E’ possibile rimanere sé stessi in una società che continuamente ci svilisce?

Tutto ciò che ci circonda ci spinge sempre a omologarci, e confonderci nella massa, a diventare semplici pedine e spesso addirittura schiavi.

Veniamo visti come consumatori, come dipendenti, come disoccupati, come elettori, come contribuenti e spettatori.

La società ci inscatola e ci costringe a identificarci dentro a dei macro gruppi.

Chiunque si distingua viene definito emarginato, idealista e persino pazzo.

La società ci porta a giudicare sempre: quelli che sono troppo grassi, quelli che sono troppo magri, chi ha un lavoro e chi no, chi è depresso e chi è felice, chi è bello e chi lo è molto meno.

Per questa ragione è difficile non essere etichettati.

Come è possibile, in questo mondo che ci svilisce, avere il coraggio di essere noi stessi?

Il mondo esterno ci sovrasta di informazioni attraverso la radio, la tv e il web e determina il modo in cui consumiamo, scegliamo e viviamo. Perciò, non riusciamo mai a sapere chi siamo veramente. Qual è la strada da percorrere per ricongiungerci con la nostra natura più profonda.

Come riappropriarsi della propria immagine

Per prima cosa, dovremmo fare un passo indietro e osservare il mondo in cui viviamo, comprendendo come questo voglia che ci atteniamo a delle etichette. Il percorso verso di sé inizia con la consapevolezza che ci sono delle etichette che si appiccicano sulla nostra pelle e che sono solo immagini di noi stessi che riflettono l’esterno.

Chi sono? Cosa sto facendo? Che lavoro faccio? Che attività specifiche svolgo? Cosa possiedo? Che istruzione ho avuto? Che principi ho? Qual è il mio aspetto?

Tutte queste sono solo etichette che abbiamo finito per integrare nella nostra esistenza e in cui ci identifichiamo, nostro malgrado.

Chi sono io?

Per ricongiungersi con il proprio sé, bisogna guardarsi dentro e chiedersi: quali sono i miei valori fondamentali? In cosa credo veramente? Quali sono le mie motivazioni interiori? Cosa mi rende felice? Chi sono io? Qual è la mia identità profonda?

Questo significa essere.

A questo punto diventa chiaro il divario che esiste tra la persona che appare nel mondo e quella che vive dentro di noi.

Se la differenza è grande – e spesso lo è – può essere utile eseguire un esercizio.

Bisogna isolarsi e stare in silenzio. Poi occorre prendere un foglio e una penna, respirare profondamente e chiudere gli occhi per un po’. Quando si raggiunge uno stato di calma, queste sono le domande a cui rispondere istintivamente, scrivendole sul foglio:

Chi sono io quando sono me stesso? Cosa sto facendo? Dove sono? Con chi? Con che genere di persone? Come mi comporto? Come mi esprimo? Cosa provo? Che aspetto ho?

Il coraggio di essere se stessi sta nell’integrare i propri valori fondamentali nella propria vita quotidiana, così da trovare armonia tra il mondo interiore e quello esteriore. Il coraggio vero consiste nel percorrere il cammino dall’esterno verso l’interno e poi da qui verso l’esterno, in modo da riflettere le nostre qualità più profonde sul mondo esteriore.

Avere il coraggio di essere se stessi significa trovare il modo di fare luce sull’essere sacro che abita dentro di noi, nonostante gli ostacoli. E’ un percorso difficile, ma appagante, che richiede fiducia e costanza. Se ignoreremo questo percorso, finiremo per perderci.

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Articolo di generazionebio.com
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