Le 10 regole di base per un operatore olistico

Cromopuntura

La medicina alternativa sta acquistando, fortunatamente, sempre più lustro.

Proprio per questa ragione, le scuole in Italia che hanno lo scopo di formare nuovi terapisti si stanno moltiplicando. Alcune quotate, altre meno. Forse una delle maggiori pecche di alcuni corsi di formazione è quella di non preparare il terapista a quello che deve essere il suo approccio con le persone che si rivolgeranno a lui per affrontare un problema di salute. Perché se da un lato è fondamentale che l’operatore conosca alla perfezione la disciplina che propone – e che la sappia attuare – dall’altro è altrettanto importante mantenere il giusto comportamento in studio. Ecco, allora, le principali regole che un terapista dovrebbe sempre ricordare:

  • Un terapista non dovrebbe mai dimenticare di essere nient’altro che un tramite, uno strumento attraverso il quale si determina una guarigione. A fare il grosso del lavoro sono lo Spirito e il Cliente. Se un corpo non è disposto ad accettare la guarigione, questa non si verificherà. Se invece il corpo guarisce, sarà bene far presente alla persona che riceve il trattamento che è proprio lei a mostrare il suo desiderio di guarire, in congiunzione con l’energia dello Spirito e con la riattivazione del suo guaritore interiore, che detiene la più alta percentuale di responsabilità nel processo di guarigione. Ricordarsi di questo, permette al terapista di mantenersi umile e di esprimere gratitudine di fronte a ciò che sta avvenendo, con il privilegio di essere testimone del miracolo della vita.
  • Ogni persona è diversa dall’altra, pertanto ciò che funziona con una non è detto che sia efficace anche per un’altra.
  • L’energia, probabilmente, avendo una “mente propria”, non sempre si dirige in maniera efficiente alla radice o al nucleo del problema. L’energia si dirige nella parte del corpo che richiede maggior assistenza, pertanto il terapista deve essere capace di comprendere e intuire come reindirizzare questa energia. Se non si arriva alla radice di un disturbo, può essere che non si sia preso in considerazione il quadro completo e quindi potrebbe essere necessaria una ripetizione dell’anamnesi.
  • Il terapista ha un ruolo quasi sacro: quello di ricevere dalla persona il consenso di diventare il canale attraverso il quale far lavorare la sua energia. Questo significa che tutto ciò che traspare durante ogni seduta, deve restare coperto dal massimo della privacy e dal segreto professionale.
  • Ogni corpo possiede una saggezza che è capace di raccontare una storia, se si è capaci di ascoltarlo: per questo è fondamentale chiedere informazioni al momento opportuno e lavorare per sviluppare sia le proprie conoscenze che l’intuizione, al fine di costruire quelle potenzialità utili a far passare l’energia attraverso di sé.
  • Alcune persone sono energeticamente più sensibili di altre. Questo è un fatto determinante ai fini della guarigione o meno. Alcuni reagiranno in maniera molto veloce, altri richiederanno più tempo per sentire sollievo dal disturbo che li colpisce.
  • Alcune persone hanno delle allergie o delle intolleranze. Quindi sarà bene essere premurosi e informarsi se c’è ad esempio un profumo specifico da evitare. Spesso, ad esempio, le persone che stanno subendo la chemioterapia provano facilmente nausea con qualsiasi profumo, anche naturale. Perciò nel corso della prima seduta è meglio non diffondere nell’ambiente nemmeno dell’olio essenziale, per evitare situazioni sgradevoli.
  • Mai giudicare qualcuno che ha delle reazioni emotive durante un trattamento. Si va a lavorare sulle energie sottili e questo può innescare un imprevisto e inatteso rilascio di emozioni profonde. Questo è indispensabile durante il processo di riequilibrio! Perciò è bene imparare a tranquillizzare la persona, metterla a suo agio, senza che provi imbarazzo, e aiutarla a comprendere cosa sta accadendo e per quale motivo.
  • Durante una seduta è bene sviluppare empatia nei confronti della persona. Accogliere qualsiasi segnale, qualunque reazione e ascoltarla. Inoltre, è utile distinguere ciascun individuo dall’altro e rispondere alle sue esigenze: ci sono ad esempio persone che non amano il contatto fisico con gli estranei, perciò è sempre bene non andare mai oltre ciò che la terapia specifica prevede.
  • Molti trascurano un momento molto importante. Il post trattamento ha la medesima importanza del trattamento stesso. Definire in maniera chiara delle “regole” è utile per mettere al corrente la persona di quello che potrebbe succedere. Meglio se su carta, in modo che in caso di dubbi possa sia possibile fare riferimento a quello. Ad esempio, qualcuno potrà sperimentare i sintomi tipici del rilascio delle tossine: se non è stato spiegato a fondo, la persona potrà spaventarsi e confondersi. E’ consigliabile, quindi, creare un documento che fornisca alla persona le istruzioni e le avvertenze utili a evitare qualsiasi successiva lamentela. Ad esempio, dopo un trattamento è possibile che la persona accusi un attacco di diarrea. Non si tratta di altro che di uno dei modi che il corpo ha per sbloccare il ristagno energetico e liberare le tossine fisiche e psichiche. Una spiegazione ben fatta, eviterà un’eccessiva preoccupazione per una reazione che generalmente non perdura per più di 24 ore.

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Articolo di generazionebio.com
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Photo by Demis Albertacci

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