Perché le persone hanno perso la buona abitudine di ascoltare gli altri

Succede a tutti e sempre più spesso: si parla, ma ci si sente ignorati dagli altri, come se ciò che diciamo contasse meno di zero.

Le reazioni sono quasi sempre due. Ci si arrabbia, oppure si comincia a far largo la convinzione di non avere pensieri e opinioni degne da esprimere. Come se le nostre parole non fossero interessanti.

La comunicazione è sempre più complessa, oggi, tra gli esseri umani. Da un lato perché siamo sempre di corsa, distratti, con la testa così bombardata dagli input esterni, da non riuscire a gestire tutte le informazioni in arrivo. Dall’altro, non c’è solo un problema di ascolto, ma anche di come le cose vengono espresse.

Per questo motivo, quando non ci sentiamo ascoltati dagli altri, anziché puntare il dito dovremmo prima chiederci se per caso non stiamo comunicando nel modo sbagliato.

Le ragioni per cui le persone non ascoltano possono essere davvero numerose.

Non si sentono loro per prime ascoltate

Una conversazione dovrebbe essere a doppio senso. Quando invece questa si trasforma in un monologo, è facile che ad un certo punto l’interlocutore smetta inevitabilmente di prestare attenzione. Chi per primo non si sente ascoltato, a sua volta non ascolta gli altri, perché non trova alcuna motivazione nell’intrattenere quel tipo di dialogo. Ogni scambio di battute dovrebbe implicare che ciascuno parli e ascolti. Solo così vi sarà un coinvolgimento reciproco.

Non capiscono cosa dice l’interlocutore

Quando la persona che parla si sente insicura, ha paura di esprimere le sue opinioni, inconsciamente gli altri lo percepiscono e finiscono per non ascoltarla. Queste sensazioni spesso si manifestano con un tono di voce basso, oppure con l’istintivo gesto di mettere la mano davanti alla bocca quando si parla. In altri casi, si fanno tanti giri di parole senza arrivare al succo del discorso, per timore di affrontare un argomento. Questi atteggiamenti non stimolano in alcun modo l’ascolto, che scemerà dopo poco tempo.

Ciò che viene detto non è rilevante

Ci sono situazioni in cui è necessario che lo scambio di informazioni sia rapido e immediato. Se il partner ci chiede dove abbiamo messo le chiavi dell’auto, inutile fare un lungo monologo su dettagli in quel momento inutili: è sufficiente rispondere dichiarando qual è la collocazione! Non perché ulteriori informazioni non siano interessanti, ma semplicemente perché in quel momento potrebbe essere di fretta! Per tutto il resto ci sarà tempo in un altro istante.

L’interlocutore si sta ripetendo

Le persone smettono di ascoltare una volta che hanno sentito la medesima cosa la terza volta, specialmente se nel mezzo di una sola conversazione. Capita di perdere il filo e di ripetersi, ma ad un certo punto può essere irritante per l’altro. Non vuol dire che non vogliano ascoltarci, ma che semplicemente una cosa è più che sufficiente dirla una volta.

L’interlocutore si è posto male

Il modo in cui comincia una conversazione è molto importante, perché consente all’altro di valutare la situazione. Molto dipende dal linguaggio del corpo, dal tono con cui si parla, non solo da ciò che si sta effettivamente dicendo. Se si comincia una frase in modo negativo è facile che l’altro non voglia ascoltare il seguito e sia mal disposto. Allo stesso modo, mostrarsi eccessivamente positivi quando l’altro è sconvolto da qualcosa potrebbe non essere appropriato.

Sono state interrotte

Capita a tutti, di tanto in tanto, di interrompere una persona mentre sta parlando. Per questo siamo tutti consapevoli di quanto sia fastidioso quando qualcuno ci parla sopra. Quando questo atteggiamento si ripete, è possibile che l’attenzione si perda, perché cessa anche la motivazione. Chi sente sempre le sue frasi tagliate a metà, si sentirà probabilmente svalutato e, come conseguenza, non avrà più voglia di proseguire la conversazione.

Non sono interessate ai pettegolezzi

Spettegolare non è un comportamento sano. A volte capita a tutti di lasciarsi andare a qualche piccola lamentela, o considerazione su una terza persona. La verità è che ci sono un luogo e un momento adatti anche per questo, perciò non bisogna stupirsi di non essere presi in considerazione se si sbaglia la circostanza. I pettegolezzi, poi, sono quasi sempre visti in chiave negativa e fanno perdere valore socialmente: chi vorrebbe avere a che fare con qualcuno che costantemente giudica gli altri e parla solo della loro vita?

Insomma: prima di lamentarci che gli altri non ascoltano, dovremmo preoccuparci di essere o diventare dei buoni comunicatori, che esprimono il più possibile contenuti di valore, con il tono di voce giusto e l’approccio più corretto. Questo non significa assumersi ogni responsabilità e liberare l’altro da qualsiasi colpa. Vuol dire semplicemente provare a comportarsi da persona matura che fa la sua parte per avviare e mantenere delle conversazioni che apportino valore ad ogni scambio umano.

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Articolo di Monica Vadi per generazionebio.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto di Stefan Keller da Pixabay

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Monica Vadi

Monica Vadi

Terapista e docente base in Cromopuntura secondo Peter Mandel, si è diplomata presso l'Internationales Mandel Institut Für Esogetische Medizin. E' abilitata alla lettura della foto D.E.P.T. (Diagnosi Energetica Dei Punti Terminali) e si è specializzata come Holistic Health Coach / metodo Well Aging Quantico. Vive e lavora a Torino dove riceve su appuntamento. Per fissare una consulenza: [email protected] / +39 392 7650931

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