NEL BLU DIPINTO DI BLU DI MIRO’ – IL SENSO DELL’ARTE NEI BAMBINI

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Mirò ha affermato:

Lavoro molto con le dita: sento il bisogno di essere immerso nella realtà fisica ….. del colore. Bisogna che sia sporco dalla testa ai piedi.

Ancora adesso quando passeggio guardo la terra o il cielo, non il paesaggio

Lo spettacolo del cielo mi sopraffà. Sono sopraffatto quando vedo la luna crescente o il sole in un cielo immenso…

Navigando nel web è facile imbattersi nella valida esposizione di attività didattiche la cui sostanza educativa si muove fra il senso dell’arte nei bambini e i dipinti di Mirò (Barcellona 1893-Maiorca 1983) ed è alquanto rassicurante assistere al parallelismo fra arte pittorica e creatività infantile prescolare. Nel caso specifico dell’artista catalano siamo meravigliosamente catturati da tele che si riempiono di segni, linee, simboli e grandi macchie di colore con il risultato di una particolare semplificazione geometrica delle forme proprio simile a quella dei primi stadi del grafismo infantile (Oliverio Ferraris A., 1973, Il significato del disegno infantile, Torino Bollati Boringhieri). Nella sua tecnica originalissima l’utilizzo di colori elementari permette al grande Mirò di dare all’insieme un carattere fantastico e fuori dal tempo inseguendo una grammatica misteriosa e onirica.

Assistere alla creazione artistica di un bambino in età prescolare quando ha a sua disposizione colori a dita o pennarelli, in effetti è uno spettacolo che suscita lo stesso stupore e fascino emotivo di quando si contemplano i dipinti di Mirò. È una semplice equazione: da una parte il pittore catalano è un artista che con spirito divertente ha realizzato opere che rappresentano forme definite, facili e ripetibili anche dal tratto grafico infantile. Sull’altro versante i bambini con le loro manine impregnate di colore definiscono la pienezza delle forme semplici da riprodurre e si ritrovano di punto in bianco ad essere paragonati a questo grande artista in bilico fra astrattismo e surrealismo (L. Papa, Mirò, 2012). L’equazione è d’effetto, ma è d’altronde corretto dare un senso di maggiore profondità a questo “fermo immagine” e qui azzarderemo donando un taglio di scientificità alla grandiosità del nostro bambino meritevole di plauso estetico.

PRESUPPOSTI NEUROLOGICI
Le neuroscienze negli ultimi decenni hanno dato man forte alle scienze educative permettendo di validare anche le metodologie didattiche con cui si trasferisce la conoscenza e si sviluppa l’apprendimento in età evolutiva. Ad esempio, gli studi sull’attività cerebrale attraverso l’elettroencefalogramma (ECG) condotti dallo svizzero H. Berger nel 1920 e quelli clinici successivi nel 1929, hanno permesso di verificare le variazioni dell’attività elettrica del cervello nel momento in cui esse si verificano. L’attività cerebrale è fortemente connessa alle tecniche e alle strategie di apprendimento.
Gli studiosi di neuroscienze concordano pertanto nel suddividere le onde cerebrali in quattro bande che corrispondono a quattro fasce di frequenza e che riflettono le diverse attività del cervello.

Le onde Delta (0,5 e 4 Herz) sono associate al più profondo rilassamento. Esse sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno e dei sogni. Questa frequenza è tipica del bambino da 0 a 2 anni.

Le onde Theta (4 e 6 Herz) sono proprie della mente impegnata in attività di immaginazione, di visualizzazione, di ispirazione creativa e dunque del sonno ad occhi aperti. Nell’attività di veglia queste onde sono la traccia di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa innestata nel profondo e più precisamente esse sono associate alla creatività e alle attitudini artistiche. Il bambino si stabilizza su queste frequenza tra i 2 e 6 anni, prima dell’ingresso nella scuola primaria.

Le onde Alfa (8-14 Hz) e le Beta (14-30 Hz) sono associate invece alla coscienza vigile e a normali stati di veglia e compaiono dai 6 ai 12 ed oltre.

Gli scienziati hanno da poco tempo registrato anche le onde Gamma (al di sopra dei 35 Hz) le quali sono attive durante lunghe prestazioni impegnative e molto particolari che coinvolgono, al contrario delle prime, attività che implicano una alta concentrazione.

