Chi può definire concretamente il concetto di normalità nella società odierna?

Chi sono le persone normale? Chi di noi si considera normale?

Ma soprattutto: cosa significa, in generale, essere normali?

Nell’immaginario collettivo, la persona normale è quella che prova la maggior parte del tempo emozioni positive e, casomai fosse triste, ha sempre una ragione plausibile per esserlo (sta affrontando un problema serio, oppure un lutto grave). La persona normale non è vittima di ansia irrazionali e non prova paure inspiegabili. La sua attività mentale è sempre equilibrata e razionale. E’ sempre carica di energia, sa cosa vuole nella vita e trova sempre una soluzione a tutto.

Molti di noi anelano a essere considerati normali, dunque capita di confrontarsi con una astratta anormalità che ci rende frustrati:

  • una persona normale non può avere determinati pensieri
  • se sono triste senza motivo, deve per forza esserci qualcosa in me che non va

La verità è che nella cosiddetta persona normale, non c’è nulla di “normale”. Perché le persone normali non esistono.

Da dove nasce il concetto di normalità

L’immagine di “persona normale” si è formata con lo sviluppo della cultura di massa, con i suoi caratteri idealizzati e a causa di alcune visioni in psicologia.

La maggior parte delle scuole di psicologia si basa sulla filosofia meccanicistica, che considera l’uomo come una sorta di meccanismo costituito da tante parti separate, a sé stanti. Su queste basi, si crede che alcune parti della psiche dell’uomo siano sbagliate, o patologiche e che alcuni pensieri o stati di coscienza siano problematici, anormali e quindi che vadano corretti o cancellati.

Nella coscienza collettiva, questo modo di pensare dà origine alla separazione tra persone normali e anormali.

Ma davvero alcuni pensieri e sentimenti possono essere considerati deviati?

Da uno studio condotto in Canada su un campione di studenti “normali” si è evinto che di tanto in tanto i soggetti coinvolti avevano pensieri aggressivi, talvolta perversi. Un altro studio del 2005 ha dimostrato che il 50% delle persone considera almeno una volta nella vita il pensiero del suicidio.

Quasi tutti, ogni tanto, siamo attraversati da pensieri incontrollati, irrazionali, che causano anche cambiamento di umore, paure, dubbi.

Davvero i pensieri negativi sono anormali? E l’ansia?

L’ansia è un meccanismo evolutivo naturale e spesso, di fronte a un’aspettativa di pericolo, può persino salvare la vita. Il fatto che alcuni individui siano più ansiosi di altri dipende, secondo lo psicoterapeuta David Carbonell, dall’istinto più spiccato o meno di sopravvivenza. Il problema può sorgere quando l’ansia diventa un vero e proprio disturbo. Ma non c’è niente di male a provare questa sensazione di tanto in tanto.

Alla fine di tutto, chiunque può essere considerato o normale o anormale. Queste parole sono solo codici utilizzati nel linguaggio umano, perché la verità è che siamo tutti sulla stessa barca dell’umanità.

La vita, in generale, non è sempre facile e si fa quello che si può, con i mezzi a propria disposizione e secondo le capacità individuali.

L’esistenza è costellata da prove difficili, da eventi tragici, dolore, tormenti. Sono cose che accompagnano tutte le persone, anche perché spesso si rivelano indispensabili e non una deviazione di cui vergognarsi.

Quando si smette di sentirsi sbagliati, allora diventa più facile far fronte a questa sofferenza, che sarà lasciata libera di fluire, anziché essere repressa intensamente.

Nel nostro mondo ci dicono che questo non si fa, quello non si pensa, quella cosa non va bene. Fino a che si resta nel rispetto della libertà altrui e non si va a ledere nessuno, accettare di avere emozioni e pensieri spiacevoli è assolutamente indispensabile.

Qualsiasi tentativo di sopprimere se stessi in un momento particolare, perché la società non lo considera normale, è una violenza e, soprattutto, non fa che peggiorare le cose.

  • Non avere paura!!
  • Non arrabbiarti!!
  • Non essere triste!!

Così facendo, la percentuale di malati mentali che vengono curati non i farmaci è in costante crescita.

Impariamo a essere noi stessi. Ad abbracciare la tristezza, quando ci travolge. A fare amicizia con l’ansia e con la rabbia, anziché combatterle. Negare queste emozioni in nome di una presunta normalità, decisa da chissà chi, non porta a niente di buono.

Sentiamoci liberi di essere. Nella nostra unicità, con le nostre virtù e il nostro talento individuale. Lasciamo che il nostro mondo interiore si esprima in ogni sua forma. E’ giusto che sia così, se non danneggia nessuno. Anzi, le emozioni considerate negative verranno rilasciate più facilmente, regalandoci momenti di gioia più profondi e prolungati.

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Articolo di generazionebio.com
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