Quando la vita ci mette davanti a un evento tragico come una perdita, un lutto, o qualsiasi cosa che venga vissuta come una battuta di arresto, alcune persone restano tramortite. Come se avessero preso una botta in testa fortissima, che li lasciano in uno stato confusionale. Allora, iniziano a prendersi in giro. Ricorrono a farmaci, a sostanze psicoattive e cercano ogni tipo di distrazione futile.
Purtroppo, il solo fare finta di niente non porterà quel dolore emotivo a sparire davvero. Esso sarà sempre presente: semplicemente, facciamo di tutto per non provarlo. Anestetizziamo i nervi per non sentirlo. Ma questo rimane lì, saldamente, urlando dall’interno anche se non lo vogliamo sentire.
Questa illusione non può però durare per sempre. Il rischio, se lo si ignora per troppo tempo, è che ad un certo punto esploda come una pentola a pressione, non lasciando più scampo.
La sola via d’uscita da un grande dolore non può e non deve essere questa.
Per uscirne, è necessario attraversare la tragedia, confrontarsi con lei, sentirla in ogni atomo e piangere ogni lacrima.
Quando una persona vive un grande dolore, spesso sperimenta l’aggravante di ritrovarsi da sola, però, se sceglie di affrontarlo. Perché chi ha intorno non capisce o cerca in ogni modo di dare spiegazioni o risposte non richieste. Oppure, semplicemente, gli altri non sanno cosa dire e si allontanano.
Un giorno un uomo disse a un suo studente che aveva appena vissuto una grave perdita:
Non ho risposte o giustificazioni per ciò che è accaduto, ma posso stare qui e piangere con te
Le lacrime hanno un potere catartico e di guarigione. Non c’è nulla di male nel piangere, nell’accettare la propria vulnerabilità.
Attraversare momenti di dolore fa parte della natura umana.
Non tutti sono però capaci di accettarlo, perché sono convinti che piangere e soffrire sia sinonimo di debolezza.
È naturale che una persona che soffre pianga.
Per uscire da un dolore forte, o per stare accanto a qualcuno che vive una tragedia ed è afflitta, non servono risposte, concetti filosofici o spiegazioni di quel che è successo.
Nemmeno una mente elevata può parlare a un cuore che sanguina.
Le tragedie umane sono troppo potenti, troppo forti. La mente non è in grado né di capirle, né di gestirle.
Ecco perché serve andare più in profondità e raggiungere quel luogo protetto che è il solo in grado di aiutarci a processare un grosso dolore emotivo.
Questo luogo è il cuore. Perché solo riscoprendo giorno dopo giorno l’amore, la fiducia e la speranza sarà possibile voltare pagina davvero, sicuri di avere sciolto quella sofferenza e di averla trasformata in una ricchezza con cui procedere il cammino.
Per arrivare al cuore serve silenzio. Per guarire bisogna azzerare il rumore assordante esteriore. E stare in quello che c’è. Finché non si consuma e svanisce.
Ugualmente, chi pensa di non saper stare vicino a chi soffre, impari a comportarsi da persona matura. A volte una presenza silenziosa è di più grande aiuto di tante inutili chiacchiere. Purché sia una presenza materiale ed effettiva, non soltanto promessa.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Freepik
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