SFATATO IL MITO DELLE OTTO ORE DI SONNO?

8-ore-sonnoUn numero sempre crescente di prove, scientifiche e storiche, suggerisce che il ciclo di otto ore di sonno potrebbe non essere una soluzione naturale per l’uomo.

Un esperimento condotto nel 1990, ad esempio, sembra indicare che, quando osservati, i pazienti dormivano per quattro ore, per poi svegliarsi per una o due ore e ricadere nel sonno per un altro ciclo di quattro ore.

Più di recente, gli storici hanno scoperto numerose testimonianze secondo le quali gli esseri umani erano soliti dormire in due segmenti separati.

Le prove comprendono diari, documenti processuali, testi medici e letteratura nei quali si fa riferimento a questi due cicli di sonno in maniera chiara, come se all’epoca fosse un’abitudine normale e diffusa.

Secondo la BBC “…I riferimenti ai due cicli di sonno hanno iniziato a comparire nel corso del tardo XII° secolo. Nel 1667, Parigi fu la prima città al mondo a illuminare le sue strade e alla fine del secolo più di 50 tra le principali città europee erano illuminate di notte. Così la notte assunse un’aria affascinante e passare le ore sdraiati a letto era considerata una perdita di tempo. Dal 1920, invece, l’idea dei due cicli distinti di sonno sparì del tutto dalla nostra coscienza sociale”.

LA VEGLIA NOTTURNA PUO’ ESSERE PERFETTAMENTE NATURALE
Secondo lo studioso Roger Ekirch i recenti cambiamenti storici legati a questo modello potrebbero essere alla radice di quella condizione che viene identificata come uno dei disturbi dell’insonnia, dove un individuo si sveglia durante la notte e ha difficoltà a riaddormentarsi. Lo psicologo del sonno Gregg Jacobs concorda sul fatto che abbiamo deviato dal nostro modello evolutivo e che svegliarsi di notte è uno standard della fisiologia umana.

L’idea diffusa che dobbiamo dormire in un unico blocco di ore potrebbe anzi risultare dannosa, perché rende inquiete le persone che si svegliano nel cuore della notte in ansia.

Russel Foster, professore di Neuroscienze Circadiane a Oxford, condivide questo punto di vista, poiché le persone che si svegliano di notte vanno nel panico. Jacobs suggerisce inoltre che il periodo di veglia tra i due cicli di sonno potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nella capacità umana di regolare lo stress in modo naturale.

Secondo Ekirch, quelle ore notturne di veglia venivano usate spesso per la contemplazione silenziosa e per l’introspezione, oltre a passatempi più attivi come fare l’amore. Oggi molte persone semplicemente non si ritagliano il tempo adeguato per contemplare la vita e questo può aumentare ansia, stress e depressione. Questo significa che quando capita di svegliarsi nel cuore della notte, invece di farsi prendere dal panico e preoccuparsi di non dormire a sufficienza, è utile rilassarsi.

LE FASI NATURALI DEL SONNO

Secondo lo psicologo del sonno Gregg Jacobs si passa attraverso quattro fasi di sonno ogni 60-100 minuti.

Fase 1: Sonnolenza, stato di rilassamento tra la veglia e il sonnolenza

Fase 2: Stato di sonno poco profondo. In questa fase di può ancora avere la percezione di essere svegli, quindi dormire senza rendersene conto pienamente

Fase 3: Sonno profondo. Una volta raggiunta questa fase è difficile svegliarsi, poiché c’è poca attività fisiologica in corso.

Fase 4: Si rientra brevemente nella fase 2, prima di arrivare alla fase REM del sonno, lo stato del sogno.
Per comprendere il motivo per cui è difficile addormentarsi o rimanere addormentati, occorre capire che il sonno è il risultato dell’interazione tra due classi di variabili: sonnolenza e rumore.

Sonnolenza – In condizioni normali, il sonno dovrebbe aumentare gradualmente nel corso della giornata, con un picco poco prima di andare a letto la sera. Questo è l’ideale per raggiungere la fase 1 indicata in precedenza.
Rumore – Si riferisce a qualsiasi tipo di stimolazione che inibisce o disturba il sonno. Se il rumore è concettualmente più grande del livello di sonnolenza, è difficile addormentarsi. Il “rumore” si verifica in tre zone: a livello mentale, a livello fisico e a livello ambientale.