Da questa esposizione se ne deduce facilmente che l’attività cerebrale pertinente le onde Delta e Theta è propria di chi crea ed in particolare di coloro che esprimono se stessi attraverso arti e mestieri creativi proprio come i pittori, proprio come Mirò! Gli studi sull’attività cerebrale infantile ci insegnano, di conseguenza, che in età prescolare il bambino, intento in un’attività artistica, raggiunge il successo comunque, perché egli attinge al suo mondo fantasioso che fisiologicamente è in contatto con fonti irrazionali e abilità intuitive e creative in quanto l’attività del suo cervello è normalmente sintonizzata su onde delta e theta. Se ne deduce ancor più che le attività di fantasia, di immaginazione e di creatività sono quelle naturali del bambino e – soprattutto – sono propedeutiche al pensiero razionale.

Mirò si affida all’automatismo psichico, termine preso in prestito dalla psicanalisi freudiana e adattato al dominio della creazione artistica e con cui si intende il trasferimento in maniera automatica di informazioni, senza la mediazione della ragione, nelle forme dell’arte e delle immagini che fluiscono liberamente dall’inconscio al nostro cervello. Il bambino dal suo canto crea senza alcun automatismo indotto in quanto si esprime nel suo naturale stato mentale entro il quale vive anche la sua più semplice quotidianità.

In sintesi, affermiamo pure che, se la produzione artistica è frutto anche dello stato delle onde cerebrali, i bambini sono artisti con la A maiuscola, forse più degli artisti adulti che hanno dovuto schematizzare i dettagli microscopici della natura, il blu del cielo infinito, il caldo rosso del sole onnipotente in logiche razionali dalle quali è complesso tornare indietro sulle miracolose posizioni dell’immaginazione infantile che tutto ha in sé e tutto comprende.

PRESUPPOSTI ESTETICI E RIFLESSI PEDAGOGICI
L’estetica è la scienza della cognizione sensitiva ovvero il modo di conoscere con la sensazione e attraverso i sensi. L’uomo ha due modi, infatti, di conoscere: da un lato quello estetico e dall’altro con l’approccio logico alle cose, quindi attraverso la conoscenza razionale (M. Dallari, Educare all’arte, Electa, 2006).

Il bambino opera nell’estetica; a contatto con l’attività artistica, sia essa la musica, il teatro o la pittura, è invitato a familiarizzare con le cose sensibili per catturarle emotivamente in sé. Questa confidenza con l’arte non è un processo di alfabetizzazione razionale con cui conosce l’arte decifrandone i linguaggi propri del contesto specifico in modo astratto ed erudito. La conoscenza dell’arte si distingue, infatti, dalla sua comprensione. È appunto a questo livello che si pratica con l’arte e si familiarizza con essa, il livello estetico, quello che permette di prendere dentro di sé, non solo nella mente, ma nel cuore i tratti artistici e creativi. In questo lavoro i bambini sono dei fenomeni. I bambini immersi nell’esperienza artistica sapranno gestire in modo naturale il materiale e gli strumenti per costruire il proprio immaginario dal quale proiettarsi lungo altri percorsi dello sviluppo cognitivo diventando anche pensatori razionali, ma ispirati dalla grandiosità simbolica dell’immaginazione.

Il Maestro Mario Lodi (Piadena 1922 – Drizzona 2014) affermava che l’arte e la dimensione ludico- espressiva sono vie preferenziali ed ineludibili per la persona di ogni età per integrare capacità logiche, relazionali e consapevolezza emotiva (Lodi M., L’arte del bambino, Casa delle Arti e del Gioco, 2009).

Ben vengano quindi i laboratori artistici e gli atelier pittografici, luoghi di vita e di espressività, contesti scientifici di intelligenze in crescita, in cui tutti i bambini navigano nel blu di cieli che esprimono emozioni che noi adulti non possiamo permetterci di dimenticare. Lo dobbiamo a loro, ai bambini che ci guardano, in attesa della nostra approvazione e della nostra meraviglia.

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Articolo di Marzia Colace per generazionebio.com
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Marzia Colace

Marzia Colace

Marzia Colace, pedagogista (professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013), laureatasi a Firenze nel 1991, ritorna spesso presso il capoluogo toscano per affinare la professione. Negli anni si è occupata di disagio giovanile, di scuola e di famiglie. Si occupa di minori e di adozione come giudice onorario per il Tribunale per i Minorenni. Come libera professionista usa gli elementi della creatività, dell’arte, della lettura e della cultura (secondo una originale metodologia messa a punto in anni di lavoro) a sostegno dei bambini nella relazione con se stessi, con i genitori e con gli altri. www.bisognibambini.com

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