Si parla tanto di risveglio ed è innegabile che le circostanze che hanno cercato in questi anni di stimolarlo in tutta l’umanità siano state innumerevoli.
Per una ragione o per l’altra, la gran parte di noi ha vissuto qualcosa di molto forte, che è arrivato come un fulmine a ciel sereno, a rappresentare la chiamata dello Spirito e la spinta ad andare oltre l’ordinario.
Che si fosse più o meno pronti a uscire dalla monotonia di un mondo vecchio, basato su una mera sopravvivenza priva di significato, è un fatto.
Ciò che però non si sta ancora manifestando pienamente è il passaggio all’azione. Una cosa è essere chiamati e risvegliati a quel potenziale più grande che giace dormiente in ognuno di noi; un’altra è la piena realizzazione di quel potenziale.
Molte persone, dopo la tempesta del risveglio rimangono bloccate, perché non sanno come utilizzare questa nuova consapevolezza. Si indirizzano verso percorsi fatui, che hanno l’efficacia di un belletto, ma che non consentono di realizzare davvero qualcosa di concreto, che dia un senso a quel passaggio così complicato.
Una volta che i nostri occhi si affacciano verso la realtà, è come aprire il vaso di Pandora. A quel punto, il lavoro da fare è vasto, impegnativo e qualche volta anche doloroso.
È necessario prima guarire le antiche ferite e poi aprirsi alla scoperta del vero scopo della propria vita, affrontando a volte ostacoli che appaiono insormontabili.
Molte anime prima di noi hanno percorso questo cammino. I nostri antenati lo hanno fatto con una saggezza che è stata trasferita al nostro DNA, quella struttura che ci connette alla fonte e dove è registrata la mappa del nostro destino.
Un destino niente affatto inesorabile, ma che può essere scritto e riscritto, pur mantenendo fede a ciò che siamo venuti qui a manifestare.
È un processo di auto-scoperta, che come meta finale ha il proprio Sé, la propria autenticità.
Conoscere la propria natura fondamentale è il passaggio inevitabile per intraprendere una traiettoria di vita completamente nuova e più affine a chi siamo.
Tutto sta nel trovare il giusto sostegno, capace di fornire una mappa e una bussola, da seguire poi passo passo e in autonomia. Non sempre si tratta di una persona. A volte può essere anche un libro che arriva dritto al cuore, a indicare la via.
Senza impegno, senza dedizione e senza azione reale e profonda, la semplice chiamata dello spirito per dare luogo al risveglio diventa inutile.
Questo processo di scoperta dura tutta la vita, non può mai terminare. Non si arriva mai: finché si ha respiro, possiamo cogliere l’ispirazione giusta per manifestare sempre più a pieno chi siamo. Per poi tornare a casa con un bagaglio di saggezza più ricco di quando si è arrivati.
Dopo la tempesta del risveglio, una volta rimessi insieme i pezzi in cui siamo stati frantumati da una circostanza dirompente e inaspettata, che ha provocato un terremoto, occorre avviarsi verso il proprio cammino. Un cammino genuino, che non si limiti al lavoro di superficie. Solo così si arriva a spalancare la porta sul mondo per creare la propria realtà in modo nuovo e con atteggiamento attivo, senza aspettare inerti che le cose caschino dal cielo.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
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Immagine di Freepik
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