LA LUCE SUPPORTA IL SISTEMA IMMUNITARIO CONTRO IL TUMORE

Gli scienziati hanno scoperto una maniera semplice e pratica per distruggere le cellule tumorali utilizzando la luce. Lo scopo è quello di guidare le cellule immunitarie all’attacco di quelle cancerogene.

I ricercatori della University of Rochester Medical Center negli Stati Uniti descrivono il loro metodo come molto simile all’invio della luce su una missione spia, per rintracciare le cellule malate.

Attraverso l’immunoterapia, ben differente dalla radioterapia e dalla chemioterapia, anziché uccidere direttamente le cellule tumorali, si guida il sistema immunitario ad agire in maniera da stimolare le cellule all’attacco di quelle malate. Ad oggi, il problema dell’immunoterapia è che si rischia il sovradosaggio o una reazione anomala del sistema immunitario.

E’ allora stato condotto questo studio per capire se, sviluppando delle molecole sensibili alla luce, non sia possibile guidare le cellule T in maniera efficiente contro i tumori. E’ stato scoperto che la molecola CatCh, attiva nelle alghe e sensibile alle luce, potrebbe essere introdotta nel sistema immunitario attraverso un virus e attivata per controllare la risposta di linfociti T al cancro.

Il team di ricerca ha inoltre testato un chip a led nei topi, che potrebbe essere impiantato anche negli esseri umani. Nel corso dello studio sono stati presi in considerazioni dei topi affetti da melanoma sulle orecchie. Gli animali hanno indossato una piccola batteria che mandava un segnale wireless al circuito led integrato, permettendo ai ricercatori di illuminare in remoto il tumore e le aree circostanti, dando una spinta ai linfociti T nella loro funzione di distruzione del cancro.

Il controllo ottico era sufficiente per consentire al sistema immunitario di eliminare quasi completamente il melanoma, senza alcun effetto tossico.

In futuro, altri studi determineranno se il segnale wireless led possa fornire luce anche ad un tumore che si trova in profondità nel corpo e se sarà possibile, così come per quelli in superficie, stimolare all’attacco i linfociti T.

Questa scoperta è probabilmente destinata ad essere combinata all’immunoterapia, così da renderla più sicura ed efficace. Con qualche miglioramento, il metodo ottico potrebbe consentire ai medici di osservare in tempo reale se la terapia sta raggiungendo il suo obiettivo. Il tutto sfruttando un approccio flessibile e privo di qualunque tossicità.

Ad oggi, quando il paziente riceve l’immunoterapia, deve aspettare diverse settimane prima di sottoporsi alle analisi utili a comprendere se il trattamento ha avuto successo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Articolo di generazionebio.com
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