IL PARERE DI UN NEUROLOGO: L’ADHD NON ESISTE

adhd-syndrome“Distratto e agitato, si dimenava sulla sua sedia.

Il ragazzo tredicenne che avevo davanti nel mio studio stava esibendo tutti i classici segni di un disturbo di attenzione. Sua madre, disperata, sperava che potessi fare qualcosa per suo figlio, che era da parecchio tempo diventato a scuola molto pigro, con un rendimento in declino, troppo stanco per praticare sport, tutte cose che prima faceva invece con entusiasmo.

Al ragazzo era stata diagnosticata l’ADHD e stava assumendo farmaci da più di un anno, senza alcun miglioramento.

Non ero affatto sorpreso. Perché? Perché dopo 50 anni di professione medica e dopo aver visto migliaia di pazienti con i sintomi dell’ADHD, sono giunto alla conclusione che l’ADHD non esiste affatto.

E’ evidente che questa condizione si sia diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo, negli ultimo anni, con un enorme aumento di diagnosi e prescrizione di farmaci. Ad oltre il 4% degli adulti e l’11% dei bambini negli Stati Uniti è stata diagnosticata l’ADHD: un balzo del 40% negli ultimi dieci anni. Al momento è questo il più comune disturbo mentale nel Regno Unito e colpisce circa il 2-5% dei bambini in età scolare.

Le prescrizioni di farmaci usati per trattarla, tra cui il Ritalin, sono raddoppiati per i bambini e quadruplicati nel Regno Unito tra il 2003 e il 2008. Ma questi farmaci – definiti stimolanti perché studiati per stimolare le parti del cervello che si pensa non lavorino correttamente – spesso non aiutano, anzi causano una serie di effetti collaterali, alcuni pericolosi. Inoltre, possono anche peggiorare i sintomi.

Trattare l’ADHD come una malattia, piuttosto che come un insieme di sintomi, sta diventando terribile e pericoloso per i bambini e per gli adulti a cui viene diagnosticata. Non vi è alcun dubbio che i sintomi – l’incapacità di prestare attenzione ai dettagli, l’irrequietezza, la difficoltà a restare seduti, un comportamento impulsivo – sussistano. Ma raggrupparli tutti insieme e trasformarli in una diagnosi di ADHD, e poi trattarli con uno stimolante, è come trattare i sintomi di un attacco di cuore con degli antidolorifici per il grave dolore al petto, piuttosto che affrontarne la vera causa. E’ una scelta pericolosa, negligente e sbagliata.

Negli anni ’70 credevo nell’esistenza dell’ADHD. Questa definizione sembrava spiegare i problemi di attenzione che interessavano molti bambini. Ma nel corso degli anni mi sono reso conto che i sintomi avevano in realtà tutta una serie di cause ignorate proprio a causa della diagnosi istintiva di ADHD. Come ho dichiarato nel mio nuovo libro sull’argomento, che in Usa ha provocato una furiosa polemica, sulla base della mia esperienza come neurologo comportamentale, ho iniziato a riflettere dopo una serie di diagnosi errate di ADHD e una esagerata prescrizione di stimolanti come il Ritalin. Ho scoperto che solo facendo indagini adeguate e identificando e trattando le cause possiamo aiutare i nostri pazienti.

Nel caso del tredicenne, ho chiesto una serie di esami del sangue. Queste hanno mostrato una carenza di ferro: dopo la scuola, mentre la madre era al lavoro, il ragazzino consumava enormi quantità di cibo spazzatura con elevati livelli di zucchero ma basso contenuto di ferro. La carenza di ferro (anemia) provoca stanchezza fisica, scarsa attenzione e concentrazione e problemi di memoria. Non appena l’apporto di ferro è migliorato, attraverso un alimentazione corretta, le prestazioni del ragazzino hanno osservato un notevole miglioramento. La diagnosi di ADHD e i farmaci avevano mascherato il problema reale, cosa che capita molto spesso. In Francia, uno studio del 2004 ha dimostrato che l’84% dei bambini diagnosticati con ADHD fosse in realtà carente di ferro, rispetto al rimanente 18% senza diagnosi.

Nel mio libro identifico più di 20 possibili cause dei sintomi che vengono racchiusi dalla medicina sotto l’etichetta di ADHD. Purtroppo, a causa delle notizie ormai dilaganti rispetto a questa presunta malattia, insegnanti e genitori e persino i pazienti stessi hanno fretta di trovare una cura e i medici se la cavano in fretta con una diagnosi di ADHD. Io ho respinto diversi studenti che si sono rivolti a me convinti di avere questo disturbo e che volevano uno stimolante per migliorare la concentrazione, sperando che questo potesse migliorare la loro performance. Purtroppo molti altri medici prescrivono senza indugio.

La definizione di ADHD è diventata sempre più ampia negli ultimi anni. La lista di sintomi che viene utilizzata oggi per diagnosticarla includono: incapacità di osservare i dettagli, incapacità di ascoltare, perdere spesso le cose, essere disorganizzati e smemorati, giocherellare con mani e piedi, alzarsi quando bisogna stare seduti, parlare troppo, farfugliare risposte, interrompere gli altri.

