Il concetto di ombra secondo Jung e perché è un aspetto di sé da integrare

Lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, oltre a introdurre termini come anima e inconscio collettivo nella sua pratica, è stato il primo a parlare del concetto di ombra.

E’ parere di molti che il merito della psicologia analitica sia stato proprio quello di scoprire l’esistenza degli inferi nello spirito umano.

Secondo Jung, tutti noi abbiamo un’ombra che ci segue ovunque, come una borsa che trasciniamo alle nostre spalle. Ma non è l’ombra in sé il luogo dove si concentra il male nell’uomo, quanto ciò che la forma: le nostre aspettative, la mancanza di amor proprio, gli ideali astratti e la negazione del nostro io.

Questa ombra altro non è che un complesso di tutte le nostre qualità, desideri, attributi di personalità che non vogliamo riconoscere in noi stessi, che sopprimiamo, neghiamo e talvolta persino odiamo.

Se siamo abituati a pensare a noi stessi come a persone carismatiche che devono piacere a tutti, tutte quelle qualità che contraddicono questa immagine si incarnano nell’ombra. Così, ogni volta che affrontiamo un atteggiamento ostile o il nostro fascino non è apprezzato, ci sentiamo addolorati e frustrati.

Un esempio eclatante è però l’eccessiva crudeltà verso noi stessi, quando neghiamo o condanniamo qualcosa che ci appartiene ma che in realtà vediamo negli altri, che finiamo poi per criticare ferocemente.

Non riuscire a riconoscere il proprio lato oscuro può causare addirittura la nevrosi.

Eppure, tutti noi – chi più, chi meno – temiamo di entrare in dialogo con questo lato ombra e di riconoscerla.

Questo atteggiamento affonda le sue radici nella nostra infanzia, quando abbiamo sentito ripetere fino alla nausea che dovevamo essere forti, che dovevamo essere persone di successo, che dovevamo sempre controllare tutto, che dovevamo essere sempre felici.

Dobbiamo imparare a scavare dentro questo accumulo di idee su noi stessi, di ideali, di stereotipi e di aspettative altrui e ritrovare quell’aspetto di noi che abbiamo respinto. L’ombra va amata, è una parte di noi che continuerà ad esistere anche se la neghiamo.

Dobbiamo trovare il coraggio per entrare in questa ombra, guardarla negli occhi e riconoscere la sua esistenza.

Lì dentro possiamo trovarci qualunque cosa! Dal bambino che non ha avuto attenzioni all’adulto che non ne può più di lavorare e vorrebbe con tutte le sue forze oziare per una settimana intera.

Tutti quegli ideali così elevati con cui ci hanno forgiato, più diventano grandi e più fanno crescere la nostra ombra.

Se invece la riconosciamo con attenzione e amore, tutto si trasforma. Occorre un atto di coraggio, accompagnato da tanta compassione verso noi stessi.

Nessuno è perfetto e va bene così. Ma se rifiutiamo questa verità, non saremo in grado, in futuro, di salvaguardarci dal dolore che scaturirà dalla discrepanza tra il nostro vero io e le aspettative che abbiamo da noi stessi.

Gli insulti, le offese e gli attacchi che apparentemente arrivano dall’esterno sono in realtà dei dardi lanciati dalla nostra ombra. Se andiamo al contrattacco, non avremo mai modo di fissare lo sguardo su questo abisso.

Riconoscere il proprio lato brutto e miserabile è doloroso. Ma è una pena che si supera e che permette di raggiungere una maggiore integrità e coerenza con noi stessi.

Questo è l’unico modo per entrare in contatto stretto con noi stessi, con onestà e fiducia. Fondendo noi stessi con la nostra ombra, si manifesta realmente chi siamo e possiamo trovare la nostra realizzazione, oltre che la libertà dagli stereotipi e dalle aspettative malsane.

Accettare la nostra ombra non vuol dire nutrire la propria natura maligna, abbandonarsi al vizio e alle energie basse. Significa semplicemente scoprire in noi stessi qualcosa che ci stiamo nascondendo. Quando si accetta la propria ombra, si diventa più forti, più indipendenti e più sicuri di sé.

Ospitando un mendicante, perdonando chi mi ha offeso, arrivando perfino ad amare un mio nemico nel nome di Cristo, do prova senza alcun dubbio di grande virtù… quel che faccio al più piccolo dei miei fratello l’ho fatto a Cristo!

Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo di tutti, il più povero di tutti i mendicanti, il più sfacciato degli offensori, il nemico stesso è in me; che sono io stesso ad aver bisogno dell’elemosina della mia bontà, che io stesso sono il nemico d’amare, allora che cosa accadrebbe?

Carl Jung [tratto da Lettera a una donna cristiana]

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Articolo di generazionebio.com
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