Come tornare di buonumore secondo le neuroscienze

Tutti noi abbiamo dei momenti in cui delle nuvole ci oscurano, senza un motivo ben preciso. A tale proposito, il neuroscienziato Alex Korb, autore di The Upward Spiral: Using Neuroscience to Reverse the Course of Depression, One Small Change at a Time, propone delle piccole strategie per scacciare le nubi e far tornare il sole. Il tutto strettamente correlato alle neuroscienze.

Richiamare l’attenzione del cervello

Il cervello sa come farci stare bene. Se ad esempio stiamo provando senso di colpa o vergogna, può essere che il nostro cervello stia cercando – senza risultato – di attivare il centro della ricompensa. Cosa significa?

Secondo Korb, nonostante le loro differenze, orgoglio, vergogna e senso di colpa attivano tutti dei sistemi neurali simili, tra cui la corteccia prefrontale dorsomediale, l’amigdala, l’insula e il nucleo accumbens. Ciò spiega perché ci troviamo così spesso a provare certe sensazioni: queste stanno attivando il centro di ricompensa del cervello.

Lo stesso può succedere quando non riusciamo a smettere di preoccuparci. Korb sostiene che la preoccupazione stimola la corteccia prefrontale mediale e abbassa l’attività dell’amigdala, contribuendo così da mantenere intatti sistema limbico ed emozioni. La sua teoria, in pratica, si bas sull’idea che, benché la preoccupazione sia vista come inutile, il cervello la codifica come la strategia migliore da attuare quando si è in ansia.

C’è da chiedersi allora come si può fare per trasformare questa piccola danza distruttiva in qualcosa di positivo. Korb suggerisce di domandarsi “Per cosa provo gratitudine?”. La ragione è strettamente chimica: l’effetto potente della gratitudine è quello di aumentare il rilascio della serotonina. Se ci concentriamo sulle cose per cui siamo grati, allora l’attenzione passa agli aspetti positivi della nostra vita. Questo semplice atto stimola la produzione di serotonina nella corteccia cingolata anteriore e la situazione migliora.

Definire le emozioni che proviamo

Le neuroscienze mettono in rilievo come sia importante dare un nome preciso all’emozione che ci tormenta. Occorre essere specifici: si tratta di rabbia, di stress, di tristezza, di solitudine?

David Rock, autore del libro Your Brain at Work: Strategies for Overcoming Distraction, Regainin Focus, and Working Smarter All Day Long, spiega che per ridurre il sovraccarico emotivo, è necessario utilizzare poche parole per descrivere un’emozione e, idealmente, usare un linguaggio simbolico, ovvero delle metafore indirette che semplifichino l’esperienza che stiamo vivendo. Questo permette di attivare la corteccia prefrontale, riducendo così l’attività eccessiva nel sistema limbico. In pratica, basta descrivere l’emozione in una sola parola, al massimo due, per ridurne l’impatto.

Siamo noi a decidere

Quando siamo preoccupati e ansiosi, possiamo fare una cosa: prendere una decisione a proposito della situazione che ci mette sotto pressione. Non deve essere per forza la decisione perfetta. E’ sufficiente che sia abbastanza buona da attivare le aree prefrontali più dorsolaterali del cervello. Questo aiuta a sentirsi maggiormente in controllo. Una scelta consapevole causa dei cambiamenti nei circuiti dell’attenzione e aumenta l’attività di ricompensa della dopamina. Inoltre, quando prendiamo delle decisioni, creiamo delle intenzioni e definiamo degli obiettivi: tutto questo appartiene agli stessi circuiti neurali e impegna la corteccia prefrontale in modo positivo, riducendo preoccupazione e ansia. Prendere delle decisioni aiuta anche ad equilibrare l’attività dello striato, che generalmente ci spinge verso impulsi e abitudini negativi. Infine, prendere una decisione cambia anche la percezione del mondo, stimola la risoluzione di problemi e calma il sistema limbico.
La cosa fondamentale è che la decisione sia consapevole.

Il potere del contatto fisico

Un abbraccio particolarmente lungo, stimola il rilascio di ossitocina, che riduce l’attività dell’amigdala. Ma funziona anche stringere una mano o ricevere una pacca sulla spalla.

Uno studio ha messo in rilievo come i soggetti la cui mano veniva stretta da quella del partner, sperimentavano una riduzione dell’ansia. In questo frangente, si verifica infatti una riduzione dell’attivazione della corteccia cingolata anteriore e della corteccia prefrontale dorsolaterale, ovvero in quelle aree legate al dolore e alla preoccupazione.

Anche un massaggio comporta dei benefici in questo senso, perché stimola il rilascio dell’ossitocina e riduce gli ormoni dello stress, oltre ad aumentare i livelli di dopamina.

Il valore del contatto fisico, quindi, non va sottovalutato quando si è di cattivo umore.

Queste strategie sono utili per tutti, perché non esiste nessuno che sia costantemente di buon umore. Nelle giornate tempestose, dunque, vale la pena metterle in pratica per far ritornare rapidamente il sereno.

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Fonte

Articolo di generazionebio.com
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