CELLULARI, CANCRO E LOBBY: TUTTA LA VERITA’

cellulari-staglianoÈ il 28 aprile 1995 quando, nel bel mezzo di un pranzo di lavoro, Lloyd Morgan sviene in preda alle convulsioni. All’ospedale gli diagnosticano un meningioma.

Una volta tolto, chiede all’oncologo quale possa essere la causa: il verdetto probabile è campi elettromagnetici, quelli in cui, da ingegnere elettrico è stato immerso da sempre. Quel giorno è iniziata la sua battaglia. Ormai sono passati tanti anni, il dibattito è proseguito confuso e in sordina, ma qualche passo in avanti è stato fatto.

Quella legata alla pericolosità dei telefonini è una storia infinita e poco chiara. Che ha, però, trovato un importante punto fermo nella decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel maggio 2011, di includerli tra le sostanze che possono causare il cancro. 31 specialisti, provenienti da 14 paesi diversi, hanno trascorso un’intera settimana a Lione, analizzando la migliore letteratura scientifica sul tema. Al termine l’Oms ha emesso il verdetto: i telefonini possono causare il cancro. Jonathan Samet, che guidava il gruppo di lavoro, ha dichiarato: “Le prove che continuiamo a raccogliere, sono forti abbastanza per giungere a questa conclusione e per includere i telefonini nella categoria dei carcinogeni di tipo 2B”. La categoria riguarda il possibile rapporto di causalità, che è probabile nel 2A e certo nel gruppo 1. In contemporanea, sono state consigliate le corrette misure per ridurre l’esposizione, come l’utilizzo di auricolari.

Si tratta senza dubbio di una svolta, dopo anni di dibattito in cui il campo scientifico ha mostrato di essere spaccato in due. Da un lato, studi costati milioni di dollari hanno dato come risultato un legame nullo tra utilizzo dei cellulari e incidenza dei tumori; dall’altro, uno studio svedese mostrerebbe come per ogni 100 ore di uso il rischio di glioma e neuroma aumenti del 5%.

Un altro passo importante che aiuta a fare chiarezza risale al dicembre 2009, quando il tribunale del lavoro di Brescia ha emesso una sentenza unica, condannando l’Inail a versare una pensione di invalidità a un manager, Innocente Marcolini, riconoscendo un nesso tra il suo tumore e una media giornaliera di cinque ore tra cellulare e cordless.

Marcolini ha dichiarato “Il mio esempio potrebbe dare il via a una class action. Così tutto questo dolore sarà servito a qualcosa. A sensibilizzare chi passa le giornate con quelle pistole puntate alle tempie”.

Finalmente qualcosa sta iniziando a muoversi, se si pensa che la Francia ha vietato la pubblicità dei cellulari mirata ai ragazzini e ne scoraggia pesantemente l’uso. Lo stesso capita in Israele, Finlandia e Russia.

Intanto Lloyd Morgan ha rinunciato al cellulare e ha continuato con il suo attivismo, giocando un ruolo decisivo nell’approvazione di una legge che obbliga i rivenditori di cellulari di San Francisco a esporre i livelli di radiazioni emessi dai diversi modelli. L’obiettivo è ora quello di far passare la stessa legge anche in altri stati e contee.

Tutte queste storie e i loro protagonisti, si trovano sulle pagine di un libro disponibile da qualche tempo, “Toglietevelo Dalla Testa”, firmato dal giornalista di la Repubblica Riccardo Staglianò, edito da Chiarelettere.

Il libro è un viaggio alla ricerca di storie, testimonianze e fatti, con lo scopo di approfondire ciò che, dalla comparsa del telefonino a oggi, nessuno ha mai voluto dirci con chiarezza. Staglianò ha accettato di concedere qualche minuto del suo prezioso tempo a Generazione Bio, per raccontare questa sua esperienza assai coraggiosa, che potrebbe infastidire i giganti della telefonia.

L’input per il libro è arrivato per caso: ci racconti cosa è successo è cosa ti ha spinto ad approfondire l’argomento, andando in giro per il mondo a raccogliere testimonianze e prove sulla pericolosità dei telefoni cellulari?
L’idea mi è venuta leggendo le istruzioni del mio smartphone. C’era scritto di tenerlo a 1,5 cm dal corpo. Un’assurdità: nessuno lo fa, né lo sa. Altri modelli dicono di peggio: 2,5 cm. Nessuna azienda si sogna di consigliare di utilizzare con moderazione il proprio prodotto a meno che non abbia la pistola puntata alla testa. Allora ho cominciato a capire quale potesse essere un motivo così grave. Da lì è iniziata l’inchiesta che mi ha portato a fare un lungo viaggio, per metà svolto negli Stati Uniti, un quarto in Scandinavia e un quarto in Italia.

