I disturbi legati al cibo non sono solo la rappresentazione di un profondo conflitto con la figura materna, ma anche una forma di rinuncia alla vita.
Dietro alla parola cibo si nascondono molte sfumature e spesso ciò che porta a sviluppare un disturbo alimentare è una complessa trama emotiva. Non è un caso che questo argomento, ogni volta che viene discusso, porti quasi sempre a reazioni aggressive, estremiste e persino violente. Perché ognuno vuole difendere le proprie credenze e abitudini in relazione al cibo. Questo avviene dal momento che il cibo rappresenta un nodo emotivo irrisolto, che evoca conflitti profondi legati alla protezione e alla cura ricevute da bambini. Il cibo, infatti, non è solo nutrimento fisico, ma è il simbolo di quanto ci amiamo, di quanto rispettiamo quel tempio divino che è il nostro corpo e di quanto ci siamo sentiti amati e nutriti da nostra madre.
Il cibo e la figura della madre: un conflitto primordiale
Quando si parla di cibo, non si può non pensare alla nostra prima esperienza di nutrimento, che è per forza di cose strettamente legata alla madre. È dalla madre che riceviamo il primo boccone: ecco come mai il nostro rapporto con il cibo può diventare un riflesso di quello che abbiamo con lei. In situazioni di conflitto con la figura materna, o quando si instaura un legame simbiotico o ossessivo, ma anche quando la mamma è assente, possono emergere diversi disturbi alimentari, comprese le intolleranze. La fame nervosa, ad esempio, può essere interpretata come la ricerca di quel nutrimento emotivo che è in qualche modo – e per vari motivi – venuto a mancare.
Le intolleranze alimentari: l’eco di un dolore lontano, rimosso dalla coscienza
Nemmeno le intolleranze alimentari sono esclusivamente una reazione fisica a determinati alimenti. Spesso, dietro di esse si nasconde molto di più. Quando consumiamo un cibo a cui apparentemente siamo intolleranti, può accadere che si risvegli il ricordo di una situazione che abbiamo rimosso dalla coscienza, ma che continua a vivere in noi ad un livello più profondo. In questo senso, è come se ogni alimento fosse il simbolo di un conflitto passato che non è stato risolto. Motivo per cui la soluzione definitiva non potrà limitarsi alla sua esclusione dalla dieta: bisognerà andare a riportare ordine anche su altri piani.
Obesità e ritenzione idrica: il conflitto del profugo
L’obesità, specialmente quando legata alla ritenzione idrica, può essere vista come l’espressione di un sentimento di mancanza di amore e protezione. Chi soffre di obesità spesso si sente come un pesce fuor d’acqua, come un profugo orivo di qualsiasi punto di riferimento. È un individuo che sente la mamma lontana ed è convinto che nessuno lo ami e lo protegga e che, proprio per questo, sente di dover ogni giorno attraversare il deserto. Inoltre, nell’economia dell’amore, questo genere di persona tende a dare molto agli altri, ma raramente a ricevere (o accettare) qualcosa in cambio, alimentando di conseguenza il senso di colpa e la percezione di vuoto interiore. Ecco che allora gonfiarsi diventa una forma di difesa, un modo per proteggersi dal senso di solitudine e di abbandono.
La soluzione: amore, cura e presenza
La vera soluzione a disturbi alimentari non si può dunque limitare all’esclusione di determinati alimenti dalla dieta, come si è soliti fare. Il cibo non va considerato come un nemico. Al contrario, dovremmo imparare a nutrirci con cura e amore, dedicando il giusto tempo alla preparazione dei pasti – preferibilmente scegliendo i cibi che ci amiamo di più – e mangiando con lentezza e presenza. Quando si infonde amore nel cibo e lo si consuma in modo consapevole, il corpo lo accoglie in modo più armonioso, riducendo la possibilità che insorgano dei disturbi.
Perché a farci male è il nostro stato interiore, non il cibo. Quando finalmente ci sentiamo nutriti emotivamente e impariamo ad essere in pace con noi stessi, il rapporto con il cibo cambia. Ecco perché le cose da fare sono:
- prendersi cura di sé
- nutrire il proprio corpo con amore
- sciogliere risolvere i conflitti che ci ingabbiano nel passato
- regolare e armonizzare il rapporto con la mamma
Perché solo così sarà possibile tornare a godere del cibo e a gustarselo. Insieme a questo, riemergeranno, per analogia, anche la gioia e il gusto per la stessa vita.
ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE UFFICIALE SU TELEGRAM PER RICEVERE E LEGGERE RAPIDAMENTE TUTTI I NUOVI ARTICOLI
Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Freepik
Copyright – Se non diversamente specificato, tutti i contenuti di questo sito sono © GenerazioneBio.com/Tutti i diritti riservati – I dettagli per l’utilizzo di materiali di questo sito si possono trovare nelle Note Legali.