Se per Gioco Fosse Vero: LE DUE PARTI DI UN INTERO

tao-loveIl bello della vita è che, nella sua apparente casualità, finisce col portarci quasi sempre di fronte a esperienze che ci aiutano ad approfondire e a comprendere meglio ciò su cui ci stiamo focalizzando.

Nelle ultime settimane, dopo aver letto Il destino come scelta di Thorwald Dethlefsen, mi sono imbattuta in un altro libro che affronta, tra gli altri, il tema della polarità insita nell’esperienza immediata di ognuno di noi: L’esperienza della conquista di John Demartini. Mi ha colpita in particolar modo quanto scrive a proposito dei rapporti di coppia: “Lo scopo della relazione non è la felicità bensì la combinazione di felicità e tristezza. Se cerchiamo la felicità, stiamo cercando di realizzarci solo a metà”. Dunque l’autore ci propone di intendere l’amore e la felicità come dimensioni differenti: il primo implicherebbe, comprenderebbe in sé la seconda, senza esaurirsi in essa. Amore come forza in grado di trascendere quella stessa felicità che siamo abituati a inseguire e a giudicare inafferrabile. Se dipendiamo da un concetto così effimero e bizzoso, non ci sentiremo mai padroni della nostra vita… al più saremo portati a pensare a noi stessi come a dei disincantati concorrenti di una lotteria. Ben poca cosa la felicità.

A questo punto Demartini cita Martin Luther King jr.: “Quando parlo d’amore non intendo una risposta sentimentale o debole. Parlo di quella forza che tutte le grandi religioni considerano il supremo principio unificatore della vita. L’amore è, in un certo senso la chiave che apre la porta che conduce alla realtà definitiva”. E in cosa consisterebbe questa realtà definitiva? Nella coincidenza tra gli opposti, in questo caso di felicità e tristezza. Ma come?! La felicità è felicità e la tristezza è tristezza: non si può essere felici e tristi nello stesso momento (lo dice anche la fisica quantistica!!).

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Veniamo al punto focale che a mio parere rappresenta la differenza principale tra argomentazioni di questo tipo e il nostro inaggirabile e granitico senso comune: qui non si tratta più di restare a leggere, a guardare, ad ascoltare l’ennesima variante di quanto già conosciamo; si tratta invece di provare, di sperimentare in prima persona, di saltare nel paradosso che sfida la logica. Felicità e tristezza, da questo punto di vista, sarebbero le due facce della stessa medaglia, una medaglia che potremmo chiamare amore. Percepisco la felicità perché ho fatto esperienza della tristezza e viceversa; amo se e quando sono in grado di realizzare che la tristezza che l’altro mi sta provocando è paragonabile alla felicità che è stato in grado di regalarmi. Accettare l’altro lato dell’esperienza, averlo presente sempre, ci aiuta a comprendere che ogni emozione, positiva o negativa che sia, non sbuca come un numero qualsiasi dal nulla, ma porta con sé l’intero di cui è parte: l’amore è amore per l’intero di cui ogni momento non è che un temporaneo riflesso.

Amore come accettazione di un invisibile equilibrio tra gli opposti. Cosa significa? Significa litigare SAPENDO che la lite è solo un momento del movimento, come l’inspirazione lo è della respirazione. Significa vivere la crisi SAPENDO che nel contempo sta distruggendo un vecchio equilibrio per promuoverne un altro che non siamo ancora in grado di giudicare. Amare è cercare un luogo paradossale che spetta solo a noi far esistere in risposta all’abitudine di lasciarci cadere nella prima impressione che cattura la nostra attenzione. Da qui l’importanza di coltivare una consapevolezza quanto più possibile radicata nel presente. Perché tutto ciò che sfugge alla nostra consapevolezza è in grado in qualunque momento di condizionarci, di dominarci. Nostro malgrado.

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Articolo di Margherita Cardetta per generazionebio.com
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Margherita Cardetta

Margherita Cardetta

Margherita Cardetta è nata a Gioia del Colle il 3 luglio 1978. Dopo la maturità classica ha proseguito con gli studi umanistici conseguendo la laurea in Lettere Moderne e una Laurea Triennale in Filosofia, presso l’Università di Bari. Parallelamente ha continuano ad arricchire e a stimolare la sua vita anche al di fuori degli ambiti accademici, considerando proprio la vita di ognuno di noi la vera università e il vero banco di prova per qualunque ricerca, da portare avanti con interesse e passione, per trovare la “chiave magica” per la serenità dell’anima.

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