Può la coscienza trascendere lo spazio-tempo e sopravvivere dopo la morte?

La scienza sempre più si interroga sull’origine della consapevolezza umana. Si tratterà di un mero prodotto del cervello, oppure il cervello è una sorta di “contenitore” della consapevolezza?

Se la consapevolezza non è un prodotto del cervello, come molti ormai pensano, significa che non serve un corpo fisico affinché questa continui ad esistere. Si tratterebbe di qualcosa che va oltre il corpo e che è presente anche al di fuori di esso.

Sono interrogativi importanti quelli che oggi la scienza si pone, ma sono funzionali alla comprensione della natura effettiva della nostra realtà. In modo particolare, la fisica quantistica è molto attiva in questo senso.

Max Planck è stato il fisico teoretico che meglio di chiunque altro ha offerto una spiegazione sul perché capire l’origine della consapevolezza sia così importante. Secondo Planck, la materia deriva direttamente dalla consapevolezza e qualsiasi cosa di cui si parli o si studi nella nostra realtà presuppone la consapevolezza stessa.

In tempi piuttosto recenti, uno degli scienziati più stimati al mondo, Robert Lanza, ha pubblicato un libro molto interessante sull’argomento: Biocentrismo. L’Universo, la Coscienza. La Nuova Teoria del Tutto.

Lanza è da sempre interessato alla meccanica quantistica e, oltre ad essere esperto di Medicina Rigenerativa, si è sempre occupato di questo argomento, tanto da sviluppare una sua teoria, quella del biocentrismo. Sulla base di essa, la vita e la consapevolezza sono entrambe fondamentali per capire la natura della realtà in cui viviamo, ma soprattutto, la consapevolezza precede la creazione dell’universo fisico.

Sempre secondo Robert Lanza, inoltre, la consapevolezza non morirebbe con noi, ma andrebbe avanti, dando ancora più credito alla teoria che questa non sia affatto un prodotto della nostra mente.

Sono argomenti ancora ostici, questi. La scienza moderna solo da pochi anni sta iniziando a comprendere qualcosa di più preciso, ma molto ancora va fatto.

Per illustrare meglio la teoria, basti pensare all’esperimento della doppia fenditura che documenta come i fattori associati alla coscienza e al mondo materiale siano in qualche modo collegati tra loro: sarebbe infatti l’osservatore a creare la realtà.

Molti si domandano allora se l’universo stesso non sia una costruzone mentale, o se la coscienzanon giochi un ruolo fondamentale nella creazione della materia.

Se è il corpo a generare la coscienza, naturalmente questa muore insieme ad esso. Ma se il corpo la riceve questa consapevolezza, così come un decoder che riceve un segnale satellitare, allora la coscienza va avanti anche alla morte del suo contenitore fisico temporaneo.

L’esperimento della doppia fenditura ha ripetutamente evidenziato come non solo l’osservazione disturba ciò che viene misurato, ma lo produce in qualche modo. Quindi è l’osservatore stesso che produce i risultati della misurazione.

La scienza tradizionale resta ferma nella sua posizione, ovvero che sarebbe il cervello a creare la consapevolezza. Eppure, le prove secondo le quali il cervello sarebbe in realtà un prodotto della coscienza si sommano.

Se dunque il materialismo fosse un modo assolutamente ridotto di percepire la realtà? Se le cose complesse non si dovessero ridurre solo alle minuscole particelle materiali, ma ci fosse una realtà che va oltre la materia?

Per provare a rispondere a queste domande è utile analizzare i processi neurochimici nel cervello che si verificano quando si ha un’esperienza soggettiva. Infatti, il tipo di esperienza che sta accadendo produce determinate reazioni nel cervello. Ma nulla dimostra che siano i processi neurochimici che stanno producendo quell’esperienza. E se fosse essa stessa a produrre i processi neurochimici?

Certo per avere un’idea piiù chiara di tutto questo è necessario arrivare determinare come la coscienza si trasformi in materia. Per farlo, occorre mettere in discussione tutto ciò che sappiamo oggi e andare avanti. Anche perché si tratta di implicazioni immense che darebbero una prospettiva totalmente differente alla morte stessa. Ne sarebbero influenzate non solo la nostra comprensione, ma anche discipline come la scienza, la filosofia e la religione.

Il fenomeno delle esperienze ai confini della morte, dove alcune persone in arresto cardiaco e date per clinicamente morte si sono poi riprese e hanno conservato dei ricordi di quando erano incoscienti è qualcosa che andrà ancora più approfondito. Forse il primo passo da compiere verso una piena comprensione delle realtà stessa e di ciò che esiste oltre ciò che vediamo con i nostri occhi fisici e che possiamo toccare con mano.

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Articolo di generazionebio.com
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