L’industria cosmetica e i suoi scheletri nell’armadio

La maggior parte dei consumatori è convinto che un prodotto, se è presente sullo scaffale di un negozio, sia per forza sicuro. Per esplorare questa credenza da vicino, è utile dare uno sguardo all’industria cosmetica e alla biologia della cute.

Negli ultimi 50 anni, l’industria cosmetica ha creato l’illusione che fosse possibile applicare sulla pelle delle sostanze chimiche tossiche senza avvelenare il corpo. Questo permette ai consumatori di sentirsi al sicuro, poiché sono convinti che la pelle sia impermeabile.

Il fatto è che la pelle è dinamica, vive, è costituita da una membrana a molti strati, porosa a livello microscopico. Le funzioni di base della pelle sono respirare, assorbire ed eliminare, tutte azioni che comportano uno scambio dinamico tra l’ambiente interno e quello esterno.

Il processo mediante il quale una sostanza viene trasportata attraverso la cute e trattenuta nel tessuto del corpo è noto come assorbimento cutaneo. A contatto con la pelle, gli ingredienti cosmetici penetrano nello strato corneo, il primo della pelle. Raggiunge successivamente l’epidermide, il derma e infine il sistema vascolare. Durante il processo di assorbimento, i composti cosmetici possono anche essere soggetti a bio-trasformazione.

La pelle assorbe ciò che viene applicato sulla sua superficie direttamente nel sistema della circolazione sanguigna e linfatica, così, al contrario delle tossine assorbite dal sistema digestivo, quelle che arrivano attraverso la pelle non vengono intercettate dal sistema di difesa naturale dell’organismo. Diversi studi recenti hanno dimostrato che si possono assumere più tossine dalla pelle rispetto a quelle che derivano dai cibi consumati.

Il lato oscuro dell’industria cosmetica

Una storia di sovvenzioni e di mancata regolamentazione

Nel 1950 i sussidi governativi avevano incentivato le imprese a elaborare i sottoprodotti del petrolio in sostanze chimiche sintetiche e resine. Sfruttando questi generosi sussidi, l’industria cosmetica ha assunto ingegneri chimici che progettassero i loro prodotti, vendendo di conseguenza quanto ottenuto come prodotti per la cura della pelle e del corpo. L’industria cosmetica ha creato quindi l’errata credenza che la pelle sia impermeabile, classificando in modo fuorviante i cosmetici derivati dal petrolio come prodotti per uso esterno, tacendo gli effetti dell’assorbimento chimico dermico.

L’industria cosmetica ha un grande interesse a fare in modo che il pubblico si senta sicuro. Nel corso degli ultimi 50 anni ha quindi accuratamente diffuso false informazioni sulle proprietà della pelle, creando una sbagliata credenza comune, secondo la quale la pelle sarebbe una barriera. Se fosse risaputo che la pelle assorbe in realtà tutto ciò che vi si applica, i cosmetici dovrebbero essere classificati come un prodotto interno ed essere soggetti a regolamentazione severa. Ma, fino a oggi, i cosmetici vengono classificati come prodotti per uso esterno, permettendo all’industria di auto-regolamentarsi.

Normalmente, meno del 20% degli ingredienti usati in cosmetica vengono testati per la sicurezza. Tutti, tranne alcune eccezioni, sono stati considerati sicuri. La maggior parte delle aziende, poi, effettua i propri test e gli studi vengono fatti cercando gli studi a breve termine, come gonfiore ed eruzioni cutanee. Anche se una montagna di prove scientifiche legano l’esposizione chimica a problemi di salute come cancro, disabilità, autismo, asma, infertilità, difetti di nascita ed apprendimento, non vengono mai presi in considerazione gli effetti a lungo termine delle miscele chimiche presenti nei cosmetici, compreso il piombo.

Molti test effettuati nel 2007 all’interno di una campagna per cosmetici sicuri hanno rilevato ad esempio dentro ad alcuni rossetti una percentuale di piombo del 61%. Si trattava di prodotti di brand molto diffusi e famosi in tutto il mondo.

Anche i prodotti per i bambini non sembrano esenti da questo problema, visto che alcuni test effettuati su di essi hanno rilevato la presenza di piombo.

Nel 2003 l’Unione Europea ha vietato 1400 sostanze chimiche usate normalmente per i cosmetici; si trattava di sostanze note per causare il cancro, mutazioni genetiche o difetti di nascita. Una situazione decisamente migliore rispetto agli USA dove ne sono state vietate solo 8.

Nonostante questo, molti sono ancora i prodotti che liberamente sono venduti con un carico tossico non indifferente per l’organismo.

Impatto sulla salute e sull’ambiente dei prodotti petrolchimici

Tra le sostanze chimiche industriali utilizzate come ingredienti cosmetici sono state rilevate sostanze cancerogene, pesticidi, plastificanti, sgrassanti e tensioattivi.

Le donne usano una media di 12 prodotti per la cura personale al giorno che contengono sostanze chimiche; gli uomini ne usano circa 6 al giorno. Molte di queste sostanze agiscono come estrogeni, disturbando le naturali funzioni del corpo, accendendo o spegnendo i segnali ormonali. Quando il sistema metabolico e di disintossicazione diventa sovraccarico, le sostanze chimiche si sommano. Accumulandosi, aumentano di conseguenza gli impatti negativi sulla salute.

Come se ciò non bastasse, le sostanze chimiche vengono trasmesse dalla madre al bambino nell’utero. I ricercatori hanno analizzato il sangue del cordone ombelicale dei neonati in Europa e Nord America, rilevando una media di 200 sostanze chimiche industriali cosmetiche su ogni neonato testato. Oggi, quindi, i bambini sono già contaminati da tossine artificiali prima di nascere.

Le sostanze chimiche utilizzate nei cosmetici finiscono per inquinare non solo i corpi, ma anche la nostra comunità. La ricerca indica che gli ingredienti cosmetici tossici finiscono nell’ambiente dalla produzione fino allo smaltimento. Finiscono nell’acqua potabile, nei fiumi, nei laghi e arrivano fino ai campi agricoli destinati alla produzione alimentare.

Insomma, senza una ricerca sulla salute a lungo termine e dei regolamenti tangibili, i prodotti cosmetici sono fondamentalmente un esperimento gigante condotto a nostre spese.

Sicurezza del consumatore

Visto che i regolamenti non sono affatto ferrei, sta al consumatore informarsi in modo da potersi proteggere. Il modo migliore è quello di leggere con cura la lista degli ingredienti e valutarli al pari di quelli che ingeriamo. Dal momento che la pelle è assorbente, gli ingredienti devono essere puri come i cibi che mangiamo. Se non lo mangereste, non mettetelo nemmeno sulla pelle!

Non bisogna nemmeno farsi infatuare da ciò che appare sulla parte frontale dell’etichetta, perché le diciture biologico, vegetale o naturale possono riguardare solo una minima percentuale del contenuto.

Normalmente, il produttore che fornisce più informazioni sul suo prodotto è colui del quale ci si può fidare. Sono molte le aziende cosmetiche che offrono prodotti senza sostanze chimiche, basta cercarle e magari poi consigliarle anche alle amiche, così da diffondere sempre più consapevolezza e salute.

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Articolo di generazionebio.com
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