Secondo il dottor Rubin Naiman, psicologo, insegnante e leader di medicina integrativa legata al sonno, uno dei più comuni sintomi di insonnia è quella condizione definita popcorn cognitivo. Questa si verifica quando la mente produce pensieri incontrollabili, che impediscono di addormentarsi ed è una delle forme più comuni di rumore mentale. Altre forme di rumore includono quelli fisici come dolore, disagio, indigestione, residui di caffeina assunta troppo tardi nella giornata, e rumori ambientali come il partner che russa, musica, luci o una stanza troppo calda.

Al fine di addormentarsi più facilmente, quindi, e riposare bene, occorre che il livello di sonnolenza sia elevato e quello di rumore sia basso. Questo comporta il miglioramento della qualità del sonno, che può fornire benefici anche se la sua durata non è quella convenzionale. Dormire meno, ma dormire meglio.

I SONNIFERI AUMENTANO IL RISCHIO DI MORTALITA’

Purtroppo, la maggior parte delle persone non si preoccupa di prendere del tempo per analizzare una situazione e capire quale sia la causa del disturbo del sonno e risolve assumendo una pillola.
Si stima che una percentuale tra il 6 e il 10% di adulti utilizzi sonniferi; un’abitudine assai pericolosa, che può aumentare il rischio di cancro e di morte prematura. I sonniferi legati a questi rischi sono le benzodiazepine, barbiturici e sedativi antistaminici. Va anche detto – oltre il danno, la beffa – che la maggior parte dei sonniferi è inefficace. Alcuni studi dimostrano come i farmaci accelerino la fase dell’addormentamento di soli 13 minuti.

OTTIMIZZARE IL SONNO
Due rumori ambientali che possono rendere difficile il sonno sono luce e temperatura.

  • evitare di guardare la tv o di passare del tempo davanti al computer, la sera. Queste tecnologie hanno un impatto negativo sul sonno: gli schermi emettono luce blu, identica a quella a cui si è esposti all’aperto durante il giorno. Questo inganna il cervello, facendogli credere che sia ancora giorno, ostacolando la secrezione di melatonina. In circostanze normali, il cervello inizia a secernere melatonina tra le 21 e le 22. Quando questo ciclo naturale viene interrotto a causa di un’esposizione eccessiva alla luce dopo il tramonto, può subentrare l’insonnia.
  • dormire in completa oscurità: anche la più piccola luce può disturbare l’orologio interno e la produzione di melatonina e serotonina. Anche il bagliore della radiosveglia può interferire con il sonno. L’unica luce consentita in camera da letto deve essere di colore rosso, perché quelle lunghezze d’onda non ostacolano la produzione di melatonina.
  • mantenere la temperatura della camera da letto sotto i 22°C. Una temperatura superiore o inferiore può causare sonni agitati; quando si dorme, la temperatura interna del corpo scende e se il divario è troppo grande rispetto a quella esterna si possono registrare dei disturbi.
  • spostare sveglie e dispositivi elettrici dal comodino e mantenerli ad almeno 3 metri di distanza. I campi elettromagnetici disturbano il sonno e possono avere effetti negativi a lungo termine.

MELATONINA: UN AIUTO NATURALE PER DORMIRE
Se i sonniferi sono dannosi, è utile tenere in considerazione un integratore di melatonina, che contribuisca ad aumentare la sonnolenza.

A dire il vero è però preferibile aumentare i livelli di melatonina in modo naturale, esponendosi alla luce del sole di giorno e al buio completo di notte.. Seguendo questo semplice accorgimento, si promuoverà il corretto funzionamento del proprio ritmo circadiano naturale, essenziale per un ciclo di sonno adeguato. Quando per qualche ragione questo non è possibile, un ottimo aiuto alla produzione naturale di melatonina è fornito dal patch Silent Nights di LifeWave.

Recentemente il dottor Norman Shealy, medico di fama mondiale, ha concluso uno studio clinico sulla qualità del sonno utilizzando questa tecnologia; lo studio è stato condotto in doppio cieco e controllato con placebo, su pazienti di età compresa tra 18 e 80 anni. Questi i risultati:

  • 80% ha riscontrato una maggiore durata del sonno
  • 76% ha riscontrato una maggiore qualità del sonno
  • 52% ha riscontrato una riduzione della sonnolenza diurna

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Articolo di generazionebio.com
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