Gli effetti secondari e i falsi miti sull’acido acetilsalicilico

aspirinMolti medici raccomandano ancora l’utilizzo dell’acido acetilsalicilico come principio attivo per la prevenzione delle malattie cardiache.

Le prove a sostegno di questa abitudine sono sempre state deboli, ma nell’ultimo decennio lo sono diventate ancora di più. E’ stato infatti dimostrato che la cosiddetta cardioaspirina, assunta anche in dosi basse, può avere degli effetti secondari significativi.

Recenti studi hanno infatti rivelato una serie di controindicazioni, che suggeriscono che i benefici dell’acido acetilsalicilico, come delle statine, possono essere messi in ombra dai rischi, specialmente se si considera che esistono misure alternative di prevenzione sicure ed efficaci.

Pressoché ogni farmaco presenta degli effetti collaterali, compreso questo prodotto che ormai si trova in commercio da un centinaio di anni e la cui efficacia è stata probabilmente sopravvalutata.

Circa dieci anni fa, il dottor John G.F. Cleland, cardiologo presso la University of Hull in Gran Bretagna, ha scritto un eccellente articolo pubblicato sul British Journal of Medicine, che metteva in dubbio l’efficacia della terapia con acido acetilsalicilico per la prevenzione degli attacchi cardiaci. Sulla base di una serie di meta-analisi condotte all’interno di un enorme gruppo di ricerca che segue oltre 100.000 pazienti ad alto rischio di eventi cardiaci, il dottor Cleland ha concluso che la terapia non è da considerarsi come salvavita.

Ecco i principali punti attraverso i quali l’affermazione viene motivata:

  • l’attività anti-aggregante piastrinica non è sicura ed efficace come si riteneva.
  • tutte le grandi sperimentazioni che hanno coinvolto pazienti trattati con questo principio attivo, dopo essere stati colpiti da un attacco di cuore, non mostrano alcun beneficio per il tasso di mortalità. In altre parole, coloro che lo assumono non vivono più a lungo rispetto a chi non lo fa.
  • l’acido acetilsalicilico cambia la modalità in cui si presentano gli eventi vascolari, ma non li previene. Il numero di eventi non fatali si riduce, ma si è notato un aumento delle morti improvvise, poiché sembra che questo principio attivo possa nascondere un evento cardiaco in corso.

Nel 2003 il dottor Cleland ha pubblicato i risultati di un nuovo studio sull’Heart Journal, in cui ha indagato le strategie anti-trombotiche in 279 pazienti con insufficienza cardiaca. Ne è risultato che i pazienti che avevano ricevuto il trattamento con questo farmaco hanno avuto un peggioramento dell’insufficienza cardiaca.

Nel 2010 un altro studio ha esaminato alcuni pazienti per comprendere se chi stava assumendo il prodotto prima di una sindrome coronaria acuta fosse a più alto rischio di disturbi ricorrenti o mortalità. Ne è risultato che i pazienti che lo stavano assumendo presentavano un più alto rischio di recidiva di infarto e problemi cardiaci associati.

Anche Harvard, nel 2005, ha concluso uno studio di 10 anni su quasi 40.000 donne sane, senza riscontrare alcun beneficio dalla terapia con aspirina per il cuore.

E’ noto che le malattie cardiovascolari rappresentino una seria preoccupazione per chi ha il diabete: tre studi hanno cercato di stabilire se l’acido acetilsalicilico fosse in grado di offrire un grado di protezione in questi casi. I vantaggi si sono rivelati inesistenti.
Il primo studio risale al 2009, pubblicato sul British Medical Journal, e non ha trovato alcuna chiara evidenza dell’efficacia dell’aspirina nella prevenzione di eventi cardiovascolari in pazienti diabetici. Un altro studio condotto in Svezia ha riscontrato, oltre a nessun vantaggio in tal senso, un aumento del rischio di sanguinamento grave. Risultati simili in uno studio del 2010 condotto nel Regno Unito. Anzi, a quanto pare oltre a non avere alcuna efficacia, comporta dei seri rischi.
Un uso di routine di un farmaco a base di questo principio attivo è stato associato a:

