Emozioni e scale musicali: come ci influenza una canzone

music-emotionsLe scale musicali possono provocare emozioni nell’ascoltatore e in questo articolo verranno prese in esame le due principali presenti nella musica occidentale: la scala maggiore e quella minore.

Facciamo prima una breve introduzione tecnica.

All’interno di una ottava possono essere costruiti 2 tipi di scale: pentatoniche e eptatoniche. Il nome ovviamente deriva da quante note vengono utilizzate per costruire tali scale, che possono essere appunto di 5 o 7 note (o toni). Abbiamo scale pentatoniche e eptatoniche sia nella cultura occidentale che in quella orientale. Ad esempio, nelle scale pentatoniche, abbiamo quella maggiore e minore (molto comuni nella musica occidentale) e la Man Gong e Ritsusen più vicine alle culture orientali. Nelle scale eptatoniche troviamo, tra le altre, quelli che sono denominate “scale modali” o “modi”, vale a dire il maggiore (Ionio), naturale minore (Eolio), Dorico, Frigio, Lidio, Misolidio e Locrio. All’interno delle scale deve essere preso in esame anche il concetto di “intervallo”, e cioè il “salto” che c’è tra la prima nota della scala e le successive 11 all’interno dell’ottava. Due note vicine vengono chiamate “semitoni” (es. Do/Do#, Do#/Re, Re#/Mi e via così).

Prendiamo ad esempio l’ottava che va dal DO a DO dell’ottava superiore.

Il primo intervallo (DO-DO) viene chiamato “Unisono” o “Ottava” se vengono suonati i DO di 2 ottave diverse, ma contigue. Il secondo (DO-DO#) è un intervallo denominato di “seconda minore”. Il terzo (DO-RE) è un intervallo di “seconda maggiore”. Di seguito una tabella con tutti gli intervalli all’interno dell’ottava DO-DO con relativa abbreviazione.

      1. Do/Do – Unisono (P1)
      2. Do/Do# – Seconda Minore (m2)
      3. Do/Re – Seconda Maggiore (M2)
      4. Do/Re# – Terza Minore (m3)
      5. Do/Mi – Terza Maggiore (M3)
      6. Do/Fa – Quarta perfetta (P4)
      7. Do/Fa# – Tritono (TT)
      8. Do/Sol – Quinta perfetta (P5)
      9. Do/Sol# – Sesta Minore (m6)
      10. Do/La – Sesta Maggiore (M6)
      11. Do/La# – Settima Minore (m7)
      12. Do/Si – Settima Maggiore (M7)
      13. Do/Do(sup) – Ottava (P8)

Tra questi modi, lo Ionio e l’Eolio sono per lo più denominati come scale maggiori e minori e vengono utilizzati in un’ampia varietà di musica, sia essa classica o popolare. La gente non parla tanto di questa nomenclatura al di fuori del contesto della teoria musicale, ma le scale maggiori e minori sono davvero essenziali nel modo di pensare la musica e il suo trasporto emotivo. Perché? Perché negli ultimi secoli scale maggiori e minori sono state in genere considerate come qualcosa che dà un senso di trasporto, di intenzione e carica emotiva, e lo fanno realmente.

Le scale maggiori sono usate per trasmettere un senso di luminosità, di eccitazione, di felicità e di gioia, mentre scale minori danno un senso di sottomissione, di tristezza, disperazione oppure uno stato d’animo più oscuro. Tutto ciò deve comunque analizzato in base al contesto in cui vengono utilizzate queste scale. La domanda è: perché dovrebbe essere così? Perché le scale maggiori e minori trasmettono un diverso stato emotivo? Cosa c’è di diverso?

Andiamo a riprendere nel dettaglio il modo Ionio e Eolio (scala maggiore e minore).

Il modo Ionio è formato dai seguenti intervalli:

P1 – M2 – M3 – P4 – P5 – M6 – M7

mentre l’Eolio è formato dai seguenti intervalli:

P1 – M2 – m3 – P4 – P5 – m6 – m7

Sotto vedete rappresentate le due scale graficamente, utilizzando la tastiera di un pianoforte.

1Modo Ionio

 

2Modo Eolio

 

Nelle rappresentazioni grafiche è possibile notare facilmente le differenze e cioè che nella scala maggiore comporta intervalli più grandi, mentre la scala minore comporta intervalli più piccoli, ricordando che gli intervalli sono i “salti” relativi alla tonica (in questo caso il DO).

Quindi si osserva che gli intervalli di M3, M6 e M7 del modo Ionio sono stati sostituiti da intervalli di m3, m6 e m7 nel modo Eolio, mentre sono rimasti invariati gli intervalli P1, M2, P4 e P5.

Sostanzialmente la differenza tra queste due scale è nella dimensione degli intervalli che utilizzano.

