esprimono facilmente giudizi sugli altri, quotidianamente. A volte criticano, altre apprezzano. L’approvazione degli altri è qualcosa di instabile e non possiamo costruire la nostra vita su fondamenta simili. L’unica base stabile per la nostra vita siamo noi stessi. Smettiamola allora di preoccuparci di ciò che dicono gli altri di noi. Siamo abbastanza maturi da prenderci la responsabilità delle nostre azioni e il giudizio degli altri deriva da una mancata conoscenza della nostra esperienza e di noi.

Quando scegliamo di metterci davanti agli altri, poi li aiutiamo meglio quando davvero serve

Se una persona sta annegando ma noi non sappiamo nuotare, non ha senso tuffarsi per salvarla. Prima di salvare gli altri, dobbiamo salvare noi stessi. Se proviamo ad aiutare qualcuno quando abbiamo noi delle debolezze, rischiamo di farle del male.

Quindi, se talvolta esprimere un NO può farci sentire male, a lungo termine ci rendiamo conto che lo stiamo facendo a fin di bene. Perché la prossima volta, quando quella persona avrà davvero bisogno di noi, saremo più forti e più saldi e l’aiuteremo davvero, e addirittura con piacere.

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Articolo di generazionebio.com
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