Generazione Naturopatia: LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

food-intolerance-natL’incidenza delle intolleranze alimentari e il numero di persone che soffrono di disturbi causati o aggravati da questo problema sono aumentati in maniera rilevante negli ultimi venticinque anni.

Le spiegazioni di un simile aumento sono molteplici: cattiva digestione, allattamento al seno più breve, svezzamento troppo precoce e successiva introduzione di alimenti solidi prima che l’apparato digerente del bambino sia completamente maturo, diffusione di cibi geneticamente modificati, tendenza a seguire una alimentazione meno varia…

Si parla di intolleranza quando si ha una reazione anomala dell’organismo verso un determinato alimento. Non si tratta però di un’allergia vera e propria (quest’ultima misurabile con gli anticorpi IgE fatti dosare da un medico), ma di un’ipersensibilità a uno o più cibi. Negli ultimi anni una delle intolleranze più diffuse è sicuramente quella al lattosio e al glutine. Spesso le persone scoprono di avere qualche tipo di intolleranza alimentare partendo da problemi che, all’apparenza, sembrano non essere assolutamente legati a un terreno di tipo “allergico”: stipsi alternata a diarrea, colite, colon irritabile, pruriti, problemi legati alla pelle, ma anche cefalee, sonnolenza, abbassamento delle difese immunitarie, cistiti ricorrenti, vaginiti. In determinate persone anche la difficoltà a perdere peso può essere legata a una o più intolleranze alimentari.

Mentre infatti molto spesso l’allergia provoca una reazione immediata, come ad esempio l’orticaria, o una crisi di asma, l’intolleranza si manifesta con reazioni “mascherate” o “ritardate”, anche dopo anni durante i quali si è fatto uso di un determinato alimento che fino a quel momento sembrava non aver provocato alcun tipo di danno.

Il corpo infatti, che è saggio, mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia), si arriva alla manifestazione del disturbo. Spesso i malesseri, all’inizio, passano quasi inosservati poiché hanno una manifestazione molto sfumata. Come fanno sintomi così diversi ad essere fatti risalire una causa comune come l’intolleranza? Di mezzo c’è sempre l’infiammazione, che altro non è che un meccanismo di difesa innato del nostro organismo e che rappresenta una risposta protettiva a seguito dell’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici.

La prima strategia da mettere in atto è quindi quella di spegnere l’infiammazione. Possiamo e dobbiamo agire su più fronti:

1) Diversificare l’ alimentazione prediligendo cibi freschi, cerali integrali in chicco, grani più originali come kamut e farro, aumentando il consumo di legumi, frutta e verdura soprattutto cruda. Mangiare ogni giorno cibi diversi non solo fa diventare il momento del pranzo un’occasione meno monotona, ma rappresenta anche un fattore di salute. Pensate che servono circa 40 vitamine e minerali diversi per stare bene e non esiste un singolo alimento in grado di fornirli tutti insieme! Allo stesso tempo,così facendo, promuoviamo la consapevolezza nei nostri figli di un’alimentazione non basata esclusivamente su pasta, carne e patatine.

2) In caso di sospetto di intolleranza individuare i cibi a cui siamo piu’ sensibili. Nella maggioranza dei casi ritroviamo intolleranze a lieviti, grano e latticini. Personalmente uso il test kinesiologico con fiale alimentari. Ci sono molti altri metodi: il vega test, il test Dria… Generalmente consiglio sempre un mese completo di astensione da latticini e grano, in modo tale da notare fin dopo la prima settimana se i disturbi correlati a un presunto alimento si siano attenuati, per passare poi a una alimentazione a rotazione dopo aver escluso con il test kinesiologico altri possibili alimenti. Personalmente sono contraria a quei test delle intolleranze dove si esce con un foglio in cui compaiono tantissimi alimenti “NO”, sia perché non ha senso escludere cibi che potrebbero avere un’influenza minima sui malesseri (es. il prezzemolo), sia perché la persona risulta sempre un po’ scoraggiata e non sa più cosa cucinare. Meglio togliere dapprima i macrogruppi che sono stati individuati come i maggiori responsabili delle intolleranze.

3) Privilegiare un’alimentazione a rotazione, alternando, durante la settimana, pasti con astensione totale dal consumo dei cibi “incriminati” a pasti più flessibili, con assunzione più controllata dei suddetti alimenti. L’esclusione totale dei cibi “no” può risultare addirittura controproducente poiché c’è il rischio che il corpo perda la “memoria” di quel cibo e quindi una successiva incapacità totale di reintroduzione.

4) Disintossicare il fegato. Le intolleranze alimentari affaticano il processo digestivo ostacolando quindi l’eliminazione delle tossine da parte del fegato.

5) Verificare che la flora batterica intestinale non sia alterata. I batteri (disbiosi) alimentano l’infiammazione e quindi possono accentuare l’ipersensibilità agli alimenti. Inoltre una eccessiva permeabilità intestinale permette a una maggiore quantità di tossine di passare dall’intestino al fegato, affaticando il compito di questo grande “depuratore”.

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Articolo di Raffaella De Dea per generazionebio.com
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Raffaella De Dea

Raffaella De Dea

Raffaella De Dea è laureata in Lettere Moderne e parallelamente ha seguito un percorso in discipline olistiche. Ha conseguito il diploma di Naturopata – Heilpraktiker, ha ampliato le sue conoscenze seguendo corsi di Kinesiologia, MTC, Psych-K, Cristalloterapia e “Pensiero Positivo secondo Louise Hay“. Negli ultimi anni ha approfondito alcune tecniche legate all’informazione cellulare, come Cromopuntura e Nutripuntura.

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