L’altra questione che si vuol far notare è un’analisi empirica di musica scritta utilizzando tonalità maggiori e minori.

3Nell’immagine sopra viene ripresa tale analisi prendendo in esame alcune melodie maggiori e minori.

La domanda è: quante volte in queste due categorie si verificano gli intervalli maggiori e quelli minori?

In questo grafico si può notare l’incidenza degli intervalli musicali nella composizione di brani di musica classica e musica popolare. L’utilizzo della terza maggiore è molto più alto nella musica in scala maggiore, viceversa la terza minore è nettamente più comune nella musica in scala minore.

Altri intervalli che subiscono leggere variazioni sono quelli di sesta minore, sesta maggiore, settima minore e settima maggiore, ma di certo non così evidenti come gli intervalli di terza (maggiore e minore)

Le differenze che esistono nella musica maggiore e minore corrispondono alle differenze che ci sono nella vocalizzazione degli individui a seconda dei diversi stati emotivi.

Nelle scale maggiori vengono evidenziate le stesse caratteristiche tonali nella voce di individui che esprimono felicità mentre nelle scale minori ritroviamo le stesse caratteristiche nel parlato di una persona triste, quindi la musica “imita” questo stato d’animo.

Come da perfetta “macchina biologica” quali siamo, il nostro tratto vocale è un ottimo strumento musicale in quanto ne possiede tutte le caratteristiche: c’è un fonte di vibrazione (le corde vocali) e una di modulazione che si trova nella parte superiore alla laringe. I segnali sonori prodotti non sono così diversi da suoni generati da una corda che vibra, come ad esempio un violino o una chitarra, o da una colonna d’aria che percorre uno strumento a fiato, come una tromba o un corno.

Come è possibile allora confrontare una vocalizzazione, un discorso con la musica nei diversi stati emotivi?

Qui di seguito viene fatta questa comparazione utilizzando un database di parole e discorsi registrati da vari attori, riproducendo i vari stati d’animo di una persona. In rosso vediamo ciò che è stato espresso con eccitazione e gioia, in blu ciò che è stato detto con sottomissione, in viola la sovrapposizione dei due. Questo si può notare sia sulle singole parole che sui discorsi completi.

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Nel grafico relativo alle singole parole si evince che la frequenza fondamentale, sia che si tratti di un uomo o di una donna, in uno stato eccitato, è molto alta (circa 239 Hz per un uomo e 332 Hz per una donna), mentre è notevolmente più bassa in uno stato sottomesso e si aggira intorno ai 100 Hz nelle voci maschili e 182 Hz nelle voci femminili. Per quanto riguarda i discorsi abbiamo frequenze fra i 109 e i 153 Hz per un tono sottomesso, mentre un tono eccitato va dai 148 ai 209 Hz.

Perché succede questo?

Tornando al nostro tratto vocale, quando una persona è eccitata la tensione delle corde vocali aumenta in virtù di una maggiore tensione muscolare sulle corde vocali stesse, provocando così un’alterazione nella frequenza vibratoria, mentre in uno stato sottomesso non c’è questa tensione muscolare e la vibrazione risulta più bassa.

Esaminando il grafico seguente si capisce che c’è una certa relazione con quanto detto precedentemente e le scale maggiori e minori: la musica costruita su scale maggiori è rappresentata in rosso, quella su scale minori in blu, la sovrapposizione in viola.

5Sono state analizzate in maniera empirica le melodie di musica classica e di musica popolare e, come per le vocalizzazioni, la frequenza fondamentale della musica “maggiore” è più alta rispetto alla musica “minore”, tenendo conto di quante volte si verificano intervalli più piccoli (minore) rispetto ad intervalli più grandi (maggiori).

Così l’idea generale è che le tonalità musicali trasmettono emozioni “imitando” le tonalità vocali di un discorso o di una vocalizzazione nei diversi stati emotivi.

Ovviamente queste sono considerazioni di massima, in quanto l’ascolto della musica è puramente soggettivo, ciò che può piacere o dà qualsiasi emozione ad una persona non è detto che valga lo stesso per un’altra.

Ecco alcuni esempi di brani pop composti su tonalità maggiori (Beatles, ABBA, Whitney Houston, Hanson, Katy Perry e Justin Timberlake) e minori (Led Zeppelin, Pink Floyd, R.E.M., No Doubt, Sting e Alan Walker). Buon ascolto!

 

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 Articolo di Simone Bresciani per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Simone Bresciani

Simone Bresciani

Simone Bresciani è produttore, compositore e arrangiatore di brani inediti, jingles pubblicitari e colonne sonore. Ha seguito dei corsi di formazione in Produzione e Songwriting presso la Berklee College of Music ed è diplomato al Globe Sound and Consciousness Institute di San Francisco, dove si è perfezionato nella produzione di musica per Musicoterapia e Toni Binaurali.

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