Caffè e menopausa: una coppia pericolosa

Quali sono gli effetti della caffeina sul nostro organismo? E cosa succede quando una donna in menopausa assume una dose maggiore della norma?

La menopausa è da sempre un periodo complesso nella vita di una donna, i cui risvolti possono essere anche pesantemente influenzati da ciò che si mangia e dalle reazioni psicosomatiche dell’organismo al cambiamento ormonale che questa fase biologica comporta. È per questo motivo che molte persone si interrogano sulla dieta per dimagrire in menopausa, ma anche sul regime alimentare migliore per attenuare i disturbi che l’età naturalmente comporta. Alcuni alimenti, infatti, possono intervenire sui cambiamenti fisiologici che la menopausa porta con sé, contrastando gli squilibri ormonali o peggiorando certi sintomi.

Come ben sappiamo, il caffè – in particolare la caffeina – può influenzare la salute in molti modi, sia positivamente sia negativamente. Molte persone assumono una dose cospicua di caffeina per aumentare la propria energia giornaliera, per concentrarsi maggiormente e per aumentare la propria memoria. Molti atleti usano la caffeina per migliorare le proprie prestazioni, perché essa influisce sull’apparato cardiocircolatorio; e chi è sottoposto a stress e scompensi usa spesso la caffeina per alleviare l’emicrania e per regolarizzare l’intestino. In compenso, se si eccede con un caffè di troppo, si può incorrere in disturbi del sonno, si possono verificare casi di ansia e nervosismo e, in casi limite, possono verificarsi anche gravi scompensi cardiaci.

Caffeina e menopausa: quali sono gli effetti?

La reazione di vasocostrizione che la caffeina induce nelle arterie, causa degli effetti del caffè sulla pressione sanguigna, sono amplificati nel periodo della menopausa, proprio per via del differente assetto ormonale tipico di questa fase biologica. L’età, associata ai vari squilibri ormonali, possono quindi indurre l’organismo femminile a risentire maggiormente degli effetti negativi della caffeina, motivo per cui è fortemente sconsigliato, alle donne in menopausa, assumere una dose di caffè pericolosamente alta (che equivale, in questo caso, già al secondo caffè della giornata). Se tale condizione è vera per le donne che hanno raggiunto i 50 anni di età, diventa ancora più essenziale per le persone che hanno superato i 65, età in cui si è particolarmente esposti al rischio di infarti e malattie cardiocircolatorie.

Sebbene, inoltre, questo sia il motivo più urgente per evitare dosi elevate di caffeina durante e dopo la menopausa, esiste una serie di ulteriori “effetti collaterali” che possono verificarsi nelle donne in questa delicata fase biologica in relazione all’assunzione di caffè. Molti studi hanno infatti evidenziato come un consumo eccessivo di bevande a base di caffeina possa facilmente aumentare l’intensità dei disturbi correlati alla menopausa: si tratta dell’alterazione del ciclo sonno/veglia, ad esempio, ma anche dei casi di irritabilità e nervosismo, degli sbalzi di umore e della sensazione di affaticamento e stanchezza cronica. In questi casi, infatti, il caffè potrebbe dare un’apparente sensazione di benessere, appena assunto, per poi determinare un drastico peggioramento subito dopo i primi minuti dall’assunzione.

Bisogna poi considerare che la caffeina predispone normalmente ad uno stato tendenzialmente ansioso e nervoso, cosa che – in combinazione con gli squilibri ormonali tipici della menopausa – può diventare un disagio ancora più accentuato e invalidante.

Come regolare l’assunzione di caffeina in menopausa?

È quindi necessario eliminare il caffè dalle proprie abitudini alimentari, superati i 50 anni? Certo che no: ogni alimento, infatti, assunto nelle dosi giuste, può essere utile al corretto funzionamento dell’organismo. Se è bene dimenticarsi del caffè dopo i 65 anni, infatti, per le donne più giovani basterà tenere sotto controllo la quantità di caffeina che si assume ogni giorno. Per fare ciò, però non è sufficiente limitare al minimo i caffè della moka o del bar, perché bisogna ricordarsi che il caffè non è il solo alimento a contenere caffeina.

Iniziamo dal tè: molti sanno che il tè nero contiene dosi piuttosto alte di caffeina (circa 20 milligrammi ogni 10 ml di tè) ma comunque sempre di gran lunga migliori di quelle del caffè, motivo per cui sostituire quest’ultimo con una tazza di tè può costituire una buona soluzione per chi vuole iniziare la giornata con una colazione energizzante ma salutare. Tuttavia è meno noto che anche il tè verde contiene una certa dose di caffeina (circa 10 milligrammi ogni 100 ml di tè), così come nei prodotti a base di tè, confezionati e – per giunta – zuccherati. La situazione peggiora considerando le bevande energetiche, di cui solitamente la caffeina rappresenta un vero e proprio ingrediente: in media, gli energy drink contengono circa 300 milligrammi di caffeina ogni mezzo litro di bevanda (quindi ben 60 milligrammi ogni 100 ml): secondo gli studi dell’Efsa, il consumo di queste sostanze è molto diffuso, e tra i giovani rischia di diventare un vero e proprio problema sanitario.

Va infine ricordato che anche il caffè decaffeinato e la cioccolata fondente contengono modeste dosi di caffeina; ma in questo caso vige la regola della moderazione: soddisfare un capriccio ogni tanto non nuoce alla salute e, anzi, fa bene all’umore. L’importante, come sempre, è non esagerare.

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Articolo di generazionebio.com
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Immagine di August de Richelieu da Pexels

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