  • ulcera duodenale
  • aumento del rischio di riscontrare un cancro al seno per le donne
  • aumento del rischio di insufficienza renale
  • cataratta, perdita dei capelli e tinnito
  • sanguinamento, specialmente nel tratto gastro-intestinale

Esistono studi elencati su GreenMedInfo che mettono in relazione questo prodotto con 51 diverse malattie. Come già detto l’effetto collaterale più consolidato è il sanguinamento, che deriva dall’interferenza con le piastrine – le cellule che permettono al sangue di coagularsi. Anche basse dosi a lungo termine possono raddoppiare il rischio di sanguinamento gastrointestinale. Uno studio condotto di recente su alcuni volontari sani ha riportato, dopo sole due settimane, una serie di lesioni nel piccolo intestino, in grado di interferire con il flusso di sangue.

Il sanguinamento è particolarmente pronunciato nei pazienti anziani, che sono poi coloro che più di frequente utilizzano questo prodotto a scopo profilattico per proteggersi dalle malattie cardiovascolari. Considerati gli effetti negativi, perché rischiare quando esistono alternative più sicure ed efficaci? Una di queste alternative è la pratica dell’earthing, la messa a terra.

earthing

Praticare earthing può essere una delle strategie migliori per prevenire i coaguli del sangue. E’ molto semplice: basta camminare a piedi nudi sulla terra, in un prato, in un giardino. Con questa pratica, avviene un trasferimento di elettroni liberi dalla terra al corpo: questi elettroni sono tra i più potenti antiossidanti che l’uomo conosca, responsabili di positive implicazioni cliniche quali:

  • miglioramento della frequenza cardiaca
  • pelle più elastica e morbida
  • diminuzione dell’infiammazione

Questa pratica ha mostrato una serie di importanti benefici per la salute, compresa la diminuzione del dolore e dell’infiammazione, miglioramento del sonno e rallentamento del processo di invecchiamento. Inoltre, la cosiddetta messa a terra fluidifica il sangue, rendendolo meno viscoso. Questo dato è importante, considerato che ogni aspetto della malattia cardiovascolare è stato correlato con un’elevata viscosità del sangue.

Gli esperti di earthing Stephen Sinatra e James Oschman misurano la viscosità del sangue usando un metodo chiamato Potenziale Zeta, che misura quanto velocemente i globuli rossi migrano in un campo elettrico. Quando si tocca la terra a pedi nudi, il potenziale zeta aumenta rapidamente, ovvero i globuli rossi hanno più carica sulla loro superficie, e si allontanano l’uno dall’altro.

L’earthing permette al sangue di fluire più facilmente e alla pressione di abbassarsi.

Ne consegue che i globuli rossi sono meno inclini a unirsi e a formare un coagulo; si respingono, anzi, come due magneti con lo stesso polo. I coaguli di sangue, anche quelli di dimensioni esigue, possono formare una massa che può uccidere all’istante (come l’embolia polmonare). Questo è quindi fondamentale nella prevenzione di infarto e ictus.

Il tema dell’earthing è stato ampiamente trattato in precedenza in questo articolo, dove si spiegano le affinità tra questa pratica e il funzionamento e i principi della fototerapia.

La vera chiave per prevenire le malattie cardiache è utilizzare un approccio combinato, che tratti tutti gli aspetti. Evitare quindi cibi industriali, conservanti, additivi, dolcificanti artificiali; assumere adeguate quantità di vitamina D e K; fare esercizio fisico; ottimizzare il sonno, essenziale per ogni aspetto della salute; ottimizzare il peso corporeo e tenere d’occhio la pressione sanguigna, i livelli di glicemia, di insulina e di ferro.

Fonte mercola.com
Photo 1 by Alvimann

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Articolo in lingua italiana a cura di generazionebio.com. E’ possibile riprodurlo non a scopi commerciali e integralmente solo citando la fonte e con un link cliccabile che punti all’articolo originale in italiano.

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