Incredibilmente, rimasero fedeli a D-o, che soffrรฌ insieme a loro ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Treblinka.
Come fecero a rattoppare e a rammendare i loro corpi spezzati, le loro menti spezzate e i loro cuori spezzati? Da dove raccolsero la voglia di vivere e in piรน l’audacia di portare delle nuove vite in un mondo privo di sicurezza?
Jonathan Falcone, “Kabbalah pratica”
Da dove trassero la luce per illuminare anche solo un millimetro di strada davanti a sรฉ, quanto bastava per poter dire di avere ancora qualcosa da fare, da dire, da aspettare? La Luce.
Il termine Luce รจ soltanto una parola in codice, una metafora usata dagli antichi cabalisti per convogliare il vasto spettro di appagamenti cui gli esseri umani aspirano. Rimanda a tutti i “colori” della gioia che le persone vanno cercando
Yehuda Berg, “Il potere della Kabbalah“
Dove si nasconde questa Luce quando siamo oppressi dai nostri mali, quando sembra non ci sia altro che opposizione ai nostri sforzi per respirare, per affermare ed espandere il nostro bisogno ancestrale di trovare risposte, conforto, appagamento? Yehuda Berg, ne:”La Kabbalah e i 72 nomi di Dio” ci invita a immaginarci bambini intenti a giocare a nascondino coi nostri amici:
Immaginate che uno dei vostri amici abbia deciso di nascondersi dietro un grosso cespuglio di rose. Prima che riusciate a trovare lui, dovrete localizzare il cespuglio. Nella vita funziona allo stesso modo: prima di poter trovare la Luce, dovrete scoprire il suo nascondiglio: (…) la Luce si nasconde dietro l’ego e dietro ciascuno dei suoi tanti tratti reattivi
Eccoci nel cuore della questione: chi รจ oberato da un qualunque conflitto interiore apparentemente insanabile e/o crede di avere il mondo contro, per la Kabbalah, รจ piรน vicino a trovare la Luce rispetto a chi conduca una vita tranquilla, ordinata, apparentemente impeccabile. Pensiamo alla parabola del figliuol prodigo, che per un attimo di sincero ravvedimento riesce a meritarsi le benedizioni del padre mentre il fratello che รจ sempre rimasto accanto al genitore rileva in questa ricompensa un’ingiustizia nei propri confronti. Sulla carta avrebbe ragione a lamentarsi. Entrambi i fratelli rappresentano alcuni aspetti dell’ego: il desiderio di concedersi lussi di ogni tipo l’uno e il sentimento di gelosia verso chi sembrerebbe passarla liscia l’altro. Ma mentre il fratello “impeccabile” cede all’impulso reattivo di criticare un comportamento esterno a sรฉ che non condivide, il fratello “redento” ha operato una trasformazione nella propria coscienza, ed รจ questa, agli occhi del padre, a valere piรน di ogni tranquilla obbedienza. Il figliol prodigo si รจ messo a confronto con un tratto specifico della propria personalitร e lo ha trasformato da limite in punto di forza. La Bibbia abbonda di esempi di comportamento proattivo contrapposto all’agire reattivo tipico dell’ego.
Che cosa si intende per comportamento proattivo? Un livello di consapevolezza che trascenda la mera reattivitร
Rav Berg
ร piรน importante dimostrare le proprie ragioni o cogliere l’opportunitร di cambiare in meglio se stessi? ร piรน importante vedere punito chi ha sbagliato o vedere in chi ha sbagliato l’immagine di noi stessi perennemente esposti a un impulso simile, cui magari non abbiamo mai dato sfogo ma che comunque riconosciamo come tratto peculiare della natura umana? L’ego non รจ un incidente di percorso cui possiamo soccombere o meno, รจ un tratto permanente della condizione umana…รจ mio, tuo, nostro, vostro, di tutti. A che serve istituire tribunali e luoghi di espiazione, punire e condannare quando ciรฒ per cui correntemente si sbaglia รจ la natura stessa della nostra mente e del nostro naturale modo di rapportarci ad essa, come se fosse un velo trasparente, inoffensivo? Quel velo quasi invisibile che ci separa da noi stessi รจ un luogo sconfinato nel quale ci si puรฒ perdere con la stessa facilitร con cui si puรฒ accogliere la gioia piรน intensa. Proviamo a sentire la grana, l’odore, il colore di questo luogo adimensionale che ci separa e ci unisce, proviamo a fare attenzione al modo in cui si insinua nelle nostre certezze o si assottiglia quando ci emozioniamo nell’abbracciare una persona cara… proviamo a cogliere il momento in cui inizia a imporci una reazione che in realtร il nostro animo disapprova, proviamo a osservare la stessa dinamica in chi ci sta sorridendo o offendendo…รจ sempre lo stesso terribile meraviglioso impalpabile velo che ha il potere di oscurare e di rivelare la Luce. Come una leggendaria siepe di Recanati:
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di lร da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Cosรฌ tra questa
Immensitร s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’รจ dolce in questo mare.
Che la presente e viva stagione abbia sempre argomenti piรน forti di ogni umanissimo dolore, risentimento, lamento.
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Articolo di Margherita Cardetta per generazionebio.com
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