La ragione principale per cui le persone hanno difficoltà a cambiare, o meglio, a tornare ad essere se stesse, dipende da una proprietà del cervello che ha il compito di mantenerci al sicuro. Questa caratteristica ha il ruolo di tenerci saldamente nel recinto di ciò che è già noto. In quella che si definisce comfort zone.
Questo spiega anche perché molti bambini, una volta adulti, tendono a mantenere uno stato economico simile a quello della famiglia di origine. Ma non solo: tenderanno a vivere nella stessa città, nello stesso quartiere, a contatto stretto con le persone con cui sono cresciute. Non per una scelta genuina, però, o perché abbiano gli stessi interessi o i medesimi obiettivi. Semplicemente “perché tutti fanno così”.
Questo spiega molte cose, ma non vuol dire che debba essere così per chiunque.
Ogni persona è unica e ce ne sono molte che scelgono di vivere diversamente e di muoversi nel mondo in modo difforme ai dettami sociali e famigliari. Ecco perché, più facilmente, queste persone si realizzano: non vivono la vita degli altri, ma quella giusta per loro.
Come fanno? Imparano a gestire la mente, le loro emozioni e il loro istinto per uscire da tutto ciò che è famigliare, avvicinandosi ad altri individui che fanno altrettanto.
A volte, per trovare la propria direzione basta solo circondarsi di persone affini, che ci sostengano e ci stimolino. La verità, purtroppo, è che al contrario tendiamo a intrattenere legami sociali per obbligo o per abitudine, anche se questi ci ostacolano, ci demotivano e ci tarpano le ali. Allontanandoci dal compimento del nostro sé e della nostra missione.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
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Immagine di Freepik
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