Se Per Gioco Fosse Vero: IL PLUS ULTRA (2/2)

plus-ultraNel Medioevo le colonne d’Ercole rappresentavano un limite spaziale: al di là di esse si apriva l’abissale distanza che per secoli ancora sarebbe stata acutamente percepita tra l’Europa e “il resto del mondo”. Oggi non avrebbe più senso parlare di distanze geografiche tra le terre emerse del nostro pianeta, perché non esistono più limiti specifici ai nostri spostamenti reali e virtuali: tutto il mondo sembra a portata di mano, tutto già visto, più o meno conosciuto, bene o male assimilato.

Oggi il nostro problema non è più andare oltre un limite estensivo: se il significato del “plus ultra” nell’Ulisse dantesco va ravvisato in un “più in là”, il “plus ultra” che per noi varrebbe la pena esplorare è di carattere intensivo:”di più”.

Avremo tutti sentito parlare almeno una volta di una presunta legge in grado di materializzare qualunque pensiero tratteniamo nella nostra mente con sufficiente concentrazione, continuità e convinzione. Sono trascorsi quasi dieci anni dalla pubblicazione del libro che ha segnato l’inizio della divulgazione su scala mondiale della legge dell’attrazione:”The Secret” di Rhonda Byrne.

Una gigantesca operazione editoriale che ha fruttato quattrini a fronte di pubblicazioni spesso di bassa lega, sicuramente. Un’impresa commerciale che cavalca l’onda del miraggio collettivo di una ricchezza economica alla portata di chiunque, non c’è dubbio.

Ma è proprio qui che si ergono le colonne d’Ercole a presidio dell’immagine dell’uomo contemporaneo che siamo arrivati a costruire e che avremmo il compito di provare, quanto meno, a superare. L’immagine di un uomo apparentemente libero da ogni divieto eppure penosamente fedele all’alone dei propri giudizi sommari. Noi non corriamo il rischio di finire inghiottiti dalle onde dell’Atlantico come Ulisse e i suoi compagni di avventura: noi siamo destinati – da noi stessi – a sprofondare da fermi, annoiati e abulici, mentre pensiamo di avere il mondo in tasca. Il segreto, allora come adesso, è accorgersi che la vita non è un dato di fatto, e non è neanche un dono innocuo: è una sfida permanente ai nostri limiti, una ricerca di pienezza che si e ci realizza solo quando siamo disposti a metterci in discussione, anche rischiando di sembrare tutto quello che abbiamo il terrore di essere agli occhi degli altri: dei perdenti, dei ridicoli illusi.

È da questo punto di vista che varrebbe la pena chiedersi di cosa sostanzialmente parli la legge dell’attrazione, che tutti più o meno conoscono e che quasi tutti hanno deciso di ignorare ancor prima di aver cercato di comprendere dove vada a parare. Cosa significa attrarre? Cosa significa attrarre ciò che desideriamo avere? Significa davvero solo ottenere ciò che si vuole stando comodamente seduti a visualizzare uno scenario irrealistico?

Sarà. Intanto, la curiosità verso questa presunta legge, da dieci anni a questa parte, mi ha portata a chiedere “di più” a me stessa. La curiosità resta ancora oggi una barchetta isolata, fragile e disarmata di fronte all’immensità di ciò che non conosciamo…

La legge dell’attrazione ci stimola a sviluppare la curiosità verso noi stessi.  Una legge che dice: “voi siete ciò a cui più intensamente rivolgete la vostra attenzione” può anche non essere una legge, può limitarsi a essere un semplice invito a scendere nei propri abissi, a conoscerli, a esplorarli: legge o non legge, comunque vogliamo definirla, resterebbe qualcosa di rivoluzionario e di straordinariamente impegnativo. Altro che mondo a portata di un click. Altro che transatlantici, gioielli e amanti da sogno. Potrebbero anche arrivare, liberissimi di farlo. Intanto noi saremo sicuramente arrivati lì dove tutti i soldi del mondo non potranno mai portarci. Lì dove tutti i soldi del mondo (simbolo universale di tutto quanto si potrebbe desiderare) saranno perfettamente inutili: lì dove ci si rende conto che si ha soltanto ciò che si è. Perché attrarre significa guardare allo specchio ciò che stiamo scegliendo di essere. L’immagine che vediamo riflessa nello specchio della realtà che si impone alla nostra attenzione è sempre un’immagine che abbiamo scelto di guardare. E se io decido di attrarre una borsa di Vuitton, non significa che sono ricca, elegante, esclusiva: significa letteralmente che mi sto limitando ad essere una borsa. Potrei esserne immensamente felice, per un secondo solo. E poi? Così, di desiderio in desiderio, questa legge su cui hanno costruito un impero editoriale, questa gallina dalle uova d’oro, vista da vicino, ci insegna a fare a meno di tutto ciò che non siamo poi così contenti di essere.

Ci insegna a capire ciò che veramente vorremmo essere. E quindi attrarre. E quindi avere. Oggi, domani e sempre. Ed è allora che ha inizio il viaggio più sorprendente e imprevedibile di tutti.

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Articolo di Margherita Cardetta per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA

segue da IL PLUS ULTRA (1/2)

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Margherita Cardetta

Margherita Cardetta

Margherita Cardetta è nata a Gioia del Colle il 3 luglio 1978. Dopo la maturità classica ha proseguito con gli studi umanistici conseguendo la laurea in Lettere Moderne e una Laurea Triennale in Filosofia, presso l’Università di Bari. Parallelamente ha continuano ad arricchire e a stimolare la sua vita anche al di fuori degli ambiti accademici, considerando proprio la vita di ognuno di noi la vera università e il vero banco di prova per qualunque ricerca, da portare avanti con interesse e passione, per trovare la “chiave magica” per la serenità dell’anima.

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