In alcuni casi i problemi non sono carenze nutrizionali, ma depressione, disturbo bipolare e schizofrenia: problemi che andrebbero trattati come meritano per poter quindi risolvere la presunta ADHD. Fare assumere al paziente degli stimolanti non fa che peggiorare le cose. Gli effetti collaterali degli stimolanti comprendono: riduzione dell’appetito (pericoloso per i bambini che devono crescere e necessitano di una alimentazione naturale e completa), disturbi del sonno (dietro la stanchezza si può nascondere un conseguente problema di attenzione), ansia, irritabilità, umore depresso, pubertà ritardata e, negli adulti, problemi sessuali come la disfunzione erettile.

L’uso a lungo termine di stimolanti rende anche le persone assuefatte, così che si rendono necessarie dosi più elevate. I farmaci possono danneggiare la memoria e la concentrazione e sono anche legati a una ridotta aspettativa di vita e al suicidio. Eppure vengono prescritti sempre più spesso, producendo una bomba ad orologeria per la salute e trascurando le vere cause dei problemi.

Una ragazzina di 7 anni mi è stata portata perché dirompente in classe, si agitava e parlava ad alta voce. Le era stata diagnosticata la ADHD e prescritto un farmaco simile al Ritalin che le causava gravi problemi di insonnia, che la rendevano ancora più dirompente. Ho chiesto dei test alla vista ed è risultata essere molto miope: il suo comportamento esuberante in classe derivava dalla noia, provocata dal fatto che la ragazzina non riusciva correttamente a vedere la lavagna. Una volta messi gli occhiali, il suo comportamento è migliorato da un giorno all’altro: l’ADHD è sparita, o meglio non c’è mai stata! Allo stesso modo, molti bambini che guardano fuori dalla finestra distratti, soffrono in realtà di affaticamento agli occhi e necessitano di occhiali, non di farmaci stimolanti!

Un’altra causa comune di ADHD è la carenza di sonno. Gli adulti hanno bisogno di un minimo di 7 ore di sonno a notte. Gli scolari di 10. Se il riposo è inferiore, può subentrare una serie di problemi, come quelli che vengono identificati con i sintomi dell’ADHD: scarsa attenzione, poca memoria e iperattività durante il giorno. La tecnologia spesso induce le persone a perdere ore di sonno. I giovani che ricevo e che mi chiedono i farmaci per l’ADHD risultano spesso essere in chat o divertirsi con i videogiochi fino a tarda notte. La luce emessa dal computer e dai dispositivi sconvolge i ritmi biologici legati al sonno.

Lo stesso vale per i problemi di udito. Questi spesso non vengono diagnosticati nei bambini ma sono più acuti che mai nel nostro mondo moderno, perché c’è così tanto rumore di fondo con cui fare i conti, dai telefoni cellulari al traffico. I bambini con perdita uditiva anche minima rischiano di essere etichettati come affetti da disturbi del comportamento, quando in realtà sono distratti perché non riescono a sentire correttamente all’interno delle aule rumorose.

Anche le difficoltà di apprendimento possono essere ignorate a causa delle frettolose diagnosi di ADHD. Il 30% dei bambini che si stima abbiano l’ADHD hanno in verità problemi di apprendimento, ma poiché ci si concentra sull’ADHD, il trattamento per migliorare il loro apprendimento è ritardato o mai nemmeno preso in considerazione. Si tratta di bambini che vengono lasciati soli a combattere contro queste difficoltà perché insegnanti e genitori si concentrano sui loro problemi comportamentali, piuttosto che individuare la difficoltà di apprendimento alla radice.

Anche i bambini molto dotati o molto creativi possono apparire distratti e dirompenti a scuola, se non vengono trattati come si deve. Vedere solo i sintomi, e non le cause, li conduce alla frustrazione e a un peggioramento dei sintomi.

Cosa fare, allora, per correggere questa epidemia di diagnosi errate e questa tendenza preoccupante a prescrivere un eccesso di stimolanti che trascurano le vere cause dei disturbi?

In primo luogo dobbiamo imparare a non reagire in modo eccessivo. In molti casi il farmaco è inutile. I bambini maturano a velocità diverse: solo perché un bimbo di 6 anni non ha ancora imparato a stare fermo in classe per ore non significa che abbia l’ADHD. Dare a questi soggetti degli stimolanti è sbagliato e dannoso. Molte persone sono convinte di avere l’ADHD semplicemente perché sono stressate. Regolare lo stile di vita, migliorare l’alimentazione, fare più esercizio fisico, dormire di più può alleviare molti sintomi come l’irritabilità, la distrazione e il comportamento impulsivo. In secondo luogo, occorre ripensare a ciò che produce realmente questi sintomi. Dobbiamo scartare la diagnosi di ADHD vecchia di decenni, a cui medici, aziende farmaceutiche, media e pazienti stessi ancora si aggrappano. Le false diagnosi portano rischi enormi per la salute, persino alla morte. Solo allora le persone saranno trattate in modo efficace per le condizioni reali che le coinvolgono, piuttosto che per un pericoloso mito come l’ADHD.”

Il Dottor Richard SAUL è un neurologo comportamentale e opera a Chicago (USA). Ha scritto sull’argomento il libro ADHD DOES NOT EXIST, disponibile anche in formato digitale.

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Traduzione di generazionebio.com da *fonte dailymail.co.uk
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