La medicina del futuro sarà fondata sulla luce

Quando a scuola si studia la natura dei fotoni, difficilmente si impara la correlazione che esiste tra queste particelle e la salute umana.

Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, i fotoni si possono descrivere come delle particelle subatomiche caratterizzate da una forza e da una radiazione elettromagnetica. Quando gli elettroni entrano in uno stato di eccitazione, emettono dei fasci di luce, i fotoni appunto.

Per quanto i fotoni siano per lo più associati alla luce, essi fanno parte della materia, comprese le cellule umane. Tutti noi emettiamo constantemente dei livelli molto bassi di queste particelle di luce, anche se non sono visibili ad occhio nudo. Queste emissioni portano con sé delle informazioni molto importanti sulla nostra salute.

Sia negli animali che nelle piante che nelle cellule umane, si tende a parlare di biofotoni come di emissione di luce ultradebole, tema su cui gli scienziati concentrano i loro studi da decenni. Già a partire dagli anni 60, quando, grazie allo sviluppo della tecnologia, queste emissioni furono messe in evidenza, si esplorava la correlazione tra biofotoni, metabolismo e malattie nell’uomo. Grazie a queste ricerche, è stato scoperto come, ad esempio, un elevato livello di emissioni ultradeboli sia indice di una malattia in atto.

Il nostro organismo è sottoposto continuamente a reazioni ossidative, da cui viene stimolato il rilascio di radicali liberi e di biofotoni, che sono il sottoprodotto del cambiamento di stato degli elettroni. Per quanto una certa quantità di emissioni di luce ultradebole sia normale, quando la misurazione supera un certo livello, si evidenzia uno stress ossidativo che, è risaputo, è alla base di molti disturbi di salute.

E’ stato scoperto che i livelli di emissione dei biofotoni hanno anche un ruolo fondamentale nelle funzioni neuronali. Il grado di emissione permette di valutare le onde cerebrali e l’attività neuronale, così da determinare gli stati di malattia del cervello.

Per questa ragione, gli scienziati hanno sempre più motivo di pensare che i biofotoni possano rappresentare un potente strumento diagnostico non invasivo: quando la loro emissione è più elevata della media, è indispensabile indagare più a fondo, perché è possibile che ci sia qualche disequilibrio.

Gli studi in merito sono promettenti. Ad esempio, sulla base della medicina cinese, è possibile rilevare correttamente i sottotipi di diabete 2, persino nella fase iniziale della malattia. Per il momento, alcuni problemi hanno rallentato l’adozione di questo potenziale strumento diagnostico. Anzitutto, non è ancora stato creato un test diagnostico realistico e servono comunque ulteriori studi per determinare meglio le correlazioni statistiche.

E’ anche vero, però, che le emissioni di biofotoni non devono essere associate solo a rilevare i problemi, ma anche alla loro risoluzione.

Qui entra in gioco, ad esempio, la potenzialità della cromopuntura che è un modo per intervenire, attraverso il fenomeno della biorisonanza, sulle emissioni di luce delle cellule con la luce stessa. Un modo efficace e all’avanguardia, questo, per regolare l’emissione utilizzando il medesimo linguaggio delle cellule. Nello specifico, la cromopuntura agisce irradiando la luce colorata nel sistema sfruttando i meridiani della medicine cinese, agendo ancora più profondamente rispetto ad un ago, che si limita a muovere l’energia e gli eventuali blocchi.

In genere, uno studio di cromopuntura si avvale anche della possibilità di effettuare una diagnostica a livello energetico, per rilevare quali sono gli squilibri – mai eventuali malattie – in atto e, una volta riconosciuti, per intervenire in maniera mirata. Lo strumento usato è l’EEA Bioscan, messo a punto da Peter Mandel con la collaborazione di un team tedesco di ingegneri specializzati.

I ricercatori, intanto, continuano a studiare lo sviluppo di ulteriori strumenti diagnostici che sfruttino l’emissione di biofotoni. Nell’attesa che mezzi diagnostici di questo genere siano utilizzati su base quotidiana anche nelle strutture ospedaliere, è già oggi possibile affermare senza ombra di dubbio che la luce rappresenta una risorsa irrinunciabile per la medicina del futuro. Un futuro che sarà sempre più vicino quante più persone vorranno sperimentare ciò che già esiste oggi, per trarne beneficio e poterne testimoniare la validità.

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Articolo di generazionebio.com
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