…e se quella contro l’ego fosse una battaglia persa già in partenza?

Molti studiosi e ricercatori nel campo della spiritualità hanno idee diverse in merito all’ego e a ciò che se ne debba fare. Nella maggior parte dei casi ci insegnano che l’ego va abolito, che bisogna controllarlo e che è necessario tenerlo a bada in maniera da non farci controllare.

Questo perché, secondo molti, l’ego sarebbe proprio quello che ci tiene lontani dal nostro sé superiore e dalla realizzazione del nostro destino.

Tutto ciò ha un senso?
L’ego davvero deve essere abolito?
E allora perché questo è presente come parte imprescindibile della nostra personalità?

Cosa ci procura l’ego?

L’ego è vitale per la nostra esperienza sul piano materiale, quello che i cabbalisti definiscono Olam Haasiyah, ovvero il piano della manifestazione.

Esso è il custode del nostro corpo e della nostra mente e ci sostiene nell’acquisizione di ciò che è essenziale per la nostra sopravvivenza e per noi stessi. L’ego provvede ad aiutarci a realizzare, nel bene e nel male, la nostra volontà interiore. E’ una parte essenziale del veicolo che ci conduce qui, in questa realtà fisica.

L’ego esiste e si esprime nei livelli più profondi della nostra struttura animica, nel corpo, nella mente e nello spirito. Al momento della morte, l’ego si separa dall’anima e non si incarnerà nuovamente con essa.

Molti confondono l’ego con l’egoismo, l’avidità, l’orgoglio e l’arroganza.

Capita di incontrare individui che proclamano di essere privi di ego. Non è il loro un travestimento ipocrita, volto a dimostrarsi come persone superiori, migliori di altri perché sarebbero riusciti a eliminare questa terribile bestia da loro stessi? Non è questo l’ennesimo modo per esprimere separazione e orgoglio?

Quanti di noi, allora, spendono la propria energia vitale a combattere il loro ego?

Si tratta di una guerra persa in anticipo e ogni volta che la perdiamo ci sentiamo frustrati e finiamo per provare odio per noi stessi.

E’ ovvio che non bisogna farsi schiavizzare dall’ego. Bisogna semmai imparare a gestirlo in modo corretto, imparando a distinguere le nostre aspirazioni egoistiche, comprendendo quando questo ci porta a provare superiorità e ad avere un approccio aggressivo verso gli altri e, soprattutto, permettendo all’ego di guidarci nella realizzazione della nostra vita.

Ciò che si può fare quando si lavora ad un livello spirituale non è abolire l’ego, ma ridurlo, abbracciando l’umiltà, la mansuetudine e la comprensione che non siamo entità isolate, ma parte di una grande unità cosmica.

Questo non dovrebbe umiliarci e farci sentire irrilevanti o inferiori, ma farci riconoscere la nostra imperfezione rispetto all’impeccabilità di una coscienza superiore. L’umiltà dell’ego consiste nel riconoscere che abbiamo un’anima che ha avuto origine nell’infinito e che ci è stata affidata per soddisfare la missione che abbiamo scelto per noi in questa incarnazione.

Per compiere questa missione è necessario compiere la nostra missione nel mondo, in un modo che per noi è unico. Per fare questo, abbiamo bisogno dell’ego. Perciò è inutile cercare di negarlo o di combatterlo.

Ciò che occorre è rendere il nostro ego umile, modificandone l’espressione negativa, che è costituita dall’orgoglio. Orgoglio, egoismo e arroganza creano un velo intorno a noi che impedisce alla luce di entrare nella nostra vita. Senza questa luce, è impossibile raggiungere un livello spirituale superiore. E’ quando cerchiamo di attingere all’abbondanza solo per il nostro tornaconto personale che ci allontaniamo dalla luce. Occorre invece trasformare questa tendenza nel desiderio di ricevere per dare agli altri e ispirarli. Allora quando cerchiamo di soddisfare un desiderio interiore di ricevere e trarre piacere, chiediamo sempre a noi stessi se ciò che vogliamo ricevere sarà di beneficio anche per gli altri e in che modo possiamo trasferire anche agli altri l’abbondanza che ci toccherà.

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Articolo di generazionebio.com
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fonte kabbalahinsights.com

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