La vitamina D e la sua influenza sulla flora batterica intestinale

Da sola, una dieta ad alto contenuto di grassi non è in grado di stimolare la sindrome metabolica, che rappresenta un insieme di condizioni associate all’aumento del rischio di sviluppare malattia del cuore e diabete.

I ricercatori di uno studio, che è stato pubblicato su Physiology, affermano che una carenza di vitamina D innesca il progredire di questa sindrome. Gli autori della ricerca sono giunti alla conclusione dopo l’osservazione della flora batterica di alcuni topi. La ricerca ha messo in rilievo come l’integrazione di vitamina D sia in grado di ridurre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. E’ ovvio che che se questi stessi risultati si potessero riscontrare negli esseri umani, si aprirebbero moltissime possibilità di prevenzione.

Sulla base di questo studio, si comprende come il mantenimento nella norma dei livelli di vitamina D, sia attraverso l’esposizione al sole, che con una dieta mirata o con l’integrazione, sia utile per prevenire e trattare la sindrome metabolica.

E’ chiaro che una dieta ad alta percentuale di grassi può aumentare il rischio di sviluppare una sindrome metabolica, caratterizzata da obesità, da resistenza all’insulina e da fegato grasso. La dieta, è ovvio, influenza l’equilibrio tra batteri buoni e cattivi nell’intestino. Tuttavia, i ricercatori hanno osservato che una carenza di vitamina D aggrava ulteriormente l’equilibrio e agisce come catalizzatore che porta all’insorgenza della malattia metabolica. Inoltre, è stato osservato come la vitamina D riduca la quantità di molecole antimicrobiche capaci di promuovere dei batteri sani. Quando invece il livello di vitamina D è equilibrato, migliorano i livelli di zucchero nel sangue e il fegato diventa meno grasso.

Per concludere, gli autori dello studio hanno affermato che una dieta ad alta percentuale di grassi, da sola, non può innescare la sindrome metabolica. Occorre che vi sia anche una carenza di vitamina D in combinazione.

A questo punto è in progetto uno studio mirato sugli esseri umani, per confermare questo legame.

I professionisti della salute suggeriscono che quasi la metà della popolazione mondiale è carente di vitamina D, che è fondamentale per l’assorbimento del calcio nel corpo e per stimolare la crescita delle ossa e delle cellule. Sappiamo bene, oggi, che la principale fonte di vitamina D è il sole, per quanto questa si possa trovare dentro ad alcuni alimenti.

Alcuni indizi per supporre che una persona sia carente di vitamina D:

  • ammalarsi di frequente: la vitamina D combatte i batteri e i virus che causano la malattia
  • stanchezza e affaticamento: alcuni studi suggeriscono una relazione tra una carenza di vitamina D e un senso pesante di stanchezza
  • dolori a ossa e schiena: la vitamina D è indispensabile per la salute delle ossa
  • depressione: i ricercatori hanno osservato una correlazione tra la depressione e livelli molto bassi di vitamina D
  • guarigione lenta dalle ferite: la vitamina D aumenta la produzione dei composti utili alla cicatrizzazione
  • indebolimento delle ossa: diversi studi hanno osservato che le donne in post-menopausa con una bassa densità minerale ossea hanno mostrato livelli di vitamina D altrettanto carenti
  • perdita dei capelli: insufficienti livelli di vitamina D sono stati associati all’indebolimento del capello
  • dolori muscolari: nuove prove suggeriscono che una carenza di vitamina D può portare a dolori muscolari

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Articolo di generazionebio.com
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