Nel mondo della salute e del benessere, soprattutto in tempi recenti, l’uso di vari strumenti e pratiche è spesso soggetto a dibattito. Gli organi ufficiali si arrogano il diritto di indicare quali discipline siano benefiche e quali siano dannose, sulla base della disponibilità o meno di prove scientifiche. In mancanza delle quali, spesso, molte pratiche vengono definite pseudoscientifiche.
Quello che si ignora è che molti di questi approcci non possono rispondere a un modello puramente scientifico e si basano su evidenze empiriche e sull’impatto positivo di alcuni di questi strumenti specifici, confermato dai cambiamenti duraturi nel benessere emotivo dell’individuo.
Il punto è che queste pratiche non sono alternative, ma complementari e offrono un approccio profondo, che permette di esplorare e sanare la radice dei disturbi, aiutando la persona ad affrontare le sfide in modo completo.
Cosa sono le pseudoterapie
Pseudo significa “falso”, quindi alcune terapie vengono a tutti gli effetti considerate false quando hanno un presunto scopo sanitario che non viene supportato da conoscenze o prove scientifiche che ne garantiscano efficacia e sicurezza. Il fine ufficiale di questa definizione sarebbe quello di proteggere i cittadini da possibili rischi per la salute.
Cosa sono le prove scientifiche
L’evidenza scientifica è un concetto utilizzato nel campo della medicina ufficiale e si riferisce alle informazioni che si ottengono attraverso la ricerca e l’analisi sistematica, che convalidano l’efficacia e la sicurezza di un trattamento.
I dati si ottengono in genere attraverso studi controllati, studi clinici randomizzati e revisioni sistematiche. Lo scopo è garantire che i risultati non siano frutto del caso, di pregiudizi o di erorri di metodo.
Cos’è l’evidenza empirica
L’evidenza empirica è un’informazione che si ottiene attraverso l’osservazione diretta e l’esperienza. Si basa su dati che vengono raccolti attraverso la percezione sensoriale e la sperimentazione pratica, senza per forza seguire metodi e protocolli della ricerca scientifica formale.
Le terapie definite pseudoscientifiche possono essere studiate seguendo il modello scientifico?
Sebbene sia possibile studiare scientificamente tutte le terapie, ci sono sfide logistiche e metodologiche, in particolar modo di finanziamento, che rendono la ricerca estremamente complessa e difficile da portare avanti con il rigore necessario ad ottenere il riconoscimento scientifico.
Le terapie complementari
Le terapie complementari sono quegli strumenti e tecniche che servono a raggiungere il benessere e si integrano con qualsiasi altro tipo di trattamento.
Queste terapie non dovrebbero essere viste come un’alternativa al trattamento medico tradizionale, ma come strumenti aggiuntivi, da integrare a diversi livelli. Per questa ragione, è fondamentale che i professionisti che li applicano siano ben formati e responsabili, per massimizzare i benefici ed evitare i rischi. La chiave sta proprio nella formazione e nell’etica di chi le pratica.
Cosa significa fare il terapeuta?
Il terapeuta è un professionista che si forma per aiutare le persone ad affrontare situazioni di difficoltà emotiva e fisica, ricorrendo a varie tecniche e approcci che abbiano lo scopo di fornire supporto nel gestire lo stress, migliorare le relazioni, risolvere i conflitti e conquistare uno stato di maggiore benessere fisico, mentale ed emotivo.
Un terapeuta può avere diverse specialità e qualifiche, ciascuna delle quali offre un approccio unico e complementare nell’aiutare le persone a superare le sfide e migliorare la qualità della vita.
Esistono le false terapie?
Che esistano le false terapie è evidente e sarebbe illogico e immorale affermare che qualunque approccio sia ugualmente efficace o che non esistano metodi dannosi. Ma il problema non risiede mai nella terapia in sé o nello strumento, ma nella persona che lo applica.
La sicurezza e l’efficacia di una tecnica o di uno strumento dipende, infatti, in gran parte da chi lo utilizza.
