Cosa rende straordinario l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci

L’Uomo Vitruviano rappresenta senza ombra di dubbio il disegno più famoso di Leonardo Da Vinci. Con le sue braccia aperte e distese, quest’uomo va a riempire quegli spazi apparentemente inconciliabili di un cerchio e di un quadrato. Questa caratteristica è peculiare nell’era rinascimentale, in cui era diffusa la credenza relativa alla natura mutevole dell’umanità.

Questa opera è uno straordinario capolavoro, dietro cui si cela un significato religioso, ma anche filosofico e geometrico.

Oggi, spesso l’immagine dell’Uomo Vitruviano viene associata alla salute, al fitness e alla medicina. Questa figura rappresenta, infatti,  l’incarnazione della salute, ma pone anche l’accento sul suo legame con la scienza, l’arte e le proporzioni, anche questi aspetti fondamentali della pratica della medicina.

E’ curioso che questa immagine sia stata catturata dagli appunti di Da Vinci e che sia diventata, a suo modo, rappresentativa dell’idea di perfezione, oltre che simbolo del periodo rinascimentale. Si tratta infatti di un disegno eseguito con penna e inchiostro, apparentemente nulla di più. Eppure, essa esprime un connubio di significati.

Da un punto di vista matematico, si sa come calcolare l’area di un cerchio. Si prende il valore di Pi e si moltiplica per il raggio al quadrato.

A=πr²

Anche l’area del quadrato è facilmente calcolabile: si moltiplica il lato del quadrato per se stesso e si ottiene il risultato.

A=L²

E’ però possibile calcolare l’area di un cerchio e costruire poi un quadrato con la medesima area?

Si parla qui della cosiddetta “quadratura del cerchio”, un problema che i matematici si erano già posti nell’antichità e che non ha mai trovato una risposta. Fino al periodo del Rinascimento, quando il dilemma si ripropose.

La natura di Pi rende irrisolvibile il problema, ma qui entrò in scena Leonardo che, influenzato dagli studi dell’architetto romano Vitruvio piazzò un uomo all’interno di un cerchio e di un quadrato.

Vitruvio affermava che l’ombelico fosse il centro del corpo umano e che, prendendo un compasso e appoggiando la punta nell’ombelico, fosse possibile disegnare un cerchio perfetto intorno al corpo.

Vitruvio osservò anche che l’ampiezza delle braccia ha una corrispondenza pressoché perfetta nel corpo umano, così da poter collocare il corpo stesso in maniera precisa dentro ad un quadrato.

Sulla base di queste indicazioni, Leonardo provò a risolvere in modo metaforico il dilemma della quadratura del cerchio, ricorrendo alla figura di un uomo per entrambe le forme.

Ad influenzare Leonardo vi era anche, in quel periodo in Italia, un grande movimento di intellettuali, noti come neoplatonici, che avevano recuperato un concetto caro a Platone e ad Aristotele, quello de “La Grande Catena dell’Essere”.

L’Universo veniva concepito come una gerarchia, analoga ad una catena, al cui capo – quello superiore – vi era Dio e al di sotto di lui, via via, gli angeli, i pianeti, le stelle, tutte le forme di vita a noi conosciute, fino ad arrivare ai demoni all’estremità opposta, quella inferiore.

L’uomo, all’interno di questa catena, veniva collocato esattamente al centro. Dal momento che egli è dotato di un corpo mortale e di un’anima immortale, è in grado di dividere l’universo a metà.

Il neoplatonico Pico della Mirandola, tuttavia, aveva un’idea molto diversa: a suo parere l’uomo doveva essere escluso da questa catena, grazie alla sua capacità unica di assumere qualunque posizione desiderata. Secondo Pico, Dio desiderava un essere in grado di comprendere quell’Universo complesso ma meraviglioso che aveva creato. Fu così che nacque il genere umano, collocato al centro dell’Universo da Dio stesso. Egli poteva assumere qualunque posizione nel senso che gli era possibile strisciare verso il fondo della catena e comportarsi come una bestia, ma anche risalire verso il capo superiore della catena e comportarsi come una divinità. Sta all’uomo scegliere.

Osservando lo schizzo di Leonardo si può notare come, cambiando posizione, l’uomo è capace di riempire le aree inconciliabili del cerchio e del quadrato. Se l’Universo è stato scritto con il linguaggio della geometria, questo disegno sembra voler dire che l’uomo può esistere in ogni suo elemento, può riempire qualsiasi forma, sia sotto l’aspetto geometrico che filosofico. E’ così che Leonardo in uno schizzo è stato capace di combinare matematica, religione, filosofia e architettura.

Ecco perché questa immagine è diventata una sorta di icona di un’epoca intera e come mai viene simbolicamente utilizzata anche oggi in maniera così ampia.

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Articolo di generazionebio.com
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