Buongiorno… e benvenuto settembre! Il mese che per molti rappresenta il vero capodanno, dove tutto ricomincia o riparte.
Sembra proprio sia giunto per me il momento di… tornare. E lo farò senza mezzi termini o pudore. E mi dilungherò anche, quindi consiglio di mettersi comodi.
Ciò che segue nasceva come post destinato esclusivamente a quel luogo di sovversivi (ironia…) che è Telegram, nonché sul mio canale avviato ormai tanti anni fa. Ma pur facendo una certosina operazione di taglia e cuci, sarebbe stato troppo lungo.
E allora iniziamo col dire che, in verità, non sono mai andata via. Ho trascorso gran parte dell’estate – un’estate torrida e sfinente, che ancora sta facendo sentire la sua morsa – a lavorare dietro le quinte. A mettere ordine nel caos. Primo tra tutti quello del blog. Un’avventura iniziata ormai 13 anni fa, che è cresciuta insieme a me e che, per forza di cose, aveva contenuti che non mi corrispondevano più. E che, anzi, rappresentavano per me delle pesanti zavorre.
Ad un certo punto, anche se i grandi esperti sconsigliano di cancellare contenuti, per non essere penalizzati dai motori di ricerca, mi sono detta
ma chi se ne frega
Nel tempo il mio totale disinteresse verso regole che non condivido e che vengono dettate dall’alto è aumentato. Non voglio (più) essere schiava di algoritmi che danno visibilità solo a chi accetta di abbassare sempre più il livello dei contenuti.
Non a caso il web e i social media sono oggi paragonabili a un circo. Quante volte mi sono messa le mani tra i capelli davanti a colleghi che parlano di argomenti che considero sacri (del resto hanno “solo” a che fare con la salute delle persone, che vuoi che sia) facendo i pagliacci… e non è questione di essere seriosi, ma seri, in certe circostanze. Fermo restando che, chi mi conosce e anche chi si rivolge a me per una consulenza individuale, sa che non manca mai lo spazio per una risata sonora, da condividere insieme. Perché, quando è il caso, smorzare il dramma è terapeutico, al pari di un trattamento. Ma una cosa è sdrammatizzare, altro è fare gli scemi fuori contesto e in pubblica piazza. Per carità, tutti liberi di dare sfogo al proprio estro, ma non nego che questo sia l’ennesimo motivo per cui, ultimamente e a momenti alterni, ho scelto di chiamarmi fuori. A mio discapito, ovviamente. Ci sono scelte che talvolta si pagano. Consapevolmente.
Altro ambito che richiedeva ordine è quello strettamente professionale.
E qui apro una parentesi doverosa. Nei suoi primi anni di vita, il blog rappresentava qualcosa di “neutrale”: era come staccato dalla mia professione. Per scelta, parlavo di argomenti generici, anche se tutti incentrati sul mondo della salute e del benessere. Oggi i temi non sono cambiati, ma gli articoli sono molto più personali. Li scrivo ogni volta che percepisco la chiamata a divulgare un pensiero o una riflessione che sento possa essere uno spunto non solo per me, ma anche per chi legge. Non mi interessa (più) il clickbait. Ecco perché non sono in grado di garantire la regolarità di prima. A tratti ci potrà essere, altre volte no. Analogamente, può essere che questa trasformazione che ha avuto luogo in me non incontri più l’interesse di alcuni membri del canale o dei lettori del sito. Prendo atto, lo comprendo e va bene così. Io ringrazio tutti, dal primo all’ultimo, anche chi si è fermato qui il tempo di uno schiocco di dita. Lo ringrazio e lo benedico. La bellezza e il fine di questi tempi è proprio quello di scegliere di circondarsi quanto più possibile di persone affini. Non si può (e non si deve) piacere a tutti. Pertanto, ringrazio e benedico anche chi si trova in sintonia con me e sceglie di restare.
