La neuroscienza dei ricordi traumatici

traumatic-.memoriesTalvolta le persone si ricordano quelli che appaiono come i più piccoli e insignificanti dettagli della loro vita: la combinazione dell’armadietto della palestra, una storia sentita diversi anni prima o qualche battuta di un film.

Questi ricordi – ricchi di fatti, parole ed eventi – sono ricordi espliciti.

Ci sono però diversi tipi di ricordi, compresi quelli che vengono evocati da immagini, suoni e odori.

Ad esempio, l’odore del caffè sulla stufa può riportare alle domeniche pomeriggio passate a casa dei nonni, con zie, zii e cugini.

Oppure, essere sorpresi dal profumo particolare di un dopobarba può suscitare sentimenti di paura, panico o addirittura terrore.

Una persona che ha subito un trauma in età infantile, potrebbe rivivere quelle sin troppo famigliari sensazioni di paura e iniziare a sudare freddo.

Tutto questo ha poco a che fare con il processo del ricordo verbale che porta a dire “Questo mi ricorda quella volta che mio padre mi diede uno schiaffo”.

Il ricordo traumatico si forma e si immagazzina in maniera molto differente rispetto ai ricordi di ogni giorno.

Se una persona ha subito degli abusi da bambina, il suo cervello può prendere forma in modo da portarlo a credere di essere un individuo a cui capitano cose tremende e che, per questo, deve sempre stare in allerta.

Questi sono pensieri coscienti che vengono immagazzinati in un’area specifica del cervello. Ma cosa accade agli adulti, quando subiscono un trauma? Il cervello va in sovraccarico. Questo capita perché il talamo si spegne e l’intera immagine di ciò che è accaduto non può essere memorizzata nel cervello.

Anziché dare forma a specifici ricordi di tutto l’evento, le persone che hanno subito un trauma ricordano immagini, luoghi, suoni e sensazioni fisiche fuori contesto. Alcune sensazioni, diventano poi l’innesco che scatena ricordi del passato.

Il cervello costituisce continuamente mappe del mondo: mappe di ciò che è sicuro e di ciò che è pericoloso. E’ così che il cervello viene cablato. Le persone portano dentro di loro una mappa interna che rappresenta la loro identità in relazione con il mondo esteriore. Questo si trasforma nel loro sistema di memoria, un sistema però non conosciuto come quello dei ricordi verbali. Si tratta di un sistema di memoria implicita.

Questo significa che un particolare evento traumatico non può essere ricordato come la storia di qualcosa capitata molto tempo fa. Viene, invece, innescato dalle sensazioni che la persona sta vivendo nel presente e che influenza il suo stato emotivo.

E’ qualcosa di più di una semplice sensazione organica a innescare, ad esempio, la paura. Una persona continua a pensare a quella sensazione e credere che sia il ricordo di un evento passato. La mente fa in realtà un collegamento diverso, in quei frangenti. Il ricordo traumatico viene immagazzinato privo di ogni contesto.

Quando si lavora con persone che hanno subito un trauma, è prima fondamentale aiutarle a comprendere come restare nel presente e comprendere che tutto va avanti. Il passato è rilevante solo nella misura in cui questo suscita delle sensazioni attuali, dei sentimenti, delle emozioni e dei pensieri. Lo stress post traumatico, infatti, non deriva dal passato ma si verifica in un corpo che continua a comportarsi e organizzarsi come se l’esperienza stesse accadendo nel presente.

Il passato è importante nella misura in cui spiega cosa è accaduto o da dove derivano alcuni comportamenti.

Il problema reale è che il trauma cambia le persone, le fa sentire diverse e fa provare loro le sensazioni in maniera differente.

Tutto sta nell’aiutare la persona a sciogliere quella sensazione, a spostarla verso l’esterno. Parlare del trauma e dell’esperienza dolorosa non è l’ideale. Il motivo è semplice: parlare può distrarre la persona dalla sua sensazione e costruire una difesa contro di essa.

Quando le persone provano una sensazione molto profonda, infatti, si attiva una particolare area del cervello; quando le persone parlano del loro trauma, se ne attiva un’altra. Parlare porta il paziente ad allontanarsi da ciò che prova dentro di sé.

Le migliori terapie per sciogliere i traumi è di natura non verbale, come la cromopuntura, ad esempio, nota come psicologia non verbale. Portare la persona a contatto con i suoi sentimenti, a focalizzare sulla parte più profonda di sé, permette di ristabilire l’equilibrio dall’interno. Addirittura, porta a riequilibrare il suo senso del tempo, cosa che rende le emozioni più sopportabili. Il trauma distrugge il senso del tempo e porta il corpo a sentire costantemente di essere in pericolo. Ma il corpo non rimane mai lo stesso, è sempre in uno stato di flusso, che rappresenta la nostra vita.

E’ poi importantissimo aiutare la persona ad accettare la sensazione che risale in superficie e farle presente che subito dopo, all’interno del flusso, si presenterà qualcosa di diverso. Le sensazioni diventano spesso intollerabili proprio perché si crede erroneamente che queste non avranno fine. Una volta che la persona è consapevole, a livello profondo, che il dolore finirà, cambia il suo atteggiamento e il trauma diventa più semplicemente superabile.

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Articolo di generazionebio.com
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