Come difendersi dalle tossine che indossiamo ogni giorno

clothes-toxinsGià è un guaio cercare di evitare accuratamente i cibi carichi di tossine e sostanze chimiche, ora bisogna fare attenzione anche a ciò che si indossa. Anche i vestiti sono tossici?

Purtroppo è così. Numerosi prodotti chimici tossici vengono usati per la lavorazione delle fibre di abbigliamento e per la fabbricazione dei vestiti. I paesi asiatici e del terzo mondo sono quelli che producono la maggior parte dei tessuti e dei vestiti e le loro norme di salvaguardia dai prodotti chimici sul posto di lavoro sono generalmente ignorate o carenti. Ciò che spesso tendiamo a ignorare è che l’abbigliamento va a finire a stretto contatto con quello che consideriamo il nostro organo più grande: la pelle.

Dopo essere stati prodotti, i vestiti vengono spesso ricoperti di formaldeide, per evitare che si pieghino durante la spedizione. Sono molte le reazioni allergiche gravi alla formaldeide che sono state segnalate e le indagini hanno scoperto la presenza della sostanza in quantità 900 volte superiore al livello di sicurezza consigliato per i capi di abbigliamento provenienti da Cina e Sud-Est asiatico.

I vestiti sono poi spesso prodotti con sostanze chimiche tossine che, anche se non danno reazioni immediate, possono a lungo termine accumularsi a quelle che assorbiamo dall’aria inquinata, dall’acqua e dal cibo e possono causare numerosi disturbi di salute, cancro compreso. I capi d’abbigliamento che non richiedono stiratura, ad esempio, possono contenere perfluorurati (PFC) usati per produrre il Teflon, sostanza nota per i suoi danni alla salute.

Un’altra sostanza di uso comune nell’industria tessile è il nonilfenolo etossilato (NPE). Noto come sostanza che interferisce nei processi endocrini, come il BPA, essa viene per di più scaricata nei corsi d’acqua adiacenti le aziende e sta uccidendo pesci e flora.

Il dottor Richard Nixon del WWF mette in guardia in merito all’impatto ecologico sulla fauna. “Bisogna agire con urgenza per sostituire le sostanze chimiche pericolose con alternative più sicure, specialmente nell’ambito dell’abbigliamento e di altri prodotti di consumo”.

In più, bisogna aggiungere che i capi neri e le altre tinture spesso contengono la p-fenilendiammina (PPD), che può indurre reazioni allergiche. Ritardanti di fiamma cancerogeni sono stati rilevati anche nella biancheria da letto e nella biancheria da notte.

Infine, i composti organici volatili (COV) e la candeggina – che produce diossina – vengono utilizzati dalle industrie tessili dove si produce materiale per l’abbigliamento.

Naturalmente la soluzione non è bruciare tutti i vestiti nell’armadio, ma quella di proteggersi. Esistono alcune semplici misure che si possono adottare per ridurre l’esposizione tossica.

Se si è soliti lavare i capi d’abbigliamento con i detergenti tossici del supermercato, è preferibile passare a quelli naturali. Ci vorranno un paio di lavaggi per rimuovere completamente i residui di detersivo e le sostanze tossiche completamente.

Leggere le etichette e cercare di evitare materiali sintetici come rayon, nylon, poliestere, acrilico, acetato e triacetato il più possibile. Evitare anche i tessuti da non stirare e cercare di acquistare puro cotone al 100% – possibilmente certificato OGM free – e capi d’abbigliamento di canapa.

Prima di indossare i capi sintetici lavarli e asciugarli tre volte prima di indossarli. Alcune persone aggiungono bicarbonato di sodio per neutralizzare meglio le sostanze chimiche. Evitare anche i fogli che prevengono le macchie di colore, a meno che non si trovino nella versione priva di sostanze tossiche.

Stare lontani dalle lavanderie a secco che utilizzano percloroetilene, comunemente noto come PERC.

Anche i capi usati, spesso, prima di essere rimessi in vendita vengono coperti da sostanze chimiche e vanno anch’essi lavati e asciugati almeno una volta.

Greenpeace sta portando avanti da qualche tempo una campagna di denuncia di questo fenomeno, lamentando il fatto che anche marchi molto noti non si stanno curando minimamente delle conseguenze dei loro metodi di produzione, devastanti per il pianeta e per l’uomo.

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Articolo di generazionebio.com
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