Tornando all’ambito professionale: non avendo per anni parlato nello specifico di ciò che faccio fuori dal web, molti hanno manifestato un atteggiamento di stizza non appena ho iniziato a farlo. Magari pensando all’ennesima fattucchiera (passatemi il termine) venditrice di fumo, che si accoda all’ondata del momento, si improvvisa e pretende di aiutare gli altri. No, semplicemente lavoro come terapista dal 2012 e, via via che la mia esperienza si è andata consolidando, non è stato più possibile tenere le due strade separate. Entrambe rappresentano chi sono. Si intrecciano e si influenzano a vicenda. Allo stesso modo, via via che mi specializzavo, era naturale iniziare ad escludere alcuni argomenti che conosco solo superficialmente (meglio diffidare dai tuttologi), per favorirne altri che sono il mio pane quotidiano. Questione di coerenza.
Bene, anche in questo caso ci è voluto del tempo a rimettere ordine nel caos e, soprattutto, nella crisi esistenziale legata – appunto – a questo grande baraccone che oggi ama definirsi mondo olistico. So di non essere la sola a provare questo disagio e un po’ mi consola. La crisi è stata (e per certi versi lo è ancora) così profonda, da provocarmi un vero e proprio rifiuto. Come si fa a rimanere impassibili nel vedere:
- chi pretende di giocare ad aiutare gli altri scimmiottando tecniche che ha appreso in 8 ore (o meno)
- chi non sa (e non è) e si arroga il diritto di insegnare agli altri
- chi ha completamente distrutto scuole un tempo anche blasonate e avvilito tecniche millenarie, che rappresentano patrimoni per l’umanità, ma che vengono oggi proposte a cani e porci (che mi perdonino i suddetti, che sicuramente sono più valorosi e degni) in modo banale e superficiale
- chi un tempo era un eccellente terapeuta, ma poi… ha iniziato a darsi troppa importanza, mostrandosi saccente e superbo e perdendo totalmente la bussola
Io al momento ancora sento qualcosa che stride in me, davanti a tutto ciò, come quando graffi il piatto col coltello. Ci lavorerò ancora. Sono umana e imperfetta, come tutti.
Di fronte a tutto questo sono arrivata persino a dubitare della bontà del mio stesso operare, perché diciamocelo… qui di santi non ce ne sono. Ci va un attimo a mettersi sul piedistallo e perdere totalmente lo scopo e il senso del proprio lavoro. Spesso, ultimamente, mi sono trovata a dire a me stessa che forse era meglio cambiare, dedicarmi ad altro.
Eppure pare che mi si voglia ancora attiva sul campo.
E così sia.
Quindi scelgo di mettere fine a questo silenzio, per evitare di mortificare ancora tutti gli anni sacrificati (spontaneamente e con passione) allo studio, a macinare km su auto e treni per presenziare ai corsi di formazione e a dare esami, cercando di incarnare nel profondo – con tanto lavoro su di me, spesso lacerante e doloroso – ciò che imparavo e schivando così il rischio di attuarlo schematicamente, come un burattino. Ma anche per evitare di mortificare la mia passione per la scrittura, che sempre sarà naturale, schietta e intuitiva e non priva di anima come tante forme di arte ormai date in pasto all’intelligenza artificiale.
Scelgo di tornare a far sentire la mia voce. Coi miei tempi e coi miei ritmi. A modo mio.
Condividerò non solo gli articoli che mi sentirò ispirata a scrivere, ma anche ciò che ha a che vedere con il mio lavoro di terapeuta, divulgatrice e conduttrice di eventi. Questo fa parte di ciò che sono e anche in questo modo è ora che mi presenti.
Nota bene: a scanso di equivoci, non ce l’ho né con la tecnologia, né con i social media e tanto meno con l’intelligenza artificiale: il punto è che si sta perdendo totalmente il senso della loro funzione. Tutto sta sempre nella modalità d’uso di uno strumento, più che nello strumento in sé. E, non so a voi, ma a me sembra che le cose stiano un po’ sfuggendo di mano. Su più fronti. A cominciare dall’abuso di quei filtri orribili per levigare le rughe nelle foto e che rendono più finti dei soldi del Monopoli. Che quando poi si incontra la stessa persona dal vivo si fa quasi fatica a riconoscerla.
Siate puri. Siate genuini. Siate veri. Siate voi stessi.
Dalla mia, cercherò di impegnarmi io per prima e quanto più possibile ad esserlo.
Da qua si riparte.
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