L’antica pratica della purificazione con l’energia del fuoco

Usiamo il fuoco per scaldare i nostri pasti, ma conosciamo tutti bene anche il suo potere distruttivo. Il fuoco crea, il fuoco purifica. Il fuoco lo usiamo anche in modo figurato in frasi come “sono avvolto dalle fiamme”, “ho il fuoco dell’ispirazione”.

Sin dai tempi più antichi è nota la potenza del fuoco e per questo da sempre viene visto con riverenza. Anche oggi il suo valore è molto importante e possiamo utilizzarlo nella nostra vita per approfondire la nostra connessione con il divino. Si può infatti ricorrere al fuoco per migliorare la pratica spirituale o per attuare una purificazione. Molti riti del fuoco si basano su antiche cerimonie che sono state tramandate nei secoli, da tutte le culture.

Nella cultura hindu, è nota la cerimonia Yajna, che significa sacrificio, devozione, culto, offerta. Si tratta di qualunque rituale compiuto davanti ad un fuoco sacro e accompagnato da canzoni o mantra. Aiuta a guarire da un trauma e a ricollegarsi con il regno spirituale. Attraverso questo rituale, maschile e femminile divino tornano in equilibrio e si cancellano quegli ostacoli che rallentano il raggiungimento di un’armonia personale.

Tra gli indigeni australiani era diffusa un’antica usanza per allontanare gli spiriti cattivi. Si ricorreva alla cerimonia del fumo, che prevedeva la raccolta di diverse piante autoctone da bruciare, così da produrre un fumo umido, simile al vapore. Venivano usate delle piante aromatiche con proprietà purificatrici. Il fumo che si levava verso il cielo teneva lontani gli spiriti, onorava gli antenati e rendeva omaggio al paese, onorando il forte legame degli aborigeni con la terra e il mare.

La scuola Shingon di Buddhismo giapponese pratica il rituale esoterico del fuoco Goma, in genere a cielo aperto o su un tetto. Gli scopi sono molteplici: equilibrare le conseguenze di una cattiva azione, eliminare gli ostacoli o prevenire difficoltà o malattie imminenti che si sono manifestate attraverso dei sogni.

Anche i Nativi Americani avevano diverse tradizioni legate ai rituali sacri del fuoco, dove il fumo diventava parte integrante di momenti di preghiera.

Gli esempi citati possono rappresentare un’ispirazione per portare il potere dell’elemento fuoco anche nella nostra vita. Il fuoco non solo consuma, ma trasforma. Basti pensare alle foglie secche che si trasformano in un delizioso aroma quando vengono arse. La fiamma tremolante può ipnotizzare, stimolare il sogno, la riflessione, la gratitudine e l’abbandono.

Uno dei modi più semplici per ripetere questi rituali è ricorrere all’utilizzo delle candele, che da sempre sono protagoniste di riti e pratiche devozionali.

Accendere una candela è un modo simbolico per portare luce nella coscienza. Le candele si usano nei santuari, nei luoghi di sepoltura, persino nelle lanterne di Halloween. A dimostrazione del fatto che ancora oggi il fuoco ha una doppia valenza: pratica e cerimoniale. L’atto di accendere una candela, di scrivere o cenare a lume di candela è un richiamo per i senti, un invito ad essere pienamente presenti.

Ci sono diverse occasioni in cui è possibile ricreare il proprio rituale col fuoco. Ci sentiamo grati per qualcosa? Vogliamo lasciare andare qualcosa del nostro passato? Vogliamo esprimere un’intenzione? Scriviamo tutto questo su un quaderno e poi contempliamo la candela accesa. Se non ci sono rischi, è possibile bruciare sulla fiamma anche della salvia o delle foglie di cedro, per rendere il rituale di purificazione ancora più potente.

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Articolo di generazionebio.com
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