Venti anni fa, quando i cellulari non erano così diffusi, Larry King dedicò una puntata del suo show al potenziale legame tra cancro e uso del cellulare. Come mai solo ultimamente, anche grazie a questo libro, si torna sull’argomento? Perché il dibattito è rimasto così confuso e non sono state condotte e ufficializzate ricerche che potessero dare certezze in merito?
Perché mai come in questa storia ci sono numerosi conflitti di interesse in azione. Per primo quello dell’industria che, come tutte le industrie, fa di tutto (come dimostra la controffensiva dopo il “caso Larry King”) per neutralizzare i danni alla sua immagine promuovendo informazioni contrastanti rispetto a quelle allarmanti. Poi la scienza che, sempre più bisognosa di fondi, non vuole mordere la mano di chi la nutre (uno studio dimostra come, se i finanziamenti sono industriali, la probabilità di riscontrare un rischio sia del 27% contro il 68% se i fondi sono invece indipendenti). Poi i governi che, in tempi di crisi, non se la sentono di mettere i bastoni tra le ruote di un’industria che paga loro dei bei soldi facili. Nell’ultima asta per le frequenze il governo italiano ha intascato circa 3 miliardi di euro vendendo le licenze per lo spettro. Aria, insomma. Poi i media, che della pubblicità dei telefonini campano (in Italia tra i 10 principali investitori pubblicitari, quattro sono telefonici). Infine noi, gli utenti, che non vogliamo certo ammettere che il nostro giocattolino preferito ci possa fare male, ci stia tradendo.

Dopo aver raccolto così tanti dati sui potenziali danni causati dal telefono cellulare, come è cambiato il tuo utilizzo quotidiano di questo strumento ormai indispensabile per tutti?
Uso il vivavoce ogni volta che posso. Oppure l’auricolare. E passo sulla linea fissa ogni volta che è a portata di mano. Quando niente di tutto questo è possibile riduco al massimo la durata della comunicazione. Però la prevenzione dovrebbe riguardare tutti. Ci sono oltre 5 miliardi di utilizzatori di telefoni cellulari nel mondo. È probabilmente l’apparecchio elettronico più diffuso e sicuramente quello a cui siamo più esposti. Quanto tempo passiamo davanti alla tv? E quanto invece con il cellulare addosso, sul corpo, a volte a contatto con la testa? Gli italiani hanno da sempre un record, che mantengono e aggiornano. La penetrazione dei cellulari è del 150 per cento, ovvero ce n’è 1,5 per persona. E ora hanno anche quello degli smartphone: rispetto alla popolazione nessuno ne ha tanti come noi. E poi parliamo, parliamo, parliamo.

Cosa vuoi dire alle persone che, nonostante le prove siano ogni giorno più lampanti, continuano a fare un uso dissennato del telefono cellulare?
Rispondo con le parole di Innocente Marcolini, ex manager di una grande impresa che per lavoro parlava 5-6 ore al giorno tra cordless e cellulare. Un tribunale di Brescia ha stabilito che quest’uso è stato con-causale della sua malattia e gli ha riconosciuto una pensione di invalidità. E’ il primo caso al mondo. Lui, ricordando il calore dell’orecchio dopo quelle lunghe conversazioni, dice che se qualcuno ne avesse parlato non si sarebbe mai sottoposto a quel rischio. Ecco, chi legge il libro non potrà più dire: “Io non sapevo“.

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 Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
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Monica Vadi

Monica Vadi

Terapista e docente base in Cromopuntura secondo Peter Mandel, si è diplomata presso l'Internationales Mandel Institut Für Esogetische Medizin. E' abilitata alla lettura della foto D.E.P.T. (Diagnosi Energetica Dei Punti Terminali) e si è specializzata come Holistic Health Coach / metodo Well Aging Quantico. Vive e lavora a Torino dove riceve su appuntamento. Per fissare una consulenza: [email protected] / +39 392 7650931

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