La vita è una cosa molto semplice. Siamo noi che la rendiamo complicata

Ognuno di noi esiste in modo simultaneo in due realtà quella esteriore – quindi materiale – e quella interiore, più eterica. Spesso le confondiamo una con l’altra, impersonandoci in maniera esagerata con la realtà esteriore.

La verità è che l’unica cosa che davvero conta intorno a noi è prendersi cura del nostro corpo. La complessità appartiene al mondo interiore.

Ignorare questo significa spesso spostare l’attenzione nel posto sbagliato e scaricare la responsabilità del nostro comportamento e della nostra condizione sugli altri. E’ più facile, infatti, rifiutare di essere parte in causa di quel che capita fuori. Gli altri si comportano con noi come noi, inconsciamente, stiamo chiedendo loro di fare. Puntare il dito contro di loro significa accampare delle scuse.

Le altre persone sono il fattore scatenante che innesca dei modelli di comportamento che si sono sviluppati in noi nel tempo, soprattutto durante l’infanzia, e che abbiamo appreso nell’ambiente famigliare. Passare da quei modelli significa avere un’opportunità per superarli e liberarsene. Ma solo se accettiamo che il meccanismo è questo.

Per questa ragione capita di incappare sempre nelle stesse persone o nelle medesime situazioni. Non è la vita che si accanita contro di noi, quanto un messaggio e un’opportunità per imparare e per crescere.

Quando riconosciamo la nostra responsabilità, siamo allora predisposti al cambiamento interiore. Una volta che noi cambiamo, si trasforma anche la realtà esteriore, tornando ad adagiarsi nella sua quotidiana semplicità.

Questo ci aiuta anche a capire che non esistono persone buone o cattive, ma semplici proiezioni del nostro inconscio che, tramite chi incontriamo sul nostro percorso, ci provoca la reazione che dobbiamo imparare a gestire.

Purtroppo ci prendiamo sempre troppo cura della realtà esteriore. Ignorando che bastano poche cose per stare bene: mangiare e riposare il giusto, prendersi cura del corpo e godere della bellezza del creato. Invece puntiamo sempre ad accumulare denaro, a mangiare troppo, a colmare l’armadio di vestiti che non metteremo, ad acquistare oggetti di cui non abbiamo davvero bisogno. Tutto questo ci distrae dal coltivare la nostra interiorità.

Ecco che allora la vita, ci costringe ad occuparcene urlando e facendoci incontrare chiunque possa innescare la scintilla dell’introspezione.

Questo significa anche che nessuno dall’esterno potrà davvero mai soddisfare i nostri bisogni più profondi. Gli altri avranno puramente il ruolo di amarci, sostenerci, regalarci un abbraccio; ma mai di camminare al posto nostro. Ognuno deve allora imparare a rispettare il percorso altrui. Un cammino che non si può né prevedere, né pianificare, perché apparirà via via sotto i piedi di ciascun individuo.

Di fronte al nostro inconscio siamo in un certo senso indifesi: non possiamo mai sapere in anticipo quale innesco porterà in superficie. Quando lo farà, però, possiamo imparare a rispondere nel modo migliore, partendo dal riconoscimento della nostra responsabilità all’interno di quell’esperienza.

Tutto diventa più semplice quando comprendiamo la sottile differenza che intercorre tra realtà esteriore e realtà interiore. A cominciare dalla vita stessa.

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Articolo di generazionebio.com
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