Chi è il falso terapeuta e come si presenta
I professionisti che operano ai margini dell’etica e dell’integrità professionale esistono in tutti i settori, sono tanti e hanno un profilo piuttosto evidente. Nel campo della terapia complementare, alcune caratteristiche aiutano a identificarli.
Mancanza di formazione o di credenziali
Un terapista legittimo dovrebbe avere una formazione adeguata nella propria area di specializzazione, se vuole accompagnare la persona a ritrovare il proprio benessere. L’assenza di formazione e di aggiornamento è il primo segnale di allarme.
Sebbene non possa essere la sola formazione di un terapeuta una garanzia della sua professionalità, alcuni requisiti minimi dovrebbero assicurare che abbia gli strumenti e le conoscenze necessarie per accompagnare gli altri in modo efficace.
Promesse esagerate di guarigione
I terapisti che garantiscono risultati o promettono una guarigione rapida e definitiva dovrebbero essere guardati con scetticismo. Un processo di riequilibrio di qualsiasi tipo è complesso e richiede non solo tempo, ma anche molto impegno. Non esistono garanzie assolute di successo.
Tempi lunghissimi di terapia
Trattenere i clienti in terapia per periodi prolungati, specialmente quando i progressi sono minimi o inesistenti è una pratica eticamente discutibile, che può creare dipendenza nel cliente. Cosa che ritarda ulteriormente il processo di recupero. Un terapeuta etico lavora in collaborazione con il cliente, stabilisce degli obiettivi chiari e raggiungibili e adatta la durata della terapia alle esigenze individuali del singolo.
Mancanza di etica professionale
È importante osservare se il terapeuta osserva le regole di riservatezza, stabilisce confini chiari e aderisce eventualmente a un codice etico professionalmente riconosciuto. Ci sono professionisti che oltrepassano i confini, abusano del proprio potere e risultano così totalmente inaffidabili.
Mancanza di empatia e comprensione
Un terapeuta deve dimostrare empatia, comprensione e rispetto nei confronti dei propri clienti. Se un terapeuta non ascolta o non capisce, forse non è la persona giusta a cui affidarsi.
Interpretazione personale
Tutte le informazioni fornite dal cliente non devono in alcun modo essere manipolate o derivare dalle proprie idee. Il terapeuta deve essere neutrale e attenersi a ciò che la persona sente davvero, non a ciò che egli pensa che provi.
Cosa succede quando un terapeuta non è etico e non ha una formazione adeguata?
Rispondere a questa domanda è semplice: diventa davvero un rischio per la salute.
Il pericolo di incontrare un professionista di questo tipo può avere un impatto emotivo e psicologico molto negativo.
Oggi in rete si incontra ogni tipo di figura, che magari ricorre a presunte doti divinatorie per comunicare al cliente di avere subito un abuso o un maltrattamento che nemmeno ricorda (o che, nella maggior parte dei casi, non ha davvero mai subito); che si arroga il diritto di dire, se non di ordinare, al cliente quali scelte importanti prendere nella vita (interrompere un rapporto di coppia, ad esempio). Questo è un abuso di potere su una persona che è vulnerabile, dato che attraversa un momento difficile. Un comportamento del genere può provocare danni anche irreversibili.
Se è vero che una persona probabilmente incontra sempre chi è funzionale alla suo percorso in quel momento, analogamente è impensabile che un architetto e un ingegnere non qualificati costruiscano un edificio senza attenersi alle norme di sicurezza e accettare poi di buon grado, di fronte al crollo della struttura, che le vittime finite sotto le macerie fossero lì perché quella era l’esperienza utile a loro in quel momento.
Inoltre, questo tipo di figure, che non si possono definire professionisti, offuscano la reputazione di tutto il settore, compresi quelli che si dedicano seriamente all’utilizzo di strumenti terapeutici utili ad accompagnare gli altri. Chi si impegna a mantenere il prestigio della propria professione e lavora con integrità etica, non può far finta di niente e accettare di buon grado tutto questo.
Ecco perché non c’è da stupirsi se, dall’esterno, molti approcci complementari vengano ancora visti con scetticismo e classificati come pseudoscientifici. Purtroppo, ancora una volta, il problema non risiede nello strumento, ma nella persona che lo utilizza.
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